fbpx Skip to content

Sulla sovversione non sospetta dell’immaginario – CAPITOLO 4

di Pino Bertelli

IV. La voce di Hind Rajab (2025) di Kawthar ibn Haniyya

« Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba ».

(David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.)

« Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è che noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono ». (Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.)

« Free Palestine è la versione odierna di Heil Hitler », Benjamin Netanyahu (detto anche Bibi o Bobu o Bau Bau), primo ministro di Israele.

La voce di Hind Rajab (in arabo رجــب هــند صــوت?, awt al-Hind Rajab) è un film scritto e diretto dalla tunisina Kawthar ibn Haniyya, autrice di due film di notevole impegno civile, La bella e le bestie (2017) e L’uomo che vendette la sua pelle (2020) che hanno disvelato l’ordalia della vio- lenza istituzionale in Iran e Tunisia. Dopo l’attacco di Hamas contro Israele (7 ottobre 2023)… l’8 ottobre l’esercito israeliano apre i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, dà inizio all’invasione e al brutale genocidio della popolazione palestinese… in due anni di occupazione più di 65.000 palestinesi, tra cui oltre 20.000 bambini, sono uccisi… interi quartieri, ospedali, im- pianti di depurazione dell’acqua rasi al suolo… più di mezzo milione di persone è costretta alla fame… la campagna militare condotta dal governo sionista di Israele è finalizzata alla pulizia etnica dei palestinesi… il genocidio, ricordiamolo, è un atto commesso “con l’intento di di- struggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale” (Rapporto ONU su Gaza del 16 settembre 2025).

La tracotanza del boia precede e segue le atrocità dell’esilio.

Nel ventre di questa carneficina razzista, suprematista, colonialista dei sionisti israeliani… La voce di Hind Rajab racconta una piccola storia ma che contiene l’immensa disumanità perse- guita dai soldati israeliani sugli sfollati, gli orfani, i sopravvissuti con la medesima ferocia dei campi di sterminio nazisti, dei gulag sovietici o dei laogai (campi di “rieducazione”) della Cina moderna… il 29 gennaio 2024, la macchina degli zii di Hind Rajab, una bambina di cinque anni e tre cugini, è crivellata di colpi da un carro armato israeliano… Hind e la quindicenne Liyan Hamada sopravvivono alla pioggia di proiettili… Liyan telefona alla Mezzaluna Rossa, poi viene uccisa e Hind continua a chiedere aiuto ai centralinisti della Mezzaluna Rossa (che registrano tutto e un estratto si può ricercare in internet)… un’ambulanza della Mezzaluna Rossa attraver- sa la zona assediata dall’esercito israeliano per soccorrerla… il 10 febbraio sia Hind Rajab che i paramedici andati in suo supporto sono trovati assassinati. I fatti sono questi. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che l’omicidio di Hind Rajab è un crimine di guerra.

La voce di Hind Rajab è l’effigie di un riscatto etico che disvela tutte le malvagità del governo sionista di Israele — e se verrò tacciato da antisemita non m’importa un cazzo —… riconosco la mia affezione verso gli affamati, gli sfruttati, gli oppressi della Terra e il loro diritto a insorgere

e lottare contro i carnefici di tutte le guerre. L’intelligenza nevrastenica dei sionisti è una bara appesa alle pagine della Torah, dove tutte le lacrime delle mamme palestinesi hanno il colore dell’annegamento e lì naufragano anche tutte le aureole della “terra promessa”. Una cosa è scoprire Dio attraverso i travagli personali, un’altra scoprire l’efferatezza del male attraverso gli aguzzini israeliani che in nome di Dio distruggono ogni forma di speranza di un popolo che non rinuncia a sognare di vivere nella propria terra e di avere il diritto di avere diritti.

La regista Kawthar ibn Haniyya costruisce il film intorno alla telefonata della bambina alla Mez- zaluna Rossa… come abbiamo già detto… il 29 gennaio 2024 gli operatori della Mezzaluna Ros- sa a Ramallah ricevono la richiesta di soccorso di Liyan, intrappolata in macchina assieme a Hind Rajab… gli zii e due cugini sono stati uccisi dalle bombe di un carro armato israeliano… quando anche Liyan viene ammazzata, Hind, ferita alla schiena e alle gambe, ne prende il posto. Gli operatori restano in contatto telefonico con lei (la telefonata dura 70 minuti e la bambina chiede per 15 volte assistenza al centralinista), mentre un’ambulanza della Mezzaluna Rossa attraversa la zona assediata dall’esercito israeliano per portarle sostegno. Saranno tutti trucidati senza un filo di pietà.

