Da Occidente a Oriente, il Turismo è senz’altro un’anello di congiunzione in moltissimi Paesi del mondo dove, soprattutto negli ultimi anni, si presentano molti aspetti in comune.
Il turismo, in quanto fenomeno globale, possiede delle minacce tanto comuni quanto allarmanti per gli ecosistemi naturali, di cui sono stata testimone negli ultimi anni, benché i contesti culturali e le sfide possano differire notevolmente.
Seppure vi sia anche una certa sensibilizzazione verso il concetto di turismo etico che risuona sempre di più tra i viaggiatori consapevoli, ancora in grande minoranza, che si interrogano sulla reale sostenibilità delle loro scelte di viaggio.
Il turismo etico e responsabile è un modo di viaggiare che minimizza l’impatto sull’ambiente, sulla cultura e sulla popolazione locale, promuovendo un approccio più consapevole e rispettoso nei confronti delle comunità ospitanti e dei territori visitati. Si tratta di un’alternativa al turismo di massa, che mira a garantire un’esperienza arricchente per il viaggiatore, senza danneggiare l’ecosistema o la cultura locale.
In questo Reportage fotografico, una raccolta di alcuni scatti fra Italia, Thailandia e Sri Lanka degli ultimi 3 anni e mezzo, vorrei sottolineare quanto le nostre decisioni quotidiane, come sempre, abbiano inevitabilmente un impatto sull’ambiente e la vita che ci circonda- troppo spesso con un’accezione negativa- ma che possono migliorare acquisendo maggiore consapevolezza.
***Solo una fotografia non è stata scattata da me personalmente ma approfondirò più avanti.
In Italia, ad esempio, le Volpi – e non solo- offrono un caso emblematico di come il turismo non ancora del tutto consapevole e responsabile, possa portare a conseguenze deleterie per la fauna selvatica. Questi animali infatti, sono un esempio preoccupante di come il loro naturale istinto predatorio e la naturale diffidenza verso l’Uomo sia mutata in conseguenza ad abitudini poco etiche da parte dei visitatori dei Parchi, acquisite negli anni. Non è raro infatti osservare le volpi avvicinarsi alle auto od addirittura aspettarle in mezzo alla strada, in cerca di cibo da parte dell’uomo.
(Ho realizzato un video a riguardo: “Volpi Autostoppiste”, visibile sul mio canale YouTube).
Questo comportamento non solo aumenta il rischio di incidenti stradali che possono risultare fatali sia per gli animali che per gli umani, ma evidenzia anche un profondo squilibrio nel rapporto tra uomo e natura derivato da un approccio turistico poco consapevole.
Talvolta purtroppo anche Fotografico.
Le volpi sono solo un esempio emblematico, analogamente si potrebbe approfondire anche su altri animali come cervi, o peggio, i loro piccoli durante la primavera.
Nell’ambito specifico della Thailandia, il rapporto uomo-natura assume una connotazione particolarmente delicata soprattutto in relazione ai “santuari degli elefanti”, ( purtroppo esistono anche quelli delle Tigri) fornendo un altro spunto di riflessione.
Questi maestosi mammiferi sono profondamente radicati nella cultura e nella storia thailandese, ma, ad oggi, affrontano sfide significative a causa delle pressioni del turismo.
In passato, con l’evolvere delle pratiche industriali e la diminuzione delle aree selvatiche dovuta all’espansione urbana, molti elefanti sono stati sfruttati per il lavoro nei settori dell’industria e dell’intrattenimento.
I “santuari degli elefanti”
Originariamente creati per proteggere e curare gli elefanti salvati dall’industria del legno, da particolari circostanze come la perdita dell’habitat o dal turismo sfruttatore, sono diventati con gli anni delle vere e proprie “attrazioni”.
Il turismo rappresenta una fonte significativa di reddito per la Thailandia, ma porta con sé delle conseguenze significative per gli elefanti.
Nonostante l’intento nobile, l’incremento del flusso turistico ha spesso portato alla commercializzazione eccessiva di queste istituzioni. Questo cambio di direzione risulta, in certi casi, in pratiche non diverse da quelle dei circhi o delle “passeggiate” sul dorso dell’ elefante, dove gli animali sono spesso costretti ad interagire con i turisti contro la loro volontà e in condizioni stressanti.
A volte anche solo per una foto.
Cerco di spiegarmi meglio: La richiesta di interazioni dirette con gli elefanti, spesso incentivata dal voler collezionare foto e video sui social media e non solo, può portare a pratiche inadeguate in ambito di benessere animale.
