Il 28 aprile 2026, al Teatro Comunale di Catanzaro, è andato in scena “Viso di primavera”, spettacolo prodotto da Teatro di Calabria Aroldo Tieri e interpretato dalle voci di Domenico Dara, narrante, e di Peppe Fonte, musicante: il primo a ripercorrere diari e aforismi di Cesare Pavese, il secondo a riproporre canzoni e note di Piero Ciampi. Scenografia e regia sono firmate da Francesco Mazza. Una rappresentazione con finalità artistiche, ma anche benefiche, dal momento che l’intero ricavato è stato devoluto al Centro Calabrese di Solidarietà, la cui benemerenza non ha bisogno di presentazioni.
Traiettorie biografiche non coincidenti né intersecanti, quelle di Pavese e Ciampi, ma intimamente legate da quel costante “male di vivere” attraversato con sofferenza simile, e sfociato in modalità diverse, entrambe drammatiche.
A un paio di mesi di distanza, pubblicata da Cine Sud, è arrivata anche la trasposizione editoriale dello spettacolo: un agile libretto di una sessantina di pagine in rigoroso bianco e nero, che alterna brani della performance recitante di Dara alle esecuzioni al piano di Fonte — ascoltabili in simultanea semplicemente inquadrando il QR code collegato — il tutto cucito dalle fotografie essenziali del grande Pino Bertelli.
Il volume ha un prezzo di copertina di 12 euro ed è disponibile alla Libreria Coriolano di Corso Mazzini a Catanzaro, oltre che sulle principali piattaforme online dedicate ai libri. Considerata la qualità editoriale del prodotto e la densità straordinaria del contenuto, il prezzo appare poco più che simbolico. Il fatto che sia stato concepito e realizzato a Catanzaro dovrebbe essere un valore aggiunto, un motivo in più per comprarlo e, soprattutto, leggerlo: la prova che anche in questa città è possibile pensare e realizzare, con mezzi finanziari non esorbitanti, prima uno spettacolo di grande dignità e poi un prodotto editoriale originale, che non teme confronti con la migliore produzione italiana di settore. La ricezione, al momento, resta tiepida da parte del grande pubblico, fatta salva la presenza di un nucleo forte di lettori ed estimatori che, per fortuna, resiste al di là delle mode e delle convenienze.
Strana la nostra società, capace di tributare elogi sperticati e bagni di folla a mediocri portatori di medialità televisiva e social, mentre lesina riconoscimenti a chi contribuisce, quotidianamente, a elevare la creatività nei propri territori. Catanzaro, in questo, non fa eccezione: è solo uno specchio locale di una tendenza più ampia. Non è, questa, una lamentazione fine a se stessa, ma un tentativo di contribuire a una presa di coscienza che, forse, è l’unica via per riscattare un declino civico altrimenti inarrestabile.
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