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SURFACE – The Human Landscape

di PHocus Magazine

Giovedì 30 aprile alle ore 18.30 nello spazio espositivo dello Studio Arti Visive a Matera in via delle Beccherie n. 41 è in programma l’inaugurazione della mostra fotografica “SURFACE – The Human Landscape” di Alessandro Bergamini.

“Surface” raccoglie fotografie tratte dalla serie “Humanity” e da progetti speciali dell’artista 
Alessandro Bergamini, intrecciando pratiche fotografiche con riflessioni su corpo, memoria e 
responsabilità condivisa.

Surface è ciò che affiora quando il viaggio diventa incontro. Dalle profondità del mare ai silenzi 
della neve, dalle steppe della Mongolia alle foreste tropicali dell’Indonesia, fino alle alture del Perù, la terra si svela non solo come spazio fisico, ma come palcoscenico di un’umanità che resiste e 
che si abbraccia. Le immagini di Bergamini raccontano legami invisibili e radici profonde: la terra 
diventa rifugio e i corpi diventano custodi di memoria, identità e relazioni.

Attraversando paesaggi così diversi, Bergamini documenta comunità ed etnie che rischiano di 
scomparire. La sua presenza è rispettosa: entra nei luoghi con delicatezza, partecipa senza 
invadere, osserva senza imporre. La sua fotografia nasce da un’osservazione partecipante, un 
gesto onesto che trasforma la vicinanza in dialogo e il contatto in fiducia. Prima di ogni scatto, 
chiede il permesso e ritrae solo chi è pienamente d’accordo. Alessandro non restituisce solo il 
proprio punto di vista, ma rende anche il punto di vista della cultura, della comunità o dei soggetti 
“studiati” attraverso i loro sguardi.

Nelle fotografie emerge un’ampia gamma di dinamiche relazionali: la varietà di ambienti, i modi di 
vivere differenti dei gruppi fotografati e la natura mutevole dei ruoli e dei legami. Ogni gesto, ogni 
incontro — un abbraccio, una mano che trattiene un corpo o una memoria — diventa soglia etica, 
confine tra individuo e collettività, tra il personale e l’universale.

Le opere, disposte nello spazio espositivo, tracciano un racconto orizzontale che guida lo sguardo. 
L’occhio di Bergamini penetra con delicatezza nella trama silenziosa delle immagini, invitando chi 
osserva a perdersi e ritrovarsi nello stesso istante, tra ciò che rimane impresso nei suoi occhi e 
nella sua mente durante i viaggi.

Pur catturando istanti precisi, le immagini fluiscono tra luoghi e spazi, restituendo la mobilità 
emotiva e culturale dei gesti. Come dice Bergamini, «La luce è una componente molto importante 
perché cattura lo sguardo e crea un’atmosfera attorno ai soggetti. Li “accende”, rendendoli vivi». 
Nel gruppo di opere, la multietnicità degli abbracci diventa un archivio corporeo di gesti e 
conoscenze, mentre la cura emerge come pratica etica capace di generare comunità e dialogo. 
In dialogo con il Mediterraneo — terra storica di incontri e scambi — la mostra costruisce luoghi 
simbolici di protezione, accoglienza e relazione. Qui, la fotografia non solo racconta il mondo: lo 
accoglie, lo custodisce e lo trasforma in un tessuto di connessioni umane, restituendo voce e 
presenza a culture e paesaggi che rischiano di essere dimenticati, sempre attraverso uno sguardo 
rispettoso e partecipativo.

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