Attività come le “passeggiate a dorso di elefanti” o gli spettacoli in cui gli animali vengono fatti ballare o piroettare, se pur criticati, continuano ad attrarre turisti.
Questo fenomeno distorce non solo lo scopo originario dei santuari, ma anche la percezione pubblica su ciò che dovrebbe effettivamente simboleggiare un rifugio per animali poiché ci si aspetta la stessa tipologia di interazione.
Un dilemma Etico-Sociale
Purtroppo però tutto questo oramai ha un dilemma etico di duplice aspetto:
La sopravvivenza di questi animali ad oggi, dipende completamente dai gestori dei Santuari, poiché non è più possibile il re-inserimento in Natura.
Ma, a loro volta, i proprietari e/o le famiglie di questi rifugi hanno bisogno dei visitatori e quindi del turismo, per poter mantenere sia gli elefanti sia loro stessi.
Dalla crescente consapevolezza delle condizioni degli animali però, è nata una rete di santuari dedicati alla loro conservazione che promuovono un approccio “no-touch” nei confronti degli elefanti. Questi santuari si sforzano di offrire un rifugio sicuro agli elefanti ed anche di “educare” il pubblico sull’importanza della conservazione e comportamenti più rispettosi.
Un’altro aspetto delle conseguenze del turismo di massa, riscontrato ad esempio nei Parchi Nazionali thailandesi, sono problematiche che non derivano strettamente dalla diretta interazione fra turisti e fauna, ma piuttosto dall’impatto ambientale lasciato dai visitatori.
Rifiuti, scarti alimentari e plastica abbandonata minacciano di alterare l’equilibrio ecologico del parco, attirando gli animali selvatici che si abituano a consumare cibi non naturali ed a sviluppare comportamenti rischiosi.
Generalizzando, per il benessere degli animali selvatici soprattutto, l’interazione con l’uomo deve essere quanto più limitata affinché possano preservare i loro istinti e comportamenti naturali.
In Sri Lanka ho avuto modo di osservare alcune specie di scimmie che, similmente alle volpi in Italia, hanno adottato comportamenti pericolosi od innaturali, come attendere sul ciglio della strada , attirati ancora una volta dal cibo offerto dagli automobilisti , turisti e passanti, aumentando il rischio di incidenti di diverso genere.
Un equilibrio tra lo sviluppo economico derivante dal turismo e la conservazione dell’habitat e degli animali in generale, rimane un nodo cruciale. La sfida sta nel rendere quanto più possibile consapevoli i visitatori e nel promuovere forme di turismo che assicurino benefici tanto agli animali/natura quanto alle comunità locali.
LA FOTOGRAFIA – come strumento di divulgazione
Nonostante non sia più proprio una bambina, confesso, ho ancora molti sogni nel cassetto.
Uno fra questi, è creare delle fotografie che possano realmente documentare delle storie che idealmente, possano significativamente lasciare qualcosa a chi le osserva.
Mi spiego meglio: raccontare una storia, anzi documentare un fatto, (video o foto) ha per me un significato profondo. Credo sia il primo passo verso una consapevolezza maggiore, come quando si legge un libro, che può presumibilmente in seguito, ispirare e condizionare le nostre scelte ed ancora, i nostri insegnamenti alle generazioni successive.
Come accennato nel racconto sopra, ad oggi purtroppo, la fotografia spesso viene utilizzata/sfruttata non sempre per scopi propriamente “nobili” quando invece, preservando alcuni valori, credo sia uno strumento di divulgazione e comunicazione potentissimo.
Behind the scenes:
Le fotografie che corredano questo articolo le ho realizzate tutte durante i viaggi che ho fatto negli ultimi 3 anni tranne quest’ultima che vi presento adesso a fine articolo.
La fotografia che vedete (in verità è un frame di un video) ci mostra uno squalo balena circondato da un numero decisamente molto alto di persone durante quei tour acquatici in alcuni resort del mondo
Ho chiesto ad una mia cara amica di estrapolare e di inviarmi un frame del video di ciò che le è capitato di vedere e documentare durante un’immersione in un suo recente viaggio. Trovo sia una scena raccapricciante che riassume tutto il concetto espresso in questo reportage ed i suoi “effetti collaterali”, purtroppo, toccano sia la terraferma, sia gli ecosistemi marini.
Affronteremo ancora in futuro questo delicato argomento in una nuova “Storia dal mondo”.
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