Il taglio televisivo di La voce di Hind Rajab è essenziale, diretto, asciutto… gli attori che inter- pretano gli operatori della Mezzaluna Rossa restituiscono una veridicità che sprofonda nell’im- potenza e al contempo mostrano l’immagine forte di una resistenza al presente… interagiscono con Hind, che non si vede mai, se non sulla chiusa del film… la regista inserisce le riprese reali del ritrovamento dell’auto distrutta, dell’ambulanza saltata in aria, dell’estrazione dei cadaveri che la regista “sfoca” con grazia… la distanza tra gli operatori e i rottami della macchina dove è stata uccisa Hind e i suoi familiari è di solo 8 minuti… tuttavia i soldati israeliani non permetto- no nessuna risoluzione di salvataggio della bambina… negli smartphone, nei monitor della Mezzaluna Rossa circolano le immagini e le voci vere degli scempi israeliani. La voce di Hind Rajab segna il superamento delle tornate televisive o inchieste o interviste sempre giocate sulla bonomia del pubblico serale, dei social network, del documentarismo d’accatto che mette tutti d’accordo o in apparente disaccordo con l’ipocrisia dei governi di fronte al genocidio della Striscia di Gaza.

L’italietta catto-fascista — rappresentata da una piccola sguattera schizofrenica e dei suoi acco- liti in vibrante attesa d’indossare la camicia nera — è una delle poche nazioni che non hanno ri- conosciuto lo Stato di Palestina ed è del tutto complice con l’invio delle armi ai criminali di Israele. Da ogni angolo della Terra però si muovono pezzi di società indignata che se ne frega- no delle istituzioni e dei pagliacci della politica di destra e di sinistra che vorrebbero uniformare il libero pensiero sui loro venti di guerra… e si riversano nelle strade o in missioni internazionali di Flottille che portano aiuti umanitari a Gaza con arditezza e determinazione, e chiedono giu- stizia e libertà per il popolo palestinese… tra il 1° e il 2 ottobre 2025 l’esercito israeliano ha se- questrato la Global Sumud Flotilla, composta da oltre 40 imbarcazioni e oltre 400 attivisti pro- venienti da 44 paesi, carcerati nel porto di Ashdod e disposto l’espulsione dal suolo israeliano. L’oscenità della distruzione del governo sionista di Israele sembra non conoscere gli accenti o gli aggettivi di Shakespeare sul potere… tutta roba tra tarati mentali, burattini e servi… niente di più… Dostoevskij aveva capito tutto, il potere è solo una questione di demoni e di santi… ed è sempre in flagrante delitto d’ottimismo, ecco perché va contestato, contrastato, avversato… per anticiparne la fine.

I sionisti sono sempre in anticipo sui loro escrementi, proprio come i tiranni (ancora impiantati nelle ideologie naziste, fasciste, comuniste che aleggiano nella vecchia Europa, più ruffiana di una puttana senza clienti), si sono appuntati sul petto la croce uncinata che aveva cercato di an- nientare la dignità delle vittime della Shoah, spazzare via un’etnia… e si sono eretti a giustizieri di una terra-mondo che hanno rubato, invaso e sconvolto… un governo che produce simili effe- ratezze è prossimo alla sua fine. Calembour di un mio amico ubriacone di porto che non difetta- va d’intelligenza e aveva sempre un libro di Nietzsche in tasca: In fondo un governo senza idioti sarebbe noioso quanto uno zoo senza iene. Quando si ha la sfortuna di aver letto molto, visto molti documentari, molti film e/o inchieste storiche sulle dittature che hanno commesso geno- cidi mai troppo studiati, semmai seppelliti nei sottoscala dei servizi segreti, nelle università, nei libri di storia dei vincitori d’ogni paese… si è capito che i dittatori durano quanto durano le soggezioni dei popoli… a volte bastano cinque minuti di verità da disingannati per destituire i responsabili di catastrofi esemplari — diceva una lavandaia che aveva fatto la staffetta partigiana e aveva uno sguardo che bucava le stelle, mentre si prendeva l’amore di un ragazzo quattordi- cenne tra le pile comunali e lo schiudeva alla vita —… il potere è l’infinito messo alla portata di un barboncino (da e con E.M. Cioran)… e si avvale di dementi in potenza per giustificare le sue forche di saggezza… i tenutari dei governi non lo sanno ancora ma verrà il tempo in cui saranno appesi a testa in giù, come è stato giusto per i loro apostoli o eroi da operetta.

