Raccontaci di te e di ciò che fai.
Mi chiamo Lisa Lo Presti e sono un’operatrice/montatrice video di Robin (RobeIncredibili), uno studio creativo di comunicazione di Torino, composto da un team di giovani che hanno messo la propria creatività, le proprie competenze e la propria conoscenza della tecnologia al servizio della cultura. Ci occupiamo principalmente di allestimenti e di produzione di contenuti multimediali per musei, enti culturali e spettacoli dal vivo.
Che rapporto hai con la fotografia fuori nel tuo mestiere?
Ho iniziato questo mestiere circa 4 anni fa ed è cominciato tutto con la fotografia analogica. La mia prima camera è stata una reflex analogica, quella che mio padre ha utilizzato per documentare la mia infanzia, fino ai 9 o 10 anni. Cioè fino ai primissimi anni 2000, quando le camere digitali sono diventate alla portata di tutti, anche di mio padre. Infatti io, nata nel 1990 faccio parte di quella generazione con gli album di famiglia ibridi e a volte incompleti, le poche foto stampate della mia adolescenza sono scattate con le prime camere digitali, ad una risoluzione un po’ così (10Mpixel) e molte dei miei 15/16 anni si sono perse nei cd graffiati o negli hard disk rotti. Cosi ad un certo punto della mia vita, mi sono scoperta molto gelosa delle mie cose e dei miei ricordi e ho deciso di scattare con la vecchia reflex 35mm.
Il fatto che io possa toccare fisicamente i negativi, che li possa conservare in un cassetto mi da sempre un certo conforto. Oltre a questa fiducia nel materiale la camera analogica è stata ed è ancora la mia palestra migliore.
Che rapporto hai con la fotografia nel tuo mestiere?
Oltre alla tecnica che inevitabilmente ho imparato a spesa di qualche rullino bruciato, mi ha insegnato anche a riflettere sulla composizione dell’immagine e su cosa voglio che esprima il soggetto senza andare per esclusione avendo a disposizione pochi scatti del rullino.
Questo allenamento mi torna sempre utile nelle riprese video, dove molto spesso non ho il tempo di pensare, nel reportage di eventi dal vivo quando sono con la camera sul palco o durante le riprese di un restauro quando non posso chiedere di rifare un’azione.
Ad oggi, nonostante abbia una buona camera digitale che utilizzo per le riprese video, nello zaino porto sempre l’analogica. Credo che questa scelta sia basata su due ragioni, ovviamente personali e soggettive: la prima è quella di avere tra le mani uno strumento che non è in nessun modo legato al lavoro. La seconda è sicuramente il fascino del meccanismo, lo studio della chimica e delle possibili combinazioni date dello sviluppo e la stampa, in generale della fotografia come fatto puramente fisico.
Usi molto i social? (se sì, quali, quanto tempo si dedichi e perché?)
Poco, nella vita in carne e ossa sono abbastanza riservata, sui social ancora di più. Ma su Instagram ho scovato, una piccola ma crescente nicchia di appassionati della fotografia analogica. Seguo diversi profili interessanti di persone che oltre a condividere gli scatti, recensiscono pellicole e fotocamere e sperimentano nuove forme di sviluppo delle pellicole, dalle box portatili, allo sviluppo eco sostenibile che non fanno uso di componenti chimiche ma prodotti come il caffè e la soda.
Il futuro della fotografia come lo immagini?
Mi piace pensare che il futuro della fotografia sia un ritorno all’analogico come la chiusura di un ciclo. Bazin in Che cos’è il cinema? Dice “La fotografia, portando a compimento il barocco, ha liberato le arti plastiche dalla loro ossessione della rassomiglianza” forse è giunto il momento che l’arte digitale liberi la fotografia.
Cosa ne pensi delle problematiche inerenti al diritto d’autore per le arti visive?
Il riconoscimento del valore artistico del nostro lavoro, che è più di quello di semplici esecutori, ma è quello di interpreti e cantastorie in una nuova lingua, è un diritto sacrosanto. La democratizzazione del mezzo espressivo non dovrebbe essere accompagnata da una rinuncia ai diritti (siano essi anche un semplice credit) sul nostro operato. È chiaro però come la nostra categoria, fino a un certo livello, non sia sufficientemente protetta a livello sindacale o organizzativo per potersi difendere da violazioni del diritto d’autore come accade, ad esempio per il mondo delle etichette discografiche. Chissà, magari un giorno sarà così anche per le arti visive e bloccheranno le immagini rubate come la musica sui video di YouTube, nel frattempo dovremmo iniziare ad organizzarci e a farci valere.
Instagram Lisa Lo Presti – melancho_lisa
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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