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Road to Nordkapp – Quarantesima tappa: Normaling

di Emanuele Mei

Martedì ore 9.00

Mi alzo solo con un pensiero. Cambiare il copertone. Mi convinco che sia quella la causa di 2/3 delle difficoltà incontrate finora. Non tanto per i raggi spezzati, quelli dipendono del peso e dalla geometria della bici che è palesemente studiate per fare altro, ma quanto per le camere d’aria bucate. Diciamoci la verità, forse è lui che porta un po’ sfiga!
Prendo la bici e la trascino a mano fino a casa del pusher dei copertoni. E’ una villetta parecchio fuori dal centro, in un quartiere isolato. E’ costruita in legno, è rossa ed è incorniciata di bianco come nove decimi delle costruzioni che ho incrociato in Svezia. Bene, almeno non da nell’occhio, visto che parliamo di un pusher. Il quartiere non è per nulla curato. Nel giardino del ricettatore di biciclette ci sono diversi scheletri di auto di ogni epoca. Il clima tetro e la nebbia aiutano a mantenere un’atmosfera spettrale. Sembra di essere di fronte all’abitazione di un vero pusher a North Philly, o peggio ancora ad Anacostia, Washington DC, dove, per esperienza personale, non auguro a nessun bianco di metter mai piede!

Suono il campanello ma nessuno risponde, aspetto mezz’ora al freddo risuonando il campanello diverse volte. Se non risponde è un disastro. Magari è in garage. Busso con energia e poi con nervosismo. Sto perdendo tempo, energie e soldi.
Dopo un po’ decido di usare un altra via. Il navigatore mi indica un centro commerciale con un’officina tutto fare a 7 km. Ci penso su, 7 km a piedi spingendo la bici non me li merito, ma non ci sono alternative. Invocando il cielo arrivo a destinazione e finalmente la fortuna torna dalla mia. All’interno dell’officina c’è un banco attrezzi dedicato alle biciclette. Un espositore di copertoni e, riposto sulla destra, qualche accessorio che fa mi pensare di essere nel posto giusto.
Il meccanico è un ragazzo giovane. Scambiamo due battute, mi chiede dell’Italia e si prende davvero cura del mio mezzo. Non avevo ancora visto nessuno durante in questo viaggio accarezzare il il cerchione della ruota in quel modo. Confesso di aver avuto dei brividi di gelosia. Smontando il copertone troviamo il problema. Il tape che si mette all’interno tra il cerchio e la camera d’aria non c’è! C’è da fare una piccola premessa sulle ruote della mia bicicletta. In origine sarebbero state tubles, ma con Ottavio abbiamo deciso di convertire il sistema nel classico a camera d’aria, per aver maggior flessibilità in caso di guasto in luoghi sperduti come questo! Quindi la mancanza del tape può essere una delle cause di tanta sfortuna, in quanto la camera gonfia può essere pizzicata dalla base del raggio sporgente.
Il secondo problema invece è rappresentato dallo pneumatico montato che è sottilissimo. Se sommiamo a tutto ciò il mio peso e quello dei bagagli è un miracolo che sia arrivato fino a qui. Altro che sfiga, ho avuto culo come al solito! Ma possibile che nessuno dei meccanici precedenti se ne sia accorto?

Decido di cambiare solo lo pneumatico posteriore per risparmiare qualche scudo, ma anche perché tra due settimane dovrò montare i copertoni chiodati, quindi me la rischio con quello anteriore. Visto l’entità dell’intervento e i prezzi di quelli precedenti non so proprio cosa andrò a spendere e sono preoccupato.
Comunque vengo ben consigliato con un copertone Plus più alto e realizzato per le biciclette gravel. Con questo non dovrei più forare con la frequenza con cui ho bucato fino ad oggi. Finito l’intervento mi accorgo che è decisamente tardi per rimettersi in marcia. Pago. Il conto non è salato! Incredibile! La manodopera è inclusa, in più vengo omaggio per mio il coraggio di un particolare sconto a patto che il risparmio venga investito in alcool. Ringrazio con l’entusiasmo di uno di Genova Pegli e dentro di me penso proprio che non potrò tirarmi indietro. Del resto chi sono io per dire di no!
Compro una bottiglia di Touriga nacional portoghese. Vini italiani e francesi posso berne quanti ne voglio a casa e in più sento la necessità di augurare una buona sorte ad un mio libro che è in finale al festival dell’immagine di Braga, creando un filo invisibile lungo km tra me e il Portogallo.
Miracolo, le cose girano per il verso giusto. Allora era davvero il copertone posteriore che mi remava contro.

Mercoledì

Riparto intorno alle 10 con la convinzione che da ora in poi tutto sarà più difficile, ma che la bicicletta non mi darà più alcun problema. Almeno avrò un pensiero in meno. Piove da subito, ma non ho più tempo di aspettare, sento la necessità di allontanarmi da questo impasse in cui sono scivolato negli ultimi giorni. Attraverso i soliti ponti, percorro le strade bianche nel mezzo dei boschi. Piove a dirotto ma non mi fermo.

La natura mi osserva ma io non osservo lei. Il clima mi avverte come la porta dell’Inferno avvertì il Sommo. Ma non lascio alcuna speranza al caso ed entro a testa china sui pedali verso la dolente Umea. Proseguo senza mai fermarmi nemmeno per mangiare un biscotto o per bere un sorso d’acqua. Più avanti ci saranno mille diavoli ad impedirmi l’accesso e che cercheranno di ricacciarmi indietro ma ”Se non…Tal ne soffrerse”…

Arrivo a Normaling, un villaggio sulla costa. Mi fermo al market e compro da mangiare per la sera. Sono solo le 17, ma in questa settimana di quasi inoperosità sono cambiate molte cose. Le temperature sono scese drasticamente, sia per il periodo dell’anno e sia che per il fatto che mi sto muovendo verso nord. Non è più possibile pedalare presto la mattina e nemmeno arrivare tardi la sera. Al tramonto la tenda dev’essere già montata da un paio d’ore e io devo aver mangiato ed essere nel sacco a pelo.

Trovo un spot a 3 minuti in bici da un supermercato sulla costa in riva al mare e vicino ad una fattoria abbandonata. Alcuni ragazzi passano il loro tempo qui ma non si curano di me. Monto la tenda, mangio e mi sdraio finalmente all’asciutto. Durante la notte sento dei rumori, qualcosa li fuori mi gira intorno, ma non esco a controllare e non saprò mai dire cosa fosse.

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