La vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Fluire è l’essenza dell’accettazione: la capacità di “lasciar andare”, da un lato, e quella di “accogliere” dall’altro. Il problema sorge quando la mente rifiuta di fluire e si arena, quando smette di accogliere ciò che viene e lasciare andare ciò che va. Lasciar andare significa non forzare, lasciare scorrere naturalmente, accettare che alcune cose “sono come sono” e che tentare di cambiarle può precluderci la scoperta di ciò che potrebbe renderci felici. Accogliere, invece, vuol dire concedersi l’opportunità di sperimentare senza alcun pregiudizio, prendersi cura delle proprie emozioni senza farsi limitare da ciò che si prova, di essere curiosi, mettersi al centro della propria esistenza, lasciar andare le vecchie abitudini negative, le credenze distorte su noi stessi e sugli altri, i legami e le situazioni che non ci gratificano. Accettare ed accettarsi vuol dire darsi l’opportunità di vivere il presente facendo del proprio oggi il primo giorno del resto della propria vita. Non serve coraggio per sopportare, ma la forza di lasciare andare. E di fluire.
-Sri Nisargadatta Maharaj
Questo progetto nasce durante la ripresa di un mio periodo difficile in cui ho capito che prendere le cose con più leggerezza e più obiettività allontana i pensieri negativi e l’essere sopraffatti da essi.
Le emozioni principali che provavo erano ansia, paura e tristezza e la prima cosa che volevo fare era liberarmi assolutamente di queste perché ero convinta che non potessi permettermi di provare in quel periodo della mia vita quelle sensazioni, convinta del fatto che mi avrebbero allontanata dai miei obiettivi.
< “Se vuoi liberarti di qualcosa devi prima lasciare che si espanda. Così, se vuoi liberarti dall’ansia, devi lasciare che prosperi dentro di te, senza combatterla, senza fuggire da essa, basta prenderne consapevolezza. Solo allora inizia la trasformazione.” >
Come dice Lao Tzu, fondatore del Taoismo, così è stato. Era un periodo di alti e bassi, giorni in cui sembrava stessi meglio, giorni in cui sembrava andare tutto storto e queste emozioni si ingigantivano e mi opprimevano. È stata la prima volta in cui mi affacciavo a questa realtà, a vivere queste emozioni così intensamente e creava in me un forte disagio che è sfociato nell’allontanare le persone che mi circondavano, amici e parenti. Facevo fatica ad accettare questa condizione e avevo difficoltà a prendere decisioni su come risolvere la situazione.
Ci sono stati dei momenti che mi creavano confusione a tal punto da non sapere cosa fare o che mi limitavano nell’esprimere tutto quello che sentivo di dover dire. È arrivata la solitudine e paradossalmente da lì in poi, senza accorgermene, è iniziato il mio percorso di ripresa. All’inizio ho avuto un approccio menefreghista nei suoi confronti, successivamente si è trasformato in un grande peso è lì ho capito che avevo raggiunto un livello di malessere che mi portava un forte disagio e stress. Una volta percepita la pesantezza della solitudine ho voluto cogliere l’occasione di vederla come una cosa positiva per conoscere ancora di più me stessa.
La svolta è arrivata quando ho imparato a conoscere le mie emozioni, capire e analizzare quali erano le preoccupazioni che realmente mi spaventavano e quindi iniziare un meccanismo di gestione per comprendere al meglio cosa potessi realmente risolvere e cosa no, cosa dover lasciar andare.
To flow descrive il concetto di fluire come essenza dell’accettazione, lasciare andare ed accettare il fatto che alcune cose non si possono controllare. Fluire significa accogliere l’imprevisto come segno di quanto la vita possa essere curiosa. Il non lasciar andare qualcosa è una sorta di equilibrio per detenere il controllo su ciò che ci accade, uno strumento attraverso il quale si pensa di mantenere un certo tipo di potere sulla realtà quando in effetti non è così. Accettando la situazione si smette di combattere contro il dolore iniziando a vedere le cose da un altro punto di vista, con consapevolezza. Chi non riesce ad accettare vive il cambiamento come se fosse qualcosa che porta al degrado e non come un’occasione di crescita.
Il progetto To Flow (2024) è una serie di 27 fotografie realizzate in digitale in formato quadrato, utilizzato per rafforzare la composizione e mantenerla più semplice possibile, eliminando distrazioni facendo sì che il soggetto principale rimanga al centro dell’attenzione.
Davanti all’obbiettivo è stata posta una calza color carne che funge da filtro, come se le immagini non fossero perfettamente a fuoco. In correlazione alla sensazione che si prova quando si attraversa la fase del limbo, cioè quando non si è ancora usciti dalla situazione che genera malessere emotivo ma, allo stesso tempo, non ci si trova neanche più dentro come prima.
Biografia
Roberta Rubini (Siracusa, 1999) dopo aver conseguito il Diploma nel Liceo Linguistico Tommaso Gargallo di Siracusa, si laurea alla LABA di Firenze in fotografia, passione ereditata dal padre. Inizia il suo percorso artistico come autodidatta, scoprendo in quest’arte la possibilità di comunicare quello che non riesce ad esprimere a parole. Tramite la realizzazione di progetti personali rielabora il suo passato e il suo presente per rappresentare sfaccettature di sè, sempre con la voglia di sperimentare tecniche e materiali. Ispirandosi a fatti di vita, libri, film e canzoni spera di trasmettere in chi guarda le sue immagini un senso di unione, cercando di normalizzare le sensazioni ed emozioni provate durante tutta la fase di progettazione.
Mostre e pubblicazioni
2025 Mostra Internazionale, Galleria Dantebus – Florentia Fotografia
2025 Mostra Internazionale, Galleria Dantebus – Margutta Fotografia
2025 Catalogo Florentia Fotografia
2025 Catalogo Margutta Fotografia
2025 Intervista d’Autore – Dantebus
Contatti
E-mail: roberta.rubini.rr@gmail.com
IG: robsph_
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