Noto per aver documentato le mode, gli stili e le celebrità degli anni ’60, Terry O’Neill fu tra i primi a fotografare i Beatles:
«Avevo solo 20 anni ed ero il fotografo più giovane di Fleet Street».
Ha sedotto Brigitte Bardot e sposato Faye Dunaway, ha ritratto la Londra dei Sixties e il mondo del glamour, trovandosi “sempre nel posto giusto al momento giusto”.
O’Neill nacque da genitori irlandesi a Romford , Essex, e iniziò la sua carriera lavorando in un’unità fotografica per una compagnia aerea all’aeroporto di Heathrow di Londra. Sognava di fare il batterista jazz, ma ritrasse senza volerlo il ministro degli Interni mentre dormiva nella sala d’attesa di Heathrow durante una cerimonia della British Airways. Un tabloid comprò le foto e lo assunse. Era il ’59, poco più tardi sarebbe esploso il fenomeno di una gioventù dorata e internazionale. Anche qui possiamo dire che si è trovato al posto giusto nel momento giusto.
O’Neill trovò in seguito un ulteriore impiego a Fleet Street con The Daily Sketch nel 1959. Il suo primo lavoro professionale fu fotografare Laurence Olivier.
Negli anni ’60, oltre a fotografare celebrità contemporanee come Judy Garland, i Beatles e i Rolling Stones, fotografò anche membri della famiglia reale britannica e importanti politici, mostrando un lato più umano di questi soggetti rispetto a quanto solitamente veniva ritratto : le sue fotografie catturano i suoi soggetti in modo spontaneo o in ambientazioni non convenzionali.
“La regina Elisabetta II fu l’unica persona che mi sentii agitato a ritrarre. Cercai un po’ di battute sulle corse di cavalli per rompere il ghiaccio e grazie a Dio rise».
Le fotografie che fece a Elton John agli esordi sono tra le più note. Una selezione è apparsa nel libro Eltonography del 2008.
Con Bowie ci fu un lungo sodalizio anche se non sfociò mai in un ritratto per una cover di un disco del Duca Bianco, eppure le sue immagini per le riviste, quelli dal set del film di Nicholas Roeg (The Man Who Fell To Earth) o le straordinarie immagini del cantante in compagnia di Liz Taylor e William Burroughs, oppure ancora quelli con un grossissimo segugio, posseggono la medesima o superiore valenza ed evocazione. Tutto questo per il frutto di un eccezionale istinto e una innegabile professionalità del fotografo stesso. Più la capacità di infondere una sottile ed educatissima ironia.
Di lui si disse che aveva “tradito” l’Inghilterra per Hollywood, ma bisogna dire che l’America gli donò moltissimo.
Tra le sue immagini più famose sono considerate anche una serie dell’attrice americana Faye Dunaway (all’epoca la sua ragazza) all’alba del 29 marzo 1977, sdraiata accanto alla piscina del Beverly Hills Hotel la mattina dopo aver vinto l’Oscar come migliore attrice per Network , con diversi giornali sparsi intorno a lei e la sua statuetta dell’Oscar in bella mostra su un tavolo accanto al vassoio della colazione. Si narra che Terry passò la notte con lei, per questo riuscì a fotografarla “il mattino dopo”.
Con Faye Dunaway ebbe una lunga relazione e i due si sposarono ma il matrimonio durò poco più di due anni.
“Fu un errore sposarla, non sono tipo da luci alla ribalta e con lei si era sempre sotto i fari, siamo rimasti buoni amici”.
Terry O’Neill ha lavorato per le riviste più prestigiose del mondo tra cui Time, Newsweek, Stern, Bunte, Figaro, The Sunday Times, Vanity Fair, People, Parade, Vogue e molte altre.
C’è chi lo ha definito il primo fotografo capace di rendere lo star system accessibile senza mai fargli perdere l’aura di enigma e curiosità, in molti affermano infatti che Mr. O’Neill è stato l’unico in grado di ritrarre quell’universo scintillante e blindato da una posizione privilegiata.
Ha tenuto numerose mostre e nel 2011 ha ricevuto la medaglia del centenario della Royal Photographic Society per il suo significativo contributo all’arte della fotografia.
Le opere di O’Neill si trovano in musei come il Metropolitan Museum of Art di New York e il Victoria & Albert Museum di Londra.
O’Neill è morto il 16 novembre 2019 nella sua casa di Londra per un cancro alla prostata, all’età di 81 anni.
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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