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Uno scritto su una possibile funzione etica e sociale dell’Arte

di Andrea Balzola

 L’Arte come rete solidale invece che come sistema di mercato 

Gabriele Garbolino, “Stallo”, terracotta, 2013

Nell’ultimo volume antologico e rivista on line, dedicati al tema Save the World – Connecting Cultures. Reti saperi pratiche per mondi possibili, stampato nel febbraio 2026 in una coedizione tra l’Albertina Press e Gli Ori editori d’arte, abbiamo cercato tramite molti contributi, immagini e testi, opere artistiche e riflessioni teoriche, di focalizzare l’attenzione su esperienze passate, recenti e attuali di pratiche artistiche sensibili ai temi dell’ambiente, al fare comunità, alla tutela dei diritti e alla pace.

In un momento storico particolarmente complicato e pericoloso della recente storia dell’umanità, dove i vertici della società appaiono spesso inadeguati ad affrontare i gravi problemi e gli incalzanti cambiamenti con saggezza e lungimiranza, dal basso si sperimentano forme nuove e molto promettenti di socializzazione e sostenibilità, l’incremento del volontariato solidale e della sensibilità ambientalista, l’uso delle tecnologie per creare reti internazionali con una progettualità sociale e culturale divergente, uno scambio molto stimolante tra ricerche scientifiche, artistiche e filosofiche, esperienze di comunità con la condivisione di servizi e spazi abitativi, il recupero da parte dei giovani di mestieri, tradizioni e zone abbandonate del territorio, il dibattito e la sperimentazione di nuove forme di sociocrazia, che cercano di superare la crisi delle democrazie rappresentative fondate sulla delega attraverso una partecipazione diretta alla gestione dei beni comuni, etc …

In questo scenario variegato, complesso e contraddittorio, anche l’arte sta trasformando il suo ruolo e le sue modalità operative. Da una parte, il sistema dell’arte organizzato dal mercato dell’arte attira investimenti, su un modello sempre più simile alla compravendita di titoli in Borsa – anche con episodi di riciclaggio del denaro sporco da parte della criminalità organizzata – piuttosto che al tradizionale collezionismo (dove le risorse economiche s’intrecciavano con il mecenatismo, la competenza e la passione per l’arte), chiudendosi in una dimensione elitaria, dove le strategie di marketing e comunicazione prevalgono sui parametri di merito e originalità; dall’altra parte, emerge con sempre maggiore forza una progettualità di arte relazionale, pubblica e partecipata, connotata da una motivazione e da un impegno di carattere etico, sociale e politico. Una tendenza vitale di creatività diffusa che apre nuove strade e nuovi orizzonti al di fuori del sistema tradizionale delle arti. Ed  è in questa prospettiva che si colloca il progetto R-esistenze. Culture etiche ed artistiche differenti, nato nell’ambito dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e giunto ora al suo quinto anno di vita (Menzogna/Libertà 2021; Voce/Silenzio 2022; Centro/Periferia 2023; Artificiale/Naturale 2024; Save the World-Connecting Cultures 2025-26), con il prezioso contributo teorico e creativo di studiosi e studenti, docenti  accademici e universitari, artisti noti ed emergenti, sui temi sensibili e urgenti della pace, dei diritti, dell’ambiente, dell’uso etico delle tecnologie e delle buone pratiche che generano reti, connessioni, comunità. È più che mai importante trovare nuove risposte, in forma di idee, sperimentazioni pratiche, riflessioni e visioni illuminanti, impegni solidali per promuovere consapevolezza e confronto pacifico, per segnalare un possibile cambiamento di rotta, per arrivare a trasformare il nostro mondo fragile e malato in una prospettiva costruttiva anziché distruttiva. Cambiamenti climatici e catastrofi ambientali si intrecciano con conflitti che coinvolgono tragicamente la popolazione civile e tendono ad estendersi ed aggravarsi. Non avremmo mai pensato di ritrovarci ai limiti di una nuova guerra in Europa a causa dell’invasione russa dell’Ucraina, e di fronte allo sterminio e alla deportazione della popolazione palestinese di Gaza. Oltre a dittature fortemente oppressive, ci sono anche derive autoritarie nelle democrazie che minacciano i diritti e le libertà dei cittadini, con una manipolazione dei media per interessi commerciali, sorveglianza e propaganda politiche. I modelli della globalizzazione in atto non riescono a integrare un necessario cambiamento di paradigma come invece è suggerito dalle teorie dei sistemi e della complessità, che uniscono esplorazione scientifica e filosofica dei principi fondamentali della vita e della sua capacità rigenerativa, con illuminanti scoperte sull’intelligenza vegetale e animale, da sempre trascurata dall’arroganza antropocentrica e specista. Pare che molti governi mondiali, sia pure con orientamenti ideologici diversi, siano più interessati ai profitti economici delle caste che rappresentano piuttosto che al benessere delle persone e alla salvaguardia dell’ambiente. Anche l’incessante innovazione tecnologica che trasforma rapidamente comportamenti, attività e relazioni sociali, è pilotata soprattutto da esigenze commerciali e militari piuttosto che da modelli culturali e morali, le straordinarie potenzialità che essa offre sono spesso offuscate da inquietanti interrogativi sulle sue applicazioni. L’esempio più attuale e lampante è il dibattito sull’Intelligenza Artificiale generativa (vedi il volume precedente di R-esistenze, dedicato proprio al tema Artificiale/Naturale) che apre nuovi orizzonti di una possibile collaborazione operativa e creativa tra uomo e macchina, con un’inedita capacità di autoapprendimento da parte di quest’ultima. Una tecnologia sempre più potente e autonoma che richiederebbe una consapevolezza altrettanto evoluta e responsabile dei suoi artefici e utenti umani. L’arte, l’educazione e la cultura non possono ovviamente da sole risolvere questi giganteschi problemi, ma possono e devono dare il loro essenziale contributo a un progetto di ri-evoluzione.

 

Articolo pubblicato su OLIMPIA IN SCENA – Lo spettacolo è di tutti: https://olimpiainscena.it/

Lea Gyarmati, “Clessidra”, cm 40×45 carboncino tempera matita collage su tela, 2022

Andrea Balzola è autore e regista multimediale, scrittore e teorico del rapporto tra nuovi media, arte e spettacolo. Docente di Arte e Media e di Drammaturgia Multimediale all’Accademia di Brera e di Torino.

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