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…la fotografia.

di Giorgia Corniola

Sono Giorgia Corniola, fotografa ritrattista, specializzata in servizi maternity e new born.

Nonostante la passione sia nata fin da ragazzina, le vicissitudini della vita mi hanno portato ad occuparmi ed interessarmi di altro per lungo tempo, la fotografia è rimasta latente, chiusa in un cassetto.

Circa una quindicina di anni fa ho conosciuto mio marito Antonio e insieme  abbiamo condiviso, oltre al resto, anche la medesima passione per la fotografia.

Una volta riaperto quel “cassetto” è cominciato una percorso di crescita personale e  professionale, fino alla decisione di non relegare più la fotografia a semplice passatempo ma elevarla come mia professione principale.

Da lì a poco l’apertura del nostro studio fotografico con tanta soddisfazione e tanti sogni da realizzare. I primi lavori erano legati alla fotografia di matrimonio, al genere del reportage, ma con un occhio di attenzione alla posa.

I fotografi a cui mi ispiravo e da cui traevo spunti facevano parte del panorama internazionale, dove già da tempo la posa, naturalmente rivisitata in chiave molto moderna, la faceva da padrone, e così alle mie coppie di sposi ho cominciato a proporre il medesimo stile in cui il paesaggio diventava parte fondamentale della composizione fotografica e gli sposi venivano inseriti in quel determinato contesto con una posa molto più accattivante e coinvolgente.

Il passaggio alla fotografia di ritratto è avvenuto quasi naturalmente, dapprima grazie alle coppie a cui avevamo fatto il servizio di matrimonio che cominciavano a chiedere il servizio di maternità. Questo genere, insieme al new born è cresciuto moltissimo negli ultimi anni, di pari passo sono cresciute le richieste dei clienti interessati.

Il passo a quel punto è stato brevissimo, facilitati dal fatto di aver già previsto una sala posa nel nostro studio. La qualità dei servizi invece è arrivata col tempo, con l’esperienza e la formazione.

Una volta cominciato a realizzare servizi in studio, l’interesse è cresciuto sino a desiderare di voler creare qualcosa di molto più personale rispetto al servizio commissionato, da qui sono iniziati i primi ritratti creativi, cioè quel genere fotografico che nasce da un idea, da un progetto personale e si sviluppa in team con altri professionisti con i quali tutt’ora collaboro e  con cui ho avuto il piacere di realizzare tante immagini più volte premiate in contest internazionali.

Il ritratto creativo è il momento in cui emerge la mia parte creativa, il ritratto new born è il momento invece in cui riesco maggiormente ad esprimere tutta la mia tenerezza e il senso di protezione; probabilmente il servizio maternity unisce e combina gli elementi degli altri due generi per dar vita ad immagini che esprimono l’emozione del momento della maternità in chiave sempre elegante e tendendo il più possibile all’originalità.

A proposito di questo elemento, l’originalità, oggetto di numerosi dibattiti e pubblicazioni, da qualcuno mitizzato e da qualcuno ridimensionato nel suo significato, la mia personalissima interpretazione consiste nel fare in modo che le mie immagini tendano ad un’evoluzione in ogni servizio, ponendo particolare attenzione alla ricerca del dettaglio nella composizione, nella posa e nell’espressione più efficace.

Soprattutto in questo strano periodo storico, in cui non ci è possibile realizzare servizi con i clienti, ho accettato di fare fotografia di interni e di prodotti e tutto sommato il risultano è stato buono, ma il ritratto ha per me un effetto magnetico, non solo sotto l’aspetto tecnico nella ricerca per esempio della luce “giusta”, ma anche per il rapporto interpersonale con i soggetti che fotografo di volta in volta.

Una prerogativa che rappresenta un punto di forza del mio lavoro è quella di entrare in empatia con i soggetti, entrare in una situazione di ascolto, dunque, non solo “mettersi nei panni dell’altro”, ma saper attivare uno scambio, saper mettere in primo piano la percezione che l’altro ha della realtà senza confonderla con la propria, quindi, essere capaci di comunicare la nostra partecipazione così che l’altro la percepisca effettivamente.

La mia ricerca infine si esprime mediante la tecnica fotografica, una buona conoscenza degli strumenti che ho a disposizione e delle leggi che li governano. A tal proposito, i servizi in sala posa mi hanno  stimolato moltissimo soprattutto nello studio delle tecniche di illuminazione, quella variabile imprescindibile dalla fotografia che si chiama “luce” e il cui controllo determina più o meno un effetto in base a ciò che vogliamo comunicare.

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