La voce di Hind Rajab ha vinto il Leone d’argento alla 82ª Mostra internazionale d’arte cine- matografica di Venezia ed è stato scelto come candidato tunisino all’Oscar per miglior film straniero nel 2026. Occorre dire che il film di Kawthar ibn Haniyya ha potuto avere una certa circuitazione perché tra i produttori esecutivi hanno voluto partecipare attori e registi (Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer, Alfonso Cuarón) che si sono schierati dalla parte del cinema come denuncia sociale… è una co-produzione franco-tunisina tra la Mime Films e la Tanit Films di Nadim Shaykhruha, assieme alla statunitense RaeFilm Stu- dios d’Odessa Rae e la britannica JW Films di James Wilson. È stato distribuito nelle sale ita- liane da I Wonder Pictures a partire dal 25 settembre 2025. A Venezia la giuria del festival premia con il Leone d’oro il filmetto di Jim Jarmusch, Father Mother Sister Brother, che a parte la notevole interpretazione di Tom Waits, resta la scolorita illustrazione di un’America sfumata nelle tristezze familiari… filmate cento volte come cartoline d’auguri e nell’insignificanza di qualcosa che — a vedere in vitro — non va oltre a esercizi di ammirazione per una società nem- meno troppo raffinata.

La Giuria internazionale del Concorso Venezia 82, presieduta dal regista e sceneggiatore statunitense Alexander Payne — coadiuvato dal regista e sceneggiatore francese Stéphane Brizé; della regista e sceneggiatrice italiana Maura Delpero; dal regista, sceneggiatore e produttore rumeno Cristian Mungiu; dal regista e scrittore iraniano Mohammad Rasoulof; dall’attrice, scrittrice e sceneggiatrice brasiliana Fernanda Torres, dall’attrice cinese Zhao Tao… non ha tenuto conto dell’ovazione di 23 minuti e 50 secondi che il pubblico ha tributato al film di Kaw- thar ibn Haniyya e ha preferito premiare un film dove l’eccesso di vanità strutturale riporta a un cimitero di mendicanti da tappeto rosso o di artisti imbecilli… ci stupisce non poco che questi fantocci da festival non si siano a https://www.anbamed.it/2025/01/29/ad-un-anno-dallucci- sion-di-hind-rajab/ ccorti della macelleria estatica dei probi giannizzeri israeliani in La voce di Hind Rajab… l’erranza di una disperazione che farebbe ammutolire financo il canto degli usi- gnoli sugli alberi di melograno o la romanza L’amour est un oiseau rebelle della Carmen di Georges Bizet… si sono accodati ai pallori di un cinema inginocchiato a un Dio del mercato lebbroso di successo e di consenso, dove bassura e crimine sono la stessa cosa… piccole mario- nette sepolte sotto l’agonia di una rosa.

La voce di Hind Rajab, lo ribadiamo, è un dialogo innestato contro un impero di morte e il ve- leno profetico dei sionisti israeliani che fanno del fanatismo un fervore ineluttabile della devastazione… le parole della bambina al telefono “accendono, spengono, accarezzano, pugnalano al cuore, curano e fanno sanguinare, uccidono e resuscitano… le parole rosse come il sangue, bianche come la luna” (Simone Weil)33 narrano il viaggio di chi non ha più le ali per volare nei propri sogni, nei propri desideri, nei propri bisogni… sono le parole-immagini inaspettate che ti cambiano la vita o ti fanno mettere la testa sotto la sabbia… parole-immagini che si elevano in un’elegia dello spiazzamento, del disincanto, della sovversione dell’immaginario che ti fanno scoprire un’anarchia dei sentimenti struccati… non servono parole-immagini per odiare, ma parole-immagini senza finzione, parole-immagini che avvicinano gli uomini ad amare la vita e parole-immagini per amare e farsi amare… madrigali di giustizia, di libertà e di bellezza per riempire di luce le lacrime dell’innocenza negata e scoprire la nobiltà del mondo.

 

33 – Simone Weil, La forza delle parole, Wudz Edizioni, 2025

Hind Rajab, cinque anni
La macchina dove sono stati uccisi gli zii e tre cugini di Hind Rajab
Condividi

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X