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Road to Nordkapp – Diciottesima tappa: Lipsia-Bernburg

di Emanuele Mei

La leggenda narra che Lipsia diventerà la nuova Berlino. Non è chiaro se avverrà mai. Lipsia da l’idea di una città che avrebbe potuto essere, ma che in realtà non è mai diventata. Goethe la ricorda nei suoi appunti da studente come un polo commerciale tra i più importanti d’Europa, sede di eventi di rilievo culturale nazionale. Lipsia ha più di mille anni ma se li porta benissimo, la città ha vissuto e ed è sopravvissuta praticamente a tutto. In silenzio ha segnato i momenti decisivi della storia e della cultura europea. Non credo sia casuale che io sia finito proprio qui.

A Lipsia la pioggia è triste, forse perché nessuno l’ascolta. Le strade si svuotano, si chiudono le finestre e si aprono gli ombrelli. La pioggia a Lipsia cade dal cielo con mille desideri, ma rimane sempre delusa. Qui non ci sono i bambini che urlano “piove!”. Nell’aria si sente il profumo della pioggia che sale dalla terra asciutta. Nelle pozzanghere si formano anelli lucenti che vanno e vengono con disinvoltura. Un mio compagno di stanza guarda il vuoto, ipnotizzato dal rumore battente sui vetri delle finestre.

Decido di rimanere in ostello una notte in più. Domani riprenderò il mio viaggio anche sotto l’acqua se sarà necessario.

Nel salotto dell’ostello incontro Jacob, un ragazzo tedesco al cento per cento, ma con uno spiccato accento americano del New England. In 5 minuti fa cadere tutti gli stereotipi sul popolo tedesco vigenti in Italia. Non credo di aver mai conosciuto una persona più solare e con un’energia positiva tale in tutta la mia vita.  Jacob si trova in viaggio, come me ma è a piedi! Anche lui è rimasto bloccato dal temporale e ripartirà domani. Mi racconta le sue tappe, parliamo un po’ di tutto, come fanno le persone che si studiano nel tentativo di conoscersi. Verso l’ora di pranzo la pioggia diminuisce e ognuno parte all’esplorazione della città per conto suo. A Lipsia si percepisce l’appartenenza al blocco  sovietico. E’ una città che è passata dal bianco e nero al colore. 

Oggi è una Berlino in miniatura con negozi, musei, eventi e feste.  Ma la storia ha un suo peso specifico, e lo portano gli abitanti, non i turisti che affollano le vie. Qui la folla scandì parole poi divenute celebri: ‘Wir sind das Volk!’, ‘Noi siamo il popolo!’. L’espressione di quella rivoluzione pacifica del 9 ottobre in cui oltre 70 000 cittadini provenienti da tutta la DDR marciarono, non senza il timore che su di loro venisse applicato il “protocollo Tienanmen”. Questa marcia, un mese dopo, avrebbe portato al crollo del muro di Berlino e alla fine della guerra fredda.

Ora la musica si sente in ogni angolo della città. Nella Germania dell’est era più rara delle calze di Nylon. La vita era fatta di lunghi silenzi. L’emotività era consentita solo nella sfera privata, ci si abbandonava al destino con la consapevolezza di non averne il controllo. Era una vita senza ritmo, tutto era sospeso, l’esistenza era moralmente ed esteticamente grigia. I palazzi fatti per le masse erano rigorosamente realizzati in cemento, mastodontici, pesanti, concreti e di un grigio inespressivo. Sui tetti sventolava ovunque la bandiera tedesca con i tre elementi: martello, compasso e spiga che dovevano rappresentare l’unione tra operai, intellettuali e contadini. La DDR era tuttavia uno stato senza popolazione.

Ricomincia a piovere. Mi chiudo in un museo per passare un paio d’ore e concludo la giornata con una pils.

La diciottesima tappa comincia con certa dose di entusiasmo. Devo recuperare 40 km persi ad Halle e la destinazione del giorno non mi è nota. Prima di partire aggiorno il blog e tra le mail c’è quella di Jacob.

Hi Emanuele,

have a great trip!

Here are my recommendations again: 

Burg Petz, just before Werder

Caputh

Potsdam

Rheinsberg

Neuruppin

Neustrelitz

Neubrandenburg (the lake and surroundings are great!)

Greifswald

Hope to see you in Liguria!:-) 

Jacob

So già che non andrò in nessuno dei posti da lui consigliati. Il flusso di coscienza esalta il mio istinto, e scegliere non è sempre una questione ponderata. Il caso ha avuto sempre un ruolo importante nella mia vita portando delle conseguenze e alcune volte anche parecchi svantaggi. Ma al mondo c’è chi cade, chi cade e si rialza e poi c’è chi cade in piedi. Io appartengo di sicuro alle terza categoria. Prima o poi tutti cadono, spero solo che quando succederà a me possa avere la forza di rialzarmi senza troppe ammaccature. Solitamente quando le cose sembrano mettersi davvero male, arriva sempre qualcuno che mi toglie dai guai o succede qualcosa o ho l’intuizione che mi fa fare un balzo in avanti. Non si tratta solo di fortuna, è questione di attitudine. E’ un pò come vivere sulle montagne russe.

Finalmente riprendo il mio viaggio e colmo il gap dei 40 km con Halle, senza troppe cose da segnalare. Tra le due città tutto e color grigio cemento. Appena fuori Halle rientro di nuovo in una dimensione sospesa. Un luogo che non è fantastico ma surreale, finto. Gli abitanti guidano macchine e moto d’epoca tirate a lucido, le famiglie passeggiano tenendosi per mano e i cani corrono su perfetti prati all’inglese, lungo la riva del Saale. Sullo sfondo alcune persone su poche barche, ingannano il tempo con le canne da pesca. Trovo tutto ciò estremamente inquietante! Questo è un luogo fuori schema. Lentamente diventano visibili forme che sfuggono alla mia percezione. Ogni nuova acquisizione sollecita nuove impressioni. Il problema è che sono condizionato da cosa mi aspetto di vedere, la realtà è un preconcetto da cui devo assolutamente svincolarmi. Le immagini devono prendere vita nella mia mente, far rivivere vecchi ricordi di quando ero bambino e dar vita a quelli nuovi.  Devo realizzare nuove connessioni,  perché le creazioni sono valide solo quando producono nuove relazioni.

E’ difficile! Nel mondo in cui vivo è un atto di resistenza estrema! Non c’è più spazio per l’immaginazione. Le immagini come quella della foresta incantata di Nurnberg, vorrebbero essere amate. Mi sforzo di vedere al di là di quello sto osservando, ma ci vuole inventiva.

Proseguendo incontro Karl, un ex vigile del fuoco. La strada per Bernburg è chiusa per lavori e lui si offre gentilmente di guidarmi per alcuni chilometri. Parliamo poco, solo il necessario. Lui sembra volermi mostrare di essere in forma, io non voglio rimanere indietro, cosi anche se avremmo in realtà 1000 cose da dirci, rimaniamo in affanno per tutto il tempo, rincorrendoci a vicenda, senza un motivo preciso.

Ci salutiamo al bivio. Dopo alcuni Km arrivo a Bernburg, è domenica e si è fatta una certa ora. Non voglio rischiare di rimanere senza cibo. Bernburg è una piccola cittadina del Salzland, ed considerato il paese delle meraviglie. Ottimo!! Le strutture sono pochissime e i prezzi alle stelle. Non mi rimane altro che tornare indietro e accamparmi nel bosco con la mia tenda. Dall’angolo che ho scelto per la notte, osservo la valle del Saale. Qui la natura è un capolavoro di colori. Mi viene da pensare che un mondo senza colori sarebbe un mondo senza vita.

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