III. Restiamo umani: una deriva cinematografica/clandestina in Palestina e Israele
Ci sono stato sì! Ci sono Stato in Israele e in Palestina… con la mia compagna di vita Paola, documentarista dei miei lavori fotografici, e i registi Fulvio Renzi e Luca Incorvaia… era il 2013… avevamo girato mezzo mondo per realizzare (con mezzi limitati) il film Restiamo umani – The Reading Movie, tratto dal libro di Vittorio Arrigoni (25), Gaza. Restiamo umani… un diario giornaliero dei 22 giorni di massacri commessi dall’esercito israeliano contro il popolo palestinese, nell’operazione militare denominata “Piombo fuso”… gli israeliani uccisero più di 1200 civili e oltre 400 bambini palestinesi, le vittime civili israeliane, furono 4. Arrigoni era un pacifista, reporter e scrittore un po’ esuberante… aveva lavorato con organizzazioni non governative in diverse parti della Terra e nel 2002 viene inviato dall’International Solidarity Movement nella striscia di Gaza… nelle sue corrispondenze (anche in internet) avanzava forti critiche allo Stato sionista di Israele, alle corruttele di Al-Fatah in Cisgiordania e alla politica autoritaria-teocratica di Hamas (oltre all’acquiescenza con Israele di noti giornalisti dello schermo televisivo e qualcuno disse: “La Palestina va rasa al suolo”… per i lettori più curiosi: andate a cercare in Rete, c’è da ridere o piangere di tanta leggerezza o disonestà intellettuale). Il 14 aprile 2011 Arrigoni fu rapito e ucciso da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all’area Jihādista salafita che lo accusavano di essere entrato a Gaza “per diffondere la corruzione”… in cambio della sua liberazione chiedevano la scarcerazione del loro capo, lo sceicco Abu al Walid al Maqdisi e di alcuni militanti Jihādisti detenuti nelle carceri palestinesi. Il cadavere di Arrigoni venne ritrovato il giorno successivo dalle milizie di Hamas nel corso di un blitz in un’abitazione di Gaza. Il silenzio cade sulla storia dei servizi segreti d’ogni nazione e la dimenticanza e la professione più praticata di politici e militari dove tutto è possibile e niente si concretizza per essere vero. Credere è un dono da tarati, cessare di credere che la civiltà si sia evoluta sulla lingua di una mitragliatrice è ciò che mi ha impedito di non smettere di conferire a un’altra concezione del mondo: ho un debole per le rivoluzioni, anche di quelle votate all’insuccesso!… poiché è davanti al maglione arrossato di sangue di un amico ucciso, armi in pugno, contro il fascismo montante, si capisce la parte contro la quale stare.
Restiamo umani – The Reading Movie è la narrazione dei 19 capitoli del libro di Arrigoni letti da intellettuali, artisti, politologi, storici, avvocati, reporter, attori, musicisti, premi Nobel, preti, partigiani, rabbini, arcivescovi, firmatari della Dichiarazione Universale dei Diritti umani (tra i quali Stéphane Hessel, Noam Chomsky, Roger Waters, Mairead Corrigan, Don Andrea Gallo, Moni Ovadia, Ronnie Barkan, Norman Finkelstein, Ilan Pappé, Rabbi David Weiss)… nel saggio critico che accompagna il film abbiamo scritto: “Ai politici di Israele e ai governanti della civiltà dello spettacolo — sostenuti dai grandi imperi finanziari — vogliamo ricordare che i vertici inauditi raggiunti dalla violenza umana ad Auschwitz e Hiroshima hanno cambiato la storia dell’umanità… lo sterminio di massa nei campi nazisti, le bombe nucleari (dell’esercito americano in Giappone), il genocidio dello Stato sionista di Israele sul popolo palestinese, sono il cadavere che si portano nella stiva che non va dimenticato ma nemmeno riprodotto… sono esempi tragici, orrori, ingiustizie, etnocidi ripetuti a danno di grandi pezzi di umanità… opera di poteri decentrati in terrorismi sovranazionali, guerre globali, guerre locali, guerre tribali, conflitti religiosi, torture, rivolte destabilizzanti, ricatti per la conquista dell’acqua, del petrolio, dell’oro, dei diamanti… che continuano a riprodurre mostri (…).
La violenza al servizio di uno Stato, un tiranno o una potenza imperialista giustifica un sistema finanziario iniquo e rapace che (attraverso la dittatura dei media) fa spettacolo di sé. D’altro canto “la violenza è inerente alla cultura… la cultura viene canonizzata e conservata con la violenza e mette a disposizione degli uomini i mezzi della distruzione. Lungi dal trasformare il genere umano attraverso un progresso morale, la cultura moltiplica il potenziale della violenza, le fornisce opere e istituzioni, idee e giustificazioni” (Wolfgang Sofsky 26). Potere, potenza, autorità, forza, violenza… si fondono in leggi, educazioni, culture, religioni e regolano l’esistenza di tutti. Noam Chomsky (27) sostiene che il 99% dell’umanità è preda dell’1% dei rapaci dell’economia/politica e gli uomini non possono raggiungere la propria liberazione se non con l’ammutinamento, lo sdegno, la sommossa sociale come mutamento efficace dell’esistente. Tutto vero. Tolstoj (28), Gandhi o Simone Weil hanno affermato che con la pratica della non violenza possono crollare imperi e il raggiungimento della pace non può essere ottenuto con i mezzi che la negano”. Forse… andatelo a dire alle donne e ai bambini trucidati in tutte le guerre passate e attuali… sotto lo splendore delle oligarchie finanziare, guerrafondaie, complici con i governi dei Paesi forti si cela, nemmeno troppo bene, un mondo di desolazione del quale vi risparmierò i particolari, poiché la loro persistenza negli orrori della guerra è sotto gli occhi di chi vuol vedere chi sono le vittime e chi i carnefici.
I politici hanno interpretato il mondo a colpi di fucile e indici delle Borse, tocca agli uomini e alle donne che hanno preso nelle mani le loro teste, dirottarlo verso la ricerca della felicità comune… del resto, “l’infelicità della società è lo scopo dell’economia politica” (Karl Marx) e la massima aspirazione della ragione di Stato è quella di reprimere ogni insurrezione dell’uguaglianza… è difficile continuare a essere governati in questo modo e a questo prezzo, ma solo in virtù di una diffusa indignazione radicale si può inceppare e infrangere un’economia/politica plasmata e organizzata da secoli a beneficio dei ricchi. Atti di disobbedienza civile, strappi della politica istituzionale (rigettare la partecipazione alla farsa elettorale disposta contro le prerogative di vivenza degli ultimi), ribaltamenti sociali o azioni dirette non violente o attive… la ricerca di un autogoverno non gerarchico ma partecipativo o, più ancora, la realizzazione di una democrazia diretta o di mutuo aiuto (che non temiamo di definire “anarchica”), sono al fondo di ogni progresso reale… la storia insegna che quando gli uomini e le donne si sono accorti della loro sete di bellezza e di giustizia, sono insorti e hanno abbattuto oppressioni, disuguaglianze e ingiustizie, e questo è stato possibile perché hanno agito come cittadini e non come sudditi. C’è un tempo per seminare e un tempo per falciare, un tempo per raccogliere e un tempo per vivere tra liberi e uguali tutto da conquistare… forse siamo dei sognatori? Sì siamo dei sognatori! Vogliamo tutto quello che appartiene alla capacità intellettiva dell’uomo… una terra dove tutti sono re perché nessuno è servo, dove la ricchezza è ridistribuita tra i popoli e ciascuno e tutti possano conoscere finalmente la libertà, la bellezza e la felicità: il nostro tempo”. Restiamo umani. The Reading Movie (29) è un documento storico del crimine perpetrato dal governo sionista di Israele contro il diritto alla vita di un popolo.
Mentre giravamo il film Restiamo umani. The Reading Movie in Palestina e Tel Aviv… abbiamo conosciuto palestinesi e israeliani che combattevano contro l’arroganza dell’esercito israeliano… uomini, donne, giovani che manifestavano apertamente il dissenso… contrastavano la scuola dei tiranni, si contrapponevano con ogni mezzo utile agli assassini in formato grande e cercavano di mettere fine alla colonizzazione dei sionisti… mostravano che il totalitarismo dello Stato di Israele sarà stato tutto, tranne che intelligente! Non ci siamo fatti mancare niente nella nostra deriva cinematografica/fotografica in Palestina e Tel Aviv… nemmeno di accogliere in macchine recuperate al momento, padre e figlio feriti e bruciati dai soldati israeliani e li abbiamo portati clandestinamente in un ospedale (dal quale non si sapeva se ne sarebbero usciti), e da lì presi in amorevole custodia da persone che li hanno riportati in Palestina… una piccola cosa, certo, tuttavia ricordo le loro facce e i loro abbracci fraterni che ci ringraziavano… chi ha provato l’umiliazione non la scorderà mai e in quegli incontri tremanti c’erano tutte le loro sofferenze e la fierezza di genti in lotta per la propria libertà.
Mi era già capitato di lavorare con i dannati in rivolta della Palestina… nel 1994… quando pubblicai nella nostra casa editrice (Traccedizioni) i fumetti di Handala nel volume No al silenziato re di Naji Al-Ali… la prefazione era di Saad Kiran e l’introduzione di Vauro Senesi… l’intera edizione fu consegnata ai giovani palestinesi esuli in Italia e contribuì a raccogliere fondi per le spese legali dei detenuti politici, ostaggi delle prigioni israeliane. Era la prima edizione europea dei fumetti di Handala… un bambino a piedi nudi e toppe sui vestiti lacerati… si mostra sempre di spalle: “Volta le spalle a chi a chi ha voltato le spalle al dolore dei palestinesi e guarda, le vicissitudini della sua gente che Naji disegna con amore” (Vauro). Handala guarda un nimbo di annientamenti e si volgerà verso i lettori soltanto quando la cosmogonia della sofferenza non sarà finita.
Le vignette-commento o le vignette-messaggio di Naji Al-Ali (30) incontrano uno straordinario consenso tra gli arabi ma il disegnatore viene sovente allontanato dai giornali e costretto a pubblicare dove poteva e diceva: “Quando non trovo più un giornale che mi ospita, posso continuare a disegnare sulla spiaggia, sugli alberi o sul vento”… il grande poeta palestinese Mahmud Darwish ha scritto di Naji Al-Ali: “Solo lui riesce a scegliere per poi distruggere e far esplodere.
Nessuno assomiglia a lui… però lui assomiglia a milioni di cuori perché è semplice: è un evento straordinario… di eccessiva umanità”. Handala è un bambino palestinese di circa 10 anni che non vuole crescere sotto la spietatezza degli invasori… ha capelli irsuti, piedi nudi, mostra sempre le spalle e tiene le mani intrecciate dietro la schiena… la testa di Handala sembra un sol dell’avvenire, i capelli sono radi e acuminati come quelli di un riccio in posizione di difesa… ha i piedi nudi come i bambini poveri dei campi profughi di ogni dove… disapprova ciò che accade in Palestina e ogni guerra nel mondo contemporaneo… Handala non è solo il bambino-simbolo della lotta di liberazione della Palestina, testimone sdegnato dell’occupazione dell’esercito sionista, è anche un testimone irriverente degli orrori di tutte le guerre dove le vittime designate sono bambini, donne e civili… chi tortura, imprigiona, stermina il passato di un popolo è il possessore della reminiscenza non solo di quel popolo ma dell’intera società a venire.
Naji Al-Ali descrive Handala (31) così: “Inizialmente era un bambino palestinese, ma il suo significato si è sviluppato con un orizzonte prima nazionale, poi globale e umano. È un semplice bambino povero, e questa è la ragione per la quale le persone lo hanno adottato e lo sentono come simbolo della loro coscienza”. L’utopia libertaria di Handala esige un’epoca dell’uguaglianza che infranga l’epoca del terrore… in fondo “l’idea degli anarchici di annientare qualsiasi autorità resta tra le più belle che mai siano state concepite (…) Tutto si sta degradando. Perfino i nostri attentati, in confronto ai loro, hanno perduto in qualità: quelli che di quando in quando ci si degna ancora di commettere mancano di quello fondo di assoluto che riscattava i loro, eseguiti sempre con tanta cura e con tanto brio! Non c’è più nessuno oggi che lavori, con l’aiuto delle bombe, all’instaurazione dell’armonia universale” (E.M. Cioran 32). Le parate dei capi di Stato sui falsi tavoli della pace sono orchestrate per far sentire i popoli consustanziali ad esse… intanto i trionfi delle guerre riducono gli impulsi spontanei alla giustizia sociale a penitenze… avviano l’apprendistato della macellazione dei popoli occupati, colonizzati, annientati che i ministeri delle chiacchiere riducono a spettacolo televisivo.
Naji Al-Ali nasce nel villaggio palestinese di Al-Shajara (tra Nazareth e il lago di Tiberiade), raso al suolo dai coloni sionisti nel 1948. Sopravvive al massacro e trova rifugio nel campo profughi di Ein Al-Hilwe nel sud del Libano… vive in estrema povertà con la sua famiglia. Nei primi ani ’60 è incarcerato per motivi politici e inizia e disegnare. Pubblica le sue striscie/vignette sulla rivista libanese Al-Hurriyyen e il giornale Assafir, un foglio della sinistra libanese e araba… la visione critica di tutti i regimi di Naji Al-Ali era scomoda anche all’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e fu costretto all’esilio a Londra, dove viene ucciso con un colpo di pistola col silenziatore davanti alla sede del quotidiano kuwaitiano Al Qabas il 22 luglio 1987, sparato alla tempia destra da un ricercatore palestinese dell’Università di Hull, originario di Gerusalemme. Naji Al-Ali muore senza riprendere conoscenza il 29 agosto 1987. L’assassinio sembra essere stato orchestrato o dall’Olp o dal Mossad, la verità è rimasta nei cassetti blindati dei servizi segreti israeliani. La conoscenza non vola a favore dell’umanità, semmai è seppellita nel deserto della politica di Stato e lì resta insieme a stragi, ecatombi, fosse comuni… senza la mancanza di rimpianti.
25 – Vittorio Arrigoni, Gaza. Restiamo umani, Manifestolibri, 2009
26 – Wolfgang Sofsky, Saggio sulla violenza, Einaudi, 1998
27 – Noam Chomsky, Siamo il 99%, Nottetempo, 2012
28 – Lev Tolstoj, La schiavitù del nostro tempo. Scritti su lavoro e proprietà, a cura di di B. Bianchi, Orthores, 2011; Mohandas K. Gandhi, Teoria e pratica della non violenza, Einaudi, 2006; Simone Weil, Riflessioni sulle cause e dell’oppressione sociale, Adelphi, 1983
29 – Restiamo umani: The Reading Movie (2012) di Fulvio Renzi e Luca Incorvaia, saggio critico di Pino Bertelli, Il Manifesto, 2014
30 – Naji Al-Ali, No al silenziatore, Traccedizioni, 1994
31 -Naji Al-Ali, Handala un bambino in Palestina, traduzione di Ercole Leo, Marotta&Cafiero editori, 2022
32 – E.M. Cioran, Storia e utopia, Adelphi, 1982

Pino Bertelli è nato in una città-fabbrica della Toscana, tra Il mio corpo ti scalderà e Roma città aperta. Dottore in niente, fotografo di strada, film-maker, critico di cinema e fotografia. I suoi lavori sono affabulati su tematiche della diversità, dell’emarginazione, dell’accoglienza, della migrazione, della libertà, dell’amore dell’uomo per l’uomo come utopia possibile. È uno dei punti centrali della critica radicale neo-situazionista italiana.
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