Un gallo da solo non tesse un mattino:
avrà sempre bisogno di altri galli.
Di uno che afferri questo suo grido
e lo rilanci a un altro; di un altro gallo
che afferri il grido di un gallo precedente
e lo rilanci a un altro; e di altri galli
che con molti altri galli intreccino
i fili di sole dei loro gridi di gallo,
affinché il mattino, da una tela leggera,
si vada tessendo, fra tutti i galli.
[…]
Tessendo il mattino (Tecendo a manha) di João Cabral de Melo Neto
Testo di AntonellaMonzoni
Nel suo lavoro fotografico, Un gallo da solo non tesse un mattino, Erich Perrotta – veronese, archettaio di mestiere e fotografo per necessità interiore – ci guida dentro un universo apparentemente silenzioso ma profondamente vibrante: quello della liuteria artigianale. Attraverso immagini in pellicola e medio formato, Perrotta costruisce una narrazione visiva che intreccia il gesto, la materia e il tempo, restituendo tutta la fragilità e la forza di un mestiere antico che oggi rischia di scomparire.
Il progetto prende il titolo dal verso iniziale di una poesia di João Cabral de Melo Neto, poeta e diplomatico brasiliano: “Tessendo il mattino”. Una dichiarazione poetica e politica al tempo stesso, che diventa chiave di lettura dell’intero lavoro. Nessuno crea da solo: né l’artigiano che costruisce un arco, né il fotografo che ne cattura l’essenza.
Ogni oggetto, ogni immagine, è il risultato di relazioni invisibili tra mani, materiali, memorie, foreste, animali.
La fotografia di Perrotta si fa archivio e atto di resistenza. Una superficie poetica dove si avverte una crepa: i materiali tradizionali della liuteria, come il pernambuco brasiliano, l’ebano africano o il palissandro sono sempre più rari, vittime di sfruttamento industriale, della crisi climatica e della perdita di biodiversità. Lo stesso per il fanone di balena, materiale rarissimo e antico, un tempo utilizzato nella costruzione di archi per strumenti ad arco. La loro presenza nel progetto non è solo documentaria, ma simbolica: rappresenta il confine della relazione tra essere umano, animale e artigianato. Perrotta poi rivolge l’obiettivo verso elementi meno attesi, ma altrettanto carichi di significato. Nelle sue immagini trovano spazio alcuni attrezzi dell’archettaio: strumenti di precisione che diventano estensione della mano, custodi di una sapienza sedimentata nel tempo. Accanto ad essi compaiono fotografie intime, come quelle della madre e del padre del fotografo-artigiano: presenze familiari che tessono un legame tra storia personale e memoria collettiva. Perrotta non documenta soltanto un mestiere: esplora il paesaggio invisibile che lo rende possibile tra passato e presente, tra conoscenza tramandata e adattamento necessario. Il liutaio contemporaneo, come suggerisce il fotografo, è una figura liminale: è custode di una tradizione millenaria ma anche testimone della sua lenta erosione. In questo contesto, la scelta della pellicola non è nostalgica, ma coerente: significa lentezza e rispetto verso i ritmi antichi del fare, verso la manualità condivisa tra la liuteria e la fotografia analogica. Entrambe richiedono un’attenzione particolare al tempo, alla materia, alla memoria.
Un gallo da solo non tesse un mattino è quindi più di un progetto fotografico. È un’ode silenziosa al lavoro umano e alla materia vivente, alla relazione tra cultura e natura, alla necessità di costruire strumenti visivi e sonori che ci permettano di ascoltare, toccare, comprendere, invitandoci a osservare ciò che rischiamo di perdere: non solo un mestiere o un suono, ma una visione del mondo fondata sull’ascolto e sulla connessione.
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