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Recensione Sigma 105mm f/2.8 DG DN Macro Art

di PHocus Magazine

Recensione Sigma 105mm f/2,8 DG DN Macro Art, testo e foto by JUZA.

Il Sigma 105 DN Macro ha dimensioni abbastanza compatte; con 710 grammi di peso e 13 centimetri di lunghezza non sarà mai un problema portarselo dietro, ed è ben più maneggevole rispetto ai 180mm.

ph:juza

La qualità costruttiva è professionale, in linea con le ottiche Sigma serie Art; è robusto e tropicalizzato. Buona parte del barilotto è occupato da un’enorme ghiera per la messa a fuoco manuale: si tratta di un obiettivo che verrà utilizzato più spesso in manual focus che in AF, quindi una messa a fuoco di precisione è essenziale. Come sulla maggior parte delle ottiche moderne, utilizza sistema focus by wire, quindi anche la messa a fuoco manuale avviene utilizzando il motore AF (la ghiera di fuoco non è collegata fisicamente alle lenti).

Una seconda ghiera permette di regolare manualmente il diaframma, mentre sulla sinistra dell’obiettivo troviamo il classico selettore AF/MF, un pulsante AF-lock e un limitatore di messa a fuoco che permette di scegliere tra 0.29-0.50 metri, 0.50 metri – infinito oppure l’intera gamma di distanze. Infine, in dotazione con l’obiettivo troviamo un ampio paraluce che aumenta significativamente le dimensioni, ma aiuta a proteggere la lente frontale e a ridurre i riflessi.

L’autofocus è relativante veloce (per essere un’ottica macro); ovviamente non ai livelli di un obiettivo non-macro perchè deve mettere a fuoco su una gamma di distanze molto più ampia, ma comunque molto migliore rispetto ai macro degli anni precedenti. Utilizza un motore AF USM ed è leggermente più rumoroso di quanto siamo ormai abituati dalle ottiche moderne; in ambito fotografico comunque non è un problema, mentre in video si potrebbe sentire il rumore del motore autofocus se ci troviamo in ambienti molto silenziosi.

La macro è comunque un genere fotografico dove si utilizza quasi sempre il manual focus; l’AF però può servire se ci si trova nell’impossibilità di montare il treppiede, se si cerca di fare macro “d’azione”, oppure nel focus stacking, dove la fotocamera andrà a variare rapidamente la messa a fuoco nel corso di una serie di scatti.

Non c’è stabilizzazione d’immagine (a differenza del suo predecessore che era stabilizzato); in caso di necessità possiamo comunque appoggiarci allo stabilizzatore in-camera presente sulla maggior parte delle mirrorless recenti. Ma anche in questo caso, in genere si prediligerà uno scatto lento e ben ragionato, effettuato con la fotocamera su treppiede. Quando si scatta a mano libera, bisognerà fare particolare attenzione ai tempi, dato che nella macro ogni minimo movimento è amplificato.

Non è presente il collare per treppiede, caratteristica che apprezzo tantissimo sui macro con focale più lunga, non solo per una questione di bilanciamento (non necessario sul 105, che è abbastanza piccolo e leggero) ma soprattutto per la possibilità di cambiare rapidamente l’angolazione della fotocamera senza dover muovere la testa del treppiede.

Al centro si raggiunge già la massima nitidezza a f/2.8; c’è solo un leggerissimo miglioramento a f/4 e f/5.6, appena percettibile in studio e del tutto invisibile sul campo. La qualità si mantiene ottima fino a f/8; a f/11 c’è un leggero calo dovuto alla diffrazione, ancora più accentuato a f/16, ma anche questi diaframmi rimangono utilizzabili. A f/22 c’è un crollo (sempre a causa delle diffrazione), ed eviterei questo diaframma, perlomeno su sensori da 40MP e oltre, mentre su 24 MP potrebbe essere ancora accettabile.

Negli angoli, a f/2.8, la nitidezza è discreta ma non eccezionale; diventa molto buona a f/4 e perfetta a f/5.6 e f/8, dopodichè segue lo stesso andamento del centro, con un progressivo calo dovuto alla diffrazione.

Sony A7r III, Sigma 105mm f/2.8 DG DN Macro Art, 1/100 f/11.0, ISO 800, mano libera.

Sul campo

La scelta del diaframma da utilizzare è di fondamentale importanza nella macro: viste le ridottissime dimensioni dei soggetti, diaframmi troppo aperti darebbero una profondità di campo insufficiente; tuttavia, bisogna resistere anche alla tentazione di chiudere moltissimo il diaframma, altrimenti l’impatto della diffrazione peggiorerà significativamente la qualità d’immagine.

Vedendo i risultati dei test, ho scattato quasi sempre a f/11: pur dando un dettaglio leggermente meno inciso rispetto a diaframmi più aperti, la qualità è ancora molto buona e nel complesso f/11 è un’ottima combinazione tra dettaglio fine e profondità di campo. In qualche caso, con soggetti molto tridimensionali, ho chiuso anche a f/16, anche se a questo diaframma la perdita di nitidezza dovuta alla diffrazione è decisamente visibile e solo in parte recuperabile tramite sharpening.

Viceversa, i diaframmi aperti sono raramente utilizzati in ambito macro; personalmente non avrei esitazioni a preferire un 180mm f/4, o addirittura 180 f/5.6, piuttosto che un 105 f/2.8, e mi auguro che in futuro Sigma torni a proporre anche ottiche del genere: in questo ambito la focale lunga è più importante del diaframma aperto.

Con focale 105mm, infatti, la minima distanza di messa a fuoco di 29 centimetri si traduce in una distanza di lavoro di circa 13-14 centimetri; questa è la distanza reale tra la lente frontale e il soggetto, e col paraluce montato si riduce ulteriormente, il che obbliga a fare una certa attenzione con soggetti che potrebbero venir disturbati e scappare. Su L-Mount è possibile utilizzare i moltiplicatori di focale, il che permette di raddoppiare la distanza di lavoro e l’ingrandimento, arrivando al 2:1; come al solito su Sony questo non è possibile.

La mancanza del collare per treppiede si è fatta sentire e più di una volta ho dovuto ricorrere a movimenti della testa e delle gambe del treppiede che hanno significativamente complicato inquadrare la scena, quando avere a disposizione la rotazione resa possibile dal collare per treppiede avrebbe risolto il problema in pochi istanti. Come già sottolineato, mi auguro che Sigma riproponga il collare sui futuri obiettivi macro.

Anche se solitamente preferisco scattare macro “statiche” con treppiede, per avere il massimo del dettaglio e della qualità, ho sperimentato il 105 DN anche in situazioni più dinamiche, scattando a mano libera e affidandomi all’autofocus. Quest’ultimo, pur non essendo super-scattante, si è dimostrato sufficiente per seguire il movimento dei soggetti (a patto di riuscire a centrarli col punto autofocus, o di avere una fotocamera con riconoscimento soggetto e insetti). 

Nell’utilizzo in messa a fuoco manuale ho notato un leggero ritardo che tra il movimento della ghiera e la messa a fuoco, causato dal sistema focus by wire; non è un problema dato che quando scatto in manual focus sto fotografando soggetti statici, ma da questo punto di vista preferivo il feeling più “diretto” e immediato dei vecchi macro che avevano collegamento fisico tra la ghiera e le lenti.

Infine, ho sperimentato l’utilizzo a mano libera anche fotografando alcune specie di farfalle tropicali (allevate, all’interno di una “casa delle farfalle”). I moderni software di denoise permettono di scattare macro a 800, 1600 o 3200 ISO senza troppe preoccupazioni; tutte le foto di farfalle che vedete in questo articolo sono state scattate a mano libera, sfruttando lo stabilizzatore della fotocamera e alte sensibilità. E’ importante ricordare che tempi di scatto che normalmente non causerebbero micromosso diventano critici nella macro: uno spostamento millimetrico è sufficiente per avere la foto completamente mossa; con focale 105mm e stabilizzatore consiglio di stare su tempi di almeno 1/125 o più rapidi, e anche così il rischio di mosso è sempre in agguato.

Un altro accorgimento importante nell’uso a mano libera è scattare a raffica: in questo modo si aumentano le possibilità che almeno una foto sia priva di mosso; in genere in una raffica di 10 o 20 foto ce n’è sempre una nitida, se i tempi sono ragionevoli.

Conclusione

Il Sigma 105mm f/2.8 DG DN Macro Art è un ottimo macro; offre la massima qualità d’immagine che si possa desiderare, anche su sensori ad altissima risoluzione. Nell’arco della mia prova, si è dimostrato adatto ad affrontare tutti i tipi di fotografia macro, dagli scatti su treppiede in manual focus a quelli a mano libera con soggetti più dinamici e autofocus.

Il prezzo, pur essendo ragionevole in rapporto alla qualità e alle caratteristiche, è molto vicino al Sony 90 Macro; quale scegliere non dipenderà quindi da una convenienza economica ma dalle caratteristiche che si prediligono: personalmente nella macro preferisco la focale più lunga possibile, quindi prenderei il Sigma, anche se la differenza non è enorme.

A parte i pro e contro intrinseci nella focale 105mm (mancanza di collare per treppiede e minore distanza di lavoro rispetto a un 180 o 200mm), penso che l’unico significativo miglioramento sarebbe stato arrivare a un rapporto macro superiore all’1:1; al giorno d’oggi esistono diversi macro che anche senza tubi di prolunga o moltiplicatori arrivano al 2:1, o all’1.4:1 con autofocus (ma quest’ultimo solo nel sistema Canon RF).

Nel complesso, questo obiettivo è una solida proposta nel settore macro che conferma l’eccellenza di Sigma in questo ambito; mi auguro però che Sigma completi la sua gamma macro con anche altre focali, come faceva in passato.

Il Sigma 105mm f/2.8 DG DN Macro Art è disponibile presso CINESUD

Sony A7r III, Sigma 105mm f/2.8 DG DN Macro Art, 0.6 sec f/11.0, ISO 100, treppiede.

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