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Riti. The Soul’s Cradle

di Ljdia Musso

Cosa succede quando scompaiono i riti? La Naca di Catanzaro come architettura della resistenza.

Riti. The Soul's Cradle - Il presepe del lutto: la tensione sospesa all'interno della Chiesa dell'Immacolata, dove il rito funebre collettivo prende forma prima di sfociare nello spazio pubblico.

Chiudete gli occhi e immaginate di vivere in un mondo in cui la gravità ha smesso improvvisamente di esistere. Siete fluttuanti, liberi da ogni peso, ma condannati a un disorientamento assoluto. È questa la diagnosi spietata che il filosofo coreano Byung-Chul Han traccia nel suo saggio La scomparsa dei riti. La nostra società, ossessionata dalla prestazione e dal narcisismo, ha abolito le pratiche rituali – vere e proprie bussole nel quotidiano, capaci di “accasarci” nel mondo – per sostituirle con la frenesia delle routine (che servono a farci produrre) e l’effimero degli eventi (che servono a farci consumare). Senza riti, il tempo ristagna, l’individuo si isola e la comunità si disgrega.

È partendo da questa vertigine contemporanea che ho strutturato l’indagine visiva Riti. The Soul’s Cradle, Menzione d’Onore ai Tokyo Foto Awards 2025.

Il mio obiettivo non era catturare il folklore meridionale, ma mappare un’infrastruttura di resistenza.

Per farlo, ho compiuto una scelta di campo radicale: ho ignorato la spettacolarizzazione della strada e non ho seguito il celebre corteo della Naca di Catanzaro. Mi sono fermata all’origine, all’interno della Chiesa dell’Immacolata.

Tra quelle navate, lontano dai flash dei cellulari e dal consumo dell’evento, c’era già tutto. Si palesava ai miei occhi un enorme, silente presepe umano. La Naca, ben prima di farsi processione, è un imponente rito funebre collettivo.

Il rito oltre che una bussola segna sempre un passaggio.

La Naca ci insegna che la comunità deve morire per rigenerarsi, vita e morte sono due facce della stessa medaglia.

Ma come ben espresso nel saggio Morte e pianto rituale di Ernesto De Martino, il lutto esige di essere elaborato attraverso il corpo e la comunità per non annientarci.

Il mio reportage si concentra su questo rito liminale di metamorfosi e sul corpo che lo ha incarnato sottolineando l’incredibile compresenza di due forze che incarnano questo corpo.

Da un lato, una possente genealogia femminile: madri, nonne, bambine (le addoloratine) e donne adulte che, avvolte nel lutto, si fanno eredi dirette del pianto rituale demartiniano, custodendo il peso viscerale, emotivo e orale della tradizione. Dall’altro, le storiche Confraternite maschili: figure monolitiche nei loro saii e nei cappucci, pronte a farsi carico dell’infrastruttura fisica e del peso strutturale della statua.

In questa polarità, circoscritta nel perimetro della chiesa, non c’è traccia di vuota routine. Uomini e donne, semplicemente convivendo in quello spazio, ripristinano la gravità.

Documentare i loro volti e i loro gesti significa opporre un’arma visiva al narcisismo della nostra epoca: finché ci sarà chi si fa carico del dolore collettivo, avremo ancora un luogo da poter chiamare casa.

Nota dell’autrice:

Questo articolo nasce dall’indagine fotografica condotta presso l’Arciconfraternita “Maria SS.ma Immacolata” di Catanzaro. Il progetto “Riti. The Soul’s Cradle” ha ricevuto la Menzione d’Onore ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) 2025 nella categoria Editorial / Photo Essay, per la sua capacità di documentare i rituali come atti di resistenza identitaria. Nella stessa edizione, il progetto “On The Trail of The Last Charcoal Makers of Serra San Bruno” è stato insignito della Medaglia d’Oro (Gold Winner), celebrando il valore della Slow Economy e delle radici profonde del territorio.

BIO E CONTATTI

Ljdia Musso è una fotografa italiana dal duplice profilo, autoriale e commerciale. La sua ricerca visiva fonde il rigore dell’indagine socio-antropologica con una profonda trasfigurazione emotiva, con l’obiettivo di superare il riduzionismo culturale. Le sue opere sono state esposte in prestigiosi cataloghi e fondazioni internazionali, figurando accanto a maestri del calibro di Robert Mapplethorpe, Man Ray e Sebastião Salgado.

Il suo sguardo documentaristico è stato recentemente consacrato ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) 2025, dove ha conquistato la Medaglia d’Oro (Gold Winner) nella categoria Editorial / Photo Essay con il progetto “On The Trail of The Last Charcoal Makers of Serra San Bruno”, dedicato alla resistenza della Slow Economy calabrese, e la Menzione d’Onore (Honorable Mention) nella medesima categoria per “Riti. The Soul’s Cradle”.

 

Contatti:

Email: caffefotografici@gmail.com Podcast “Caffè Fotografici”:

https://open.spotify.com/show/1HS1m7Hg1Aln2ATYOhftOV?si=34332bb650704a77

Instagram: @ljdiamusso | @caffe_fotografici

 

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