UNA DANZA TRA LUCE, CORPO E ARTEFATTO
Questo progetto prende forma in uno spazio che precede l’immagine e la supera: un luogo fatto di respiro, attrito e resistenza. Strati di Invisibile è una serie di autoritratti in cui il corpo dell’artista diventa superficie sensibile, territorio attraversato da forze contrapposte, soglia fragile tra natura e artificio. Qui il lightpainting non è ornamento né virtuosismo tecnico, ma un atto necessario, quasi istintivo, che incide lo spazio come una scrittura temporanea.
L’ispirazione nasce da una tensione profonda: l’impossibilità, oggi, di separare la natura dall’intervento umano. La plastica — presenza silenziosa e pervasiva — entra nell’immagine come materia estranea che soffoca, avvolge, altera. Non è un simbolo dichiarato, ma un corpo estraneo che si insinua, come accade nel mondo reale. In questi autoritratti, l’artista assume il ruolo di Madre Natura non per rappresentarla, ma per abitarla, portandone sul proprio corpo il peso e la vulnerabilità.
La luce si muove, scivola, serpeggia. Non definisce i contorni: li mette in crisi. I segni luminosi attraversano il volto e la figura come correnti instabili, generando una danza in cui nulla è mai definitivamente fissato. Il tempo fotografico si dilata e si stratifica, rendendo visibile ciò che normalmente sfugge: il passaggio, la trasformazione, il conflitto. Ogni immagine è il risultato di un equilibrio precario tra controllo e abbandono, tra gesto consapevole e accadimento imprevedibile. Il volto emerge spesso solo in parte, ma gli occhi restano, ostinati. È in quello sguardo che si concentra la forza più dirompente del progetto: uno sguardo che non chiede, ma trattiene; che non implora, ma espone. Uno sguardo che osserva lo spettatore e lo rende parte del processo, chiamandolo a una responsabilità emotiva prima ancora che razionale.
Strati di Invisibile dialoga con la fotografia contemporanea ma ne scardina i confini, avvicinandosi alla performance, alla pittura di luce, alla dimensione rituale. La plastica e la luce coesistono come elementi antagonisti: una toglie respiro, l’altra tenta di restituirlo. In questa tensione si genera l’immagine, non come risposta, ma come esperienza.
Il progetto non propone una narrazione lineare né una denuncia esplicita. Sceglie invece la via dell’empatia, dell’impatto sensoriale, della risonanza emotiva. Madre Natura, qui, non è un’icona distante né una vittima silenziosa: è una presenza viva, che resiste, guarda, ricorda. E attraverso la luce, lascia una traccia — fragile, effimera, ma impossibile da ignorare.
BREVE BIO & CONTATTI
Diana Bovoloni è una fotografa e artista visuale attiva dal 2005, con un percorso che attraversa fotografia professionale e ricerca artistica contemporanea. Il suo lavoro si muove tra progetti commerciali e corporate, campagne di comunicazione e una pratica autoriale centrata sul corpo, sulla luce e sulla dimensione performativa dell’immagine.
Specializzata in lightpainting art, ha sviluppato nel tempo un linguaggio visivo riconoscibile e sperimentale, frutto di una formazione internazionale con artisti di riferimento come Gunnar Heilmann, Tom Hill e Sam Hauzé. La luce diventa nel suo lavoro materia viva, gesto, traccia temporanea capace di trasformare il tempo fotografico in esperienza sensibile.
Accanto alla ricerca artistica, Bovoloni collabora con aziende e realtà professionali di rilievo, contribuendo a produzioni visive a diffusione internazionale, tra cui progetti realizzati per Monte Rossa e per il Team MotoGP Honda LCR.
È al secondo mandato quadriennale come membro del Direttivo di TAU Visual – Associazione Nazionale Fotografi Professionisti, uno dei principali organismi italiani dedicati alla tutela e alla rappresentanza del lavoro fotografico. Un ruolo che riflette una profonda conoscenza del settore e un impegno attivo nel dialogo tra pratica, cultura e professione.
Il suo lavoro è stato esposto in contesti di arte contemporanea a Bologna e Firenze ed è incluso nell’Archivio dell’Autoritratto Fotografico del Museo di Senigallia, oltre a essere citato nel volume Il Corpo Solitario – L’autoscatto nella fotografia contemporanea di Giorgio Bonomi. È stata inoltre l’unica artista visiva performer alle ultime due edizioni di TEDxBrescia, dove ha presentato performance live di lightpainting.
Parallelamente alla pratica artistica, Diana Bovoloni è Docente certificata Mindfulness Educators e Coach, specializzata in gestione dello stress, processi creativi e presenza mentale. Queste competenze confluiscono in una metodologia didattica che integra consapevolezza, corpo e creazione, rendendo la fotografia non solo un mezzo espressivo, ma un’esperienza trasformativa.
insta: lightpaintingbrescia
mail : personale@dianart.it
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