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Road to Nordkapp – Diciassettesima tappa: Halle

di Emanuele Mei

“Addormentate guglie, strapiombi di rocce

macigni, crepacci,

vive cose che vanno, striano la terra madre

notturna, prede intanate nei sassi, api

del miele, zanne nel buoi del mare perlaceo.

E addormentati i nidi d’uccelli scatto d’ala”  (Alcmane )

Anche questa mattina sono in ritardo, credo che non riuscirò mai a fare una partenza intelligente. Produrre e gestire i dati e cercare di percorre una distanza decente con la bicicletta, sta generando una rincorsa continua al passato.

Il clima è finalmente quello che ci si aspetta da un città del nord Europa. La temperatura si è abbassata ma è gradevole e il sole è coperto dalle nuvole cariche di vita all’orizzonte.

I primi Km del mattino non sono mai impegnativi, le gambe sono fresche, non penso al dolore e mi guardo intorno più con ammirazione che con curiosità.

La campagna della Turingia è bellissima, le colline sono disseminate da torri d’avvistamento. Sono appena illuminate da un raggio di sole meridiano. I castelli con i loro muri giallastri ricchi di storia, sono convertiti in strutture ricettive e dominano il paesaggio, costituito per lo più da prati asciutti che coprono banchi di gesso di conchiglie calcaree. Lungo la strada incontro piante tipiche delle zone mediterranee come prugne, orchidee e l’uva. Bene, una pinta di Silvaner da alternare alla birra è un giusto modo per seguire una dieta liquida variegata e completa. Dove ho già visto questo mondo? Forse in un sogno o in una fiaba dei fratelli Grimm? 

“Cera una volta una grande foresta rigogliosa dove crescevano alti pini silvestri, abeti rossi dai folti aghi, faggi maestosi, floride betulle e solenni salici dalle lunghe chiome verdi come smeraldi. Gli animali si abbeveravano alle cascate cristalline e correvano tra i sentieri tracciati di sassi, giocando allegri tra i fitti tronchi degli alberi. Creature fatate si nascondevano nei più piccoli anfratti del bosco, gli gnomi vivevano in minuscole case realizzate tra le radici degli alberi più annosi, le fate aleggiavano tra i fiori cogliendo il polline più prelibato, mentre i maghi sceglievano le piante odorose per realizzare prodigiose pozioni”.

Cera una volta, perché ora non c’è più. Non ci sono né fate, né elfi, non ci sono più avventure emozionanti, non ci sono storie, né magie.

Il bosco incantato non esiste più. L’industria farmaceutica e l’estrazione del carbone hanno trasformato un paradiso in parco ad uso e consumo. L’industria metallurgica è la nuova Grumilde, regina senza uno specchio che ne contenga le brame.

Mentre pedalo osservo una foresta stanca, provata dalla convivenza con l’uomo.

Sono alle porte di Halle, sembra un sobborgo di Sarajevo.

L’area urbana è dominata da edifici abbandonati e fatiscenti. In alcuni le finestre sono serrate con assi di legno, in altri sono chiuse con coperte isotermiche che si usano nei campi profughi. Lungo la direttrice che porta nel centro della città incrocio lo sguardo con una generazione stanca, ancora prima di cominciare vivere. La loro giustificazione è quella di essere i tedeschi dell’est.

“Siete stati liberati dal popolo russo”. Questo è la frase iconica su cui la propaganda sovietica ha fatto leva nella storia recente. Ma in Germania, con i tedeschi, la gestione russa ha tutti i connotati di una conquista e mai di una liberazione. Nel centro la situazione on migliora, sono lontano dalla Germania arcadica e dalle montagne della Baviera.

Non voglio essere cinico, ma finalmente mi trovo in un ambiente famigliare. Negli ultimi anni ho passato più tempo in ex repubbliche comuniste che a casa. L’architettura a blocchi degli edifici, il colore grigio uniforme mi tranquillizza anziché deprimermi. Non credevo che la differenza tra est e ovest fosse  visibilmente ancora cosi marcata. La riunificazione è stata un brutale processo di apertura a tappe forzate, con costi sociali altissimi e un sacco di aspettative tradite. La questione economica e demografica in primis. Anche se questo risultato non è percepito e si nasconde sotto una cortina di fumo, l’ex RDT è un laboratorio del malessere europeo. Nel 1990 la Repubblica Democratica Tedesca era 30 anni in ritardo rispetto alla Germania Federale. Nel giro di tre anni questo gap venne colmato attraverso l’attuazione di  processi che nella parte occidentale del paese furono realizzati in decenni. Questo ha portato all’allontanamento dalla produttività degli ultra cinquantacinquenni, ad un tracollo del sistema di formazione professionale e ad una disoccupazione giovanile senza precedenti. Ad Halle tutto ciò è in parte ancora visibile ancora oggi.

Arrivo nella piazza centrale in sella al mia Durendal, a causa delle varie pause effettuate lungo la strada sono già le 19. Non vorrei ripetere l’esperienza di Erfurt, quindi cerco una connessione alle rete che possa farmi capire dove poter passare la notte. I pochi alberghi esistenti in città sono quasi tutti occupati, e quelli che rimangono liberi sono abbondantemente oltre mio budget, che sto già sforando quotidianamente. Devo tornare indietro di 40 km. La mia destinazione diventa Lipsia.

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