Le opere d’arte sono il risultato del gesto creativo del singolo artista e possono diventare nutrimento estetico e stimolo concettuale per la collettività.
L’opera quando è installata nello spazio espositivo trova una voce nuova, per parlare alla gente, dovuta al contesto ambientale in cui è immersa.
A differenza di quanto potrebbe apparire guardando i fitti gruppi che visitano le sale espositive, nonostante siano tanti gli occhi che contemporaneamente guardano un’opera d’arte, essa agisce in ogni singolo individuo sollecitando il suo imaginario e la sua vita interiore.
Annamaria Mantovani fotografa, si spinge oltre la lettura dell’opera e spontaneamente avvia un processo creativo che intreccia il significante dell’opera con le nuove presenze immateriali che i riflessi, provenienti dagli spazi espositivi, portano nella sua fotocamera.
È così che la fotografia diventa uno strumento potente per dare libera espressione a quel pensiero laterale, motore della creatività soggettiva, che fortemente ispirato dalle immagini dell’arte spinge il fotografo alla visione di nuove sorprendenti relazioni di senso tra l’opera stessa e gli spazi espositivi deserti o animati che siano. Nelle fotografie notiamo che