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Capire il formato Micro 4/3 – Parte I

di Ugo Baldassarre

Il formato Micro4/3, di cui questo sito e il nostro gruppo FB si sono fatti portabandiera, è uno standard fotografico digitale che riguarda non solo la dimensione del sensore ma anche il tiraggio, il tipo di innesto delle ottiche e altre caratteristiche tecniche che qualsiasi produttore può seguire per realizzare attrezzature compatibili. Fu presentato nel 2008 da Olympus e Panasonic ed è uno standard molto apprezzato soprattutto in virtù della possibilità di realizzare corpi macchine e lenti particolarmente compatti.

Proprio per la sua natura completamente digitale il formato M4/3 è nato libero da certi retaggi tecnici e tecnologici del passato, con lenti di alta qualità progettate da zero per sfruttare al massimo il tiraggio ridottissimo del sistema e per avere performance eccellenti già alle massime aperture di diaframma.
L’area foto-sensibile del formato M4/3 è un quarto di quella del formato 35mm (la diagonale è la metà): questa differenza di dimensioni porta con sé l’introduzione di alcune proporzioni ed equivalenze che dovranno essere ben comprese e sfruttate, e non essere solo male interpretate come, quasi sempre, accade.

 

Il modo corretto per giudicare, comprendere e confrontare questo sistema con altri non è quello dei numeri, ma quello dei risultati. Essendo di sua natura, infatti, così differente (per formato, dimensione, etc.) dagli altri standard sul mercato, ritengo che non abbia senso mettere i contendenti nelle stesse condizioni di partenza; è molto più corretto ragionare in base al risultato che si vuole ottenere.
La domanda che ci si dove porre quindi non è “come si comporta la macchina con questi parametri” ma “con che parametri posso ottenere lo stesso risultato di un altro formato?”.

Vari formati a confronto. In giallo il M4/3, in nero il 35 mm di riferimento (standard)

Quasi tutti i test, anche svolti da testate e laboratori autorevoli, presenti on-line perdono di vista questo fondamentale concetto: poiché il fattore di equivalenza è pari a 2X, a parità di risultato estetico/visivo utilizzando questo formato fotografico si ha un vantaggio di 2 stop nell’esposizione, cosa che incide sia nel valore f che nella sensibilità ISO.

Questo fattore crop 2X e la relativa PDC (Profondità di Campo) ridotta di 2 stop rispetto al formato di riferimento (35mm) è sempre stato visto come uno svantaggio, come un grosso limite del sistema M4/3: chi ha imparato ad appezzare e usare il sistema, chi ha bene in mente che forma dare alle proprie idee fotografiche ha capito che è semplicemente una caratteristica da usare quasi sempre a proprio vantaggio.

Quel che normalmente si considera parlando di fattore crop 2x è che:
– se si vuole ottenere la stessa inquadratura che otterrebbe usando un 50mm di focale (nel formato 35mm) si deve usare un 25mm [25mm x 2 = 50mm] per cui avrà una foto inquadrata similmente ad un 50mm ma con la PDC di un 25mm (anche essa condizionata dalfattore 2x nella misura di circa 2 stop).
– a parità di focale reale si avrà una inquadratura “allungata” di 2 volte

Per ottenere lo stesso risultato visivo nel mondo M 4/3 occorre dimezzare la focale, ma anche scendere di 2 f/stop e stop ISO

Insomma, se si volesse replicare lo stesso risultato di una foto nel formato 35mm fatta realizzata a 50mm e f/5,6 nel sistema M4/3 si dovrà usare un 25mm a f/2,8:
– se si usasse un 25mm a f/5,6 si otterrebbe una foto a 50mm ma con una PDC pari a f/11
– se usasse un 50mm a f/2,8 si otterrebbe una foto a 100mm e PDC pari a f/5,6
in entrambi i casi si avrebbero due risultati finali differenti dall’immagine originale.
Dovendo quindi utilizzare un diaframma di 2 stop più aperto è evidente che questa luce va compensata con un equivalente recupero sugli ISO, per cui possiamo concludere che per ottenere lo stesso scatto di un sistema 35mm ottenuto a 50mm f/5,6 iso 400 con un sistema M4/3 si dovrà utilizzare un 25mm f/2,8 a ISO 100!!

Se consideriamo che l’utilizzo di una PDC reale maggiore di quella ottenibile a f/2 è praticamente inutile nell’uso reale, data la presenza di lenti fisse ultra-luminose f/1,2 (senza dimenticare anche gli zoom Leica Panasonic f/1,7!) non c’è nessun vero limite creativo, bensì solo grandi vantaggi in termini di luminosità (esposizione) perchè è possibile sfruttare tutta l’apertura del diaframma per esporre correttamente senza perdita di PDC, mantenendo un notevole vantaggio in termini di ISO.

Ci sono tantissime situazioni nell’uso reale sul campo  in in cui una grande apertura/luminosità non è una soluzione corretta per il risultato desiderato: il fotografo matrimonialista sa che utilizzando il suo fido 70-200 2,8 o 24-70 2,8 dovrà chiudere a f/8 per non avere troppo fuori fuoco su uno dei due sposi, andando a vanificare la grande luminosità della lente e dovendo quindi compensare con ISO elevati; in una situazione di luce critica come ad esempio una vecchia chiesa il fotografo micro4/3ista potrà scattare a f/4 ottenendo lo stesso identico risultato in termini di PDC e non solo! Potrà quindi tenere di ben 2 stop più bassi gli ISO rispetto al collega!

Tutto questo ragionamento diventa molto interessante se si capisce come utilizzarlo per i propri scopi, comprendendo che è proprio l’approccio all’esposizione che deve partire da presupposti diversi e non dai classici metodi “old school”.
E proprio seguendo questi ragionamenti si evince che le comparazioni on line, in cui si mettono a confronto le prestazioni di sistemi diversi, fatte equiparando i valori di ISO e Diaframmi per tutti i contendenti, sono in realtà falsate già in partenza poiché stanno di fatto comparando due risultati finali esteticamente diversi.

Ho provato a tal proposito a giocare un po’ con il sistema di comparazione del noto sito Dpreview che permette il confronto della qualità di immagine qualsiasi fotocamera in commercio: se si segue il loro ragionamento di confronto il sensore M4/3, a parità di valori ISO esce sempre in difficoltà rispetto ad altre tecnologie (più rumore, meno dettaglio), ma se si ragiona, come spiegato poco prima, impostando 2 stop ISO in meno (dando per buono il fatto che si sarebbe dovuto usare un diaframma 2 stop più aperto per avere la stessa foto finale) i risultati cambiano eccome!

Impostando gli stessi parametri per diaframma e ISO la OM.D MK III sembra essere la peggiore in termini di QI ad alti ISO
Impostando idealmente un diaframma più aperto di 2 stop e compensando l'esposizione con 2 stop sugli ISO le cose cambiano radicalmente

Confrontando le terne di esposizione, a parità di risultato estetico (PDC uguale) ed equiparando i tempi di scatti (parametro che non rientra nell’equivalenza del fattore crop 2X) è indubbio che il formato M4/3 sia stato progettato per sfruttare al massimo sia la qualità incredibile delle proprie lenti che per utilizzare al massimo la luce ambiente con risultati perfettamente in linea, anzi, migliori rispetto ad altri sistemi… a patto di sapere come massimizzare il risultato sfruttando al massimo le sue caratteristiche uniche.

Tutto questo ovviamente se si è interessati a scattare fotografie con una gestione della PDC non inferiore a f/2 circa, che è di fatto un valore più che adeguato per gestire qualsiasi situazione di fuoco selettivo senza cadere nel disordine visivo dato dall’esasperazione della PDC ridotta quasi a nulla: la storia della grande e buona fotografia non ha mai abusato di questo espediente visivo, anzi!

Comprendere e sfruttare al massimo questo fantastico sistema, comodo, pratico e versatile significa prima di tutto comprendere che si possono ottenere gli stessi risultati utilizzando metodi diversi: cambiare il proprio approccio allo scatto seguendo nuove regole di esposizione e scatto per sfruttare al massimo la tecnologia a nostra disposizione.

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