È difficile dire se sia davvero il bacio più celebre di sempre nella storia della fotografia. Di sicuro, però, quel momento rubato alla folla e al traffico cittadino di Place de l’Hôtel de Ville a Parigi merita a pieno titolo un posto sul podio. A firmare l’iconico scatto è Robert Doisneau, il maestro dello sguardo a cui il Palazzo dei Musei di Modena rende omaggio a partire dal 24 settembre, fino al 24 gennaio 2027.
Promossa dal Comune di Modena e prodotta da Silvana Editoriale, la mostra è pensata per svelare l’essenza di un’opera che ha come costante la ricerca della felicità nei dettagli di tutti i giorni. “Questa mostra parla a tutti e prosegue la caratterizzazione che intendiamo dare a questa ala del Palazzo dei Musei: esposizioni che possano catturare l’interesse dei modenesi come dei tanti turisti che scelgono la nostra città in tutti i periodi dell’anno”, dichiara il Sindaco di Modena Massimo Mezzetti. “Robert Doisneau amava l’umanità e ha dedicato la sua vita a ritrarla con partecipazione emotiva negli scatti che ha realizzato. Credo che anche questo sia uno degli aspetti del successo universale della sua fotografia.”
Un dialogo tra interni e strada
Pioniere della fotografia umanista francese e del reportage di strada insieme a Henri Cartier-Bresson, Doisneau ha dedicato la vita a immortalare l’umanità minuta di Parigi e dei suoi dintorni, cogliendo con discrezione la spontaneità di ogni gesto ed emozione. L’esposizione sceglie di non seguire un rigido ordine cronologico o tematico, creando un dialogo continuo tra scene d’interno e di strada: catene di montaggio, banconi di bar, portinerie, feste di paese, jazz club e aule scolastiche. Dai lavori commissionati al suo girovagare senza meta per le vie parigine emerge un’attitudine mentale unica, evidente anche negli scritti e nelle didascalie autografe: uno stile visivo che fonde grazia, ironia e una libertà espressiva dai tratti quasi surrealisti.
Curata da Gabriel Bauret, la mostra raccoglie 135 stampe ai sali d’argento in bianco e nero, di cui una parte vintage, provenienti direttamente dall’Atelier Robert Doisneau di Montrouge. In quel laboratorio il fotografo ha sviluppato, custodito e amato i suoi scatti per oltre cinquant’anni, fino alla scomparsa nel 1994, lasciando in eredità un immenso patrimonio di quasi 450.000 negativi.
Nelle parole di Doisneau
Il racconto di Doisneau è delicato, mai invadente, sempre complice nei confronti dell’animo umano, e si fa quasi affettuoso quando mette a fuoco bambini e giovani innamorati. “Cercavo solo di rappresentare un mondo in cui mi sarei sentito a casa”, ha raccontato l’artista, “un luogo abitato da persone gentili, capace di restituirmi la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie immagini servivano a dimostrare che un posto del genere poteva esistere davvero.”
E aggiungeva: “Amo la gente per le sue imperfezioni. Mi sento a mio agio tra le persone comuni. Ci parliamo: si comincia commentando il tempo e poi, senza accorgersene, si passa a ciò che conta davvero. Quando le fotografo non mi comporto da osservatore freddo che analizza un vetrino al microscopio. È uno scambio profondamente umano, ed è meraviglioso accendere i riflettori su chi di solito vive nell’ombra. Il fotografo deve assorbire la poesia del momento come una carta assorbente; la tecnica deve diventare un gesto istintivo, quasi biologico.”
Dalla periferia parigina alla Resistenza
Nato nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, Doisneau muove i primi passi come apprendista nello studio di un fotografo pubblicitario. Il suo interesse si sposta ben presto sui quartieri popolari e le periferie della capitale, ritratti distribuiti poi dall’agenzia Rapho, di cui diventa una figura centrale. Durante il secondo conflitto mondiale mette le sue competenze al servizio della Resistenza, falsificando documenti per i ricercati. Finita la guerra, firma diversi servizi per Vogue e nel 1949 pubblica “La Banlieue de Paris” insieme allo scrittore e amico Blaise Cendrars: un’opera fondamentale che inaugura una lunga serie di narrazioni visive sulla vita periferica, raccontata sempre con profonda empatia e un’inconfondibile vena di ironia.
Informazioni pratiche
La mostra è allestita al Palazzo dei Musei, in viale Vittorio Veneto 9 a Modena, dal 24 settembre 2026 al 24 gennaio 2027. Orari: dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00, biglietteria chiusa 30 minuti prima; lunedì chiuso. Sono previste aperture speciali il 7, 24, 25 e 31 dicembre 2026 e l’1 gennaio 2027 (orari dedicati consultabili sul sito ufficiale). Biglietti: Open 15 euro (solo online), intero 13 euro, ridotto 11 euro, scuole 4 euro. Visite guidate di 60 minuti: 8 euro a persona, 80 euro per gruppi scolastici (110 euro in lingua), 110 euro per gruppi non scolastici (140 euro in lingua). Tutte le informazioni su visitmodena.it/mostra-doisneau.
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