Alfred Eisenstaedt scattò la celebre fotografia in Time Square nel 1945.
È forse la più iconica immagine della fine della Guerra: “V-J Day in Times Square”: un marinaio che bacia un’infermiera, accompagnandola cedevolmente in un casqué, durante i festeggiamenti della Giornata della vittoria sul Giappone.
Oggi sarebbe vista come violenza, e ci sta, però si aprirebbe un discorso troppo importante per affrontarlo qui e in poche righe. Non mi sembra il caso di fare cancel culture, quindi andiamo avanti nel racconto.
Fu scattata il 14 agosto 1945 dal fotografo Alfred Eisenstaedt con una Leica IIIa, durante le manifestazioni spontanee di gioia per la fine della guerra a New York, pare che alcuni studiosi molto pignoli siano riusciti a scoprire, studiando le ombre e osservando le lancette degli orologi stradali, che il bacio sia avvenuto esattamente alle 17.51 e che le foto vennero scattate a sud della 45° strada, guardando a nord da una posizione in cui Broadway e la Settima Strada convergono.
Questo momento suggestivo venne pubblicato il giorno dopo dalla rivista LIFE, diventando l’immagine simbolo del giubilo degli americani per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma come tutte le immagini che hanno fatto storia, ha la sua storia da raccontare.
Chi erano i due? Si conoscevano?
La risposta è no. La donna baciata (forse) si chiamava Greta Zimmer Friedman e faceva l’infermiera presso un dentista di Times Square. Il marinaio invece (forse) si chiamava George Mendonsa, questa identità si è scoperta solo molto tempo dopo, Eisenstaedt raccontò che si persero di vista subito dopo lo scatto, c’era troppa confusione e voglia di fotografare ancora quella gioia in piazza e quindi non si seppe nulla della loro vita, molte persone in cerca di celebrità si presentarono dichiarandosi i veri protagonisti raccontando le versioni più svariate ma vennero ritenuti impostori, solo 10 anni dopo, grazie a delle ricerche approfondite si venne a conoscenza dei nomi e delle identità accertate e confermate dai due protagonisti di quel gesto imprevisto.
Accertate e confermate? Così dicono molte storie che amano il lieto fine, devo però far presente che in realtà ancora oggi molti studiosi nutrono dei dubbi, la verità è che non si sa se siano davvero loro, però restano i più accreditati e a noi piace pensare che sia così.
Alfred Eisenstaedt raccontò: «A Times Square nel V-J Day, ho visto un marinaio che correva lungo la strada afferrando qualsiasi ragazza vedesse. Che lei fosse una nonna, robusta, magra non faceva differenza. Stavo correndo davanti a lui con la mia Leica guardandomi indietro, ma nessuna dei possibili scatti mi piacevano. Poi, all’improvviso, in un lampo, ho visto che afferrava qualcosa di bianco: mi sono girato e ho cliccato nel momento in cui il marinaio baciava l’infermiera. Se lei fosse stata vestita con un abito scuro non avrei mai preso l’immagine. Lo stesso se il marinaio avesse indossato una divisa bianca. Ho scattato esattamente quattro immagini, nel giro di pochi secondi. Solo una era giusta, a causa del bilanciamento. Nelle altre l’enfasi è sbagliata – il marinaio sul lato sinistro è troppo piccolo o troppo alto. La gente mi dice che quando io sarò in cielo mi ricorderanno per questa immagine».
Quel bacio rubato per le strade di New York non colpì solo Alfred Eisenstaedt, ma anche il fotografo militare Victor Jorgensen, la cui foto fu pubblicata il giorno dopo sul New York Times. I soggetti sono gli stessi, ma visti di lato. La versione frontale di Eisenstaedt evidentemente piacque di più. Stesso momento ma inquadratura diversa, spesso questo dettaglio fa la differenza.
Questo è un classico caso in cui la fotografia è più famosa dell’autore che l’ha realizzata, quindi vi racconto qualcosa su Alfred Eisenstaedt che, va detto, non realizzò solo quella celebre immagine ma ebbe una carriera di tutto rispetto.
Eisenstaedt nacque a Dirschau 6 dicembre 1898, è stato un fotografo e fotoreporter tedesco naturalizzato statunitense.
Durante la prima guerra mondiale, ancora diciassettenne, fu chiamato alle armi nell’Esercito tedesco ma dopo un anno rimase gravemente ferito alle gambe e alle ginocchia per lo scoppio di una granata, si riprese con difficoltà e terminata la guerra trovò lavoro come venditore di cinture e bottoni.
Eisenstaedt amava la fotografia e iniziò a scattare fotografie come fotocronista indipendente per il Berliner Tageblatt ed ebbe abbastanza successo da diventare un fotografo a tempo pieno nel 1929. Dopo 4 anni fotografò un incontro fra Adolf Hitler e Benito Mussolini in Italia. Altre famose fotografie di Eisenstaedt agli inizi della sua carriera comprendono un cameriere che fa pattinaggio su ghiaccio a St. Moritz nel 1932 e Joseph Goebbels alla Società delle Nazioni a Ginevra nel 1933. Quest’ultima foto è citata per la sua capacità di cogliere l’attimo dello scatto che rivela la ferocia del Ministro della Propaganda nascosta sotto l’apparenza delle buone maniere.
A causa dell’oppressione tedesca contro gli ebrei, durante la Germania nazista di Hitler, Eisenstaedt emigrò negli Stati Uniti nel 1935 e visse a Jackson Heights nel Queens (New York), per il resto della sua vita. Lavorò come fotografo per la rivista Life dal 1936 al 1972. Nell’arco della sua carriera Eisenstadt ricevette numerosi riconoscimenti e onorificenze, tra cui la Medaglia nazionale per le arti e l’Infinity Master of Photography Award, assegnato dal Centro internazionale di fotografia di New York. Nel 1951 fu nominato “Fotografo dell’anno” dall’Enciclopedia Britannica e dalla Scuola di giornalismo della Università del Missouri. Le sue foto di eventi di cronaca e celebrità, come quella che ritraeva Sophia Loren ed Ernest Hemingway, e quelle che ritraevano Marilyn Monroe, apparvero in oltre 86 copertine nel mondo.
Eisenstaedt morì nel suo letto a mezzanotte nel “Menemsha Inn cottage”, a Oak Bluffs il 24 agosto 1995.
Finalmente una grande mostra inedita, dal 13 giugno al 21 settembre, celebrerà in Italia il fotografo Alfred Eisenstaedt.
170 fotografie, dai primi scatti in Europa ai servizi per “Life” negli Stati Uniti, fino ai reportage realizzati in Italia dell’autore del famoso Bacio a Times Square
13 giugno – 21 settembre 2025
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, Torino
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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