Skip to content

“Polaroid ‘79-’83” – Le istantanee di Luigi Ghirri.

di Paolo Ranzani

Luigi Ghirri considerò la Polaroid non come un espediente tecnico o un divertissement laterale, ma come un dispositivo mentale: un modo per verificare l’istante, per misurare lo scarto tra la visione e la sua cattura. Se il suo lavoro degli anni Settanta e Ottanta è stato ricondotto più volte alla geografia sentimentale del paesaggio italiano, le Polaroid rappresentano un laboratorio segreto. Qui l’autore emiliano abbandona la costruzione rigorosa del progetto e la lunga riflessione sulla rappresentazione per avvicinarsi alla fragilità del gesto minimo. L’immagine non nasce per durare, ma per esistere.

©Luigi Ghirri

Lo scatto immediato, destinato per natura a non essere manipolato, diviene una prova di sincerità. L’immagine appare e si consolida chimicamente come una rivelazione domestica: il tavolo di casa, le sedie, una finestra socchiusa, la luce pomeridiana che lambisce un muro, una carta geografica che si arriccia, un libro lasciato aperto. Oggetti e interni non sono semplici scenografie, ma vettori di senso; elementi che Ghirri isola per verificare quanto basti un frammento per evocare un sistema di relazioni.

La Polaroid conferma ciò che l’artista ha sempre saputo: l’enigma non risiede nell’esotico, ma nel familiare; l’epifania non si manifesta nell’improbabile, ma nel quotidiano. Le sue istantanee non cercano la spettacolarità, ma l’intervallo, quel varco in cui l’ordinario mostra la propria tensione metafisica. Guardando queste fotografie, si ha l’impressione che lo spazio non sia più un contenitore, ma una presenza che respira e trattiene. La casa diventa un paesaggio mentale, un luogo di apparizioni.

A emergere è una fotografia che non giudica e non interpreta, ma osserva. Il colore tenue, spesso lattiginoso, si sposa con la convinzione che il mondo fosse già un’immagine prima ancora di essere fotografato. La Polaroid, con la rapidità della resa, azzera la distanza tra occhio e supporto: non c’è tempo per la retorica, solo constatazione. Per questo molti critici hanno letto in queste prove un Ghirri più disarmato, quasi diaristico. In realtà, quella leggerezza è ingannevole. La sequenza di istantanee compone un atlante degli interni mentali, uno spazio in cui la fotografia si fa esercizio filosofico e fenomenologico: vedere significa verificare, verificare significa dubitare.

Dal 1979 al 1983, periodo cruciale per l’artista, le Polaroid accompagnano esplorazioni parallele: l’indagine sul paesaggio padano, il lavoro editoriale con Viaggio in Italia, la riflessione sullo statuto dell’immagine e del simulacro, il rapporto con la cartografia. Tuttavia, in queste piccole superfici sensibili, Ghirri sembra voler sospendere il compito del fotografo-autore. Non progetta, non teorizza, non costruisce un corpus per la pubblica esposizione. Semplicemente guarda e registra. La Polaroid diventa così un esercizio di riduzione: meno formato, meno scena, meno intenzione.

Oggi quelle intuizioni ritornano visibili in una selezione di rari originali, finalmente sottratti all’ambito privato. Il Centro Pecci di Prato dedica infatti al fotografo la mostra “Polaroid ’79–’83”, che presenta una sequenza di istantanee capace di ricostruire questo capitolo silenzioso: immagini brevi, domestiche, poste al confine tra appunto visivo e rivelazione. Un’occasione per misurare, ancora una volta, come Ghirri sia riuscito a trasformare la quotidianità in una forma di epifania.

 

CENTRO PECCI – Viale della Repubblica 27759100, Prato, Tuscany (Italy)

https://www.centropecci.it/programma/mostre/luigi-ghirri-polaroid-79-83/

Condividi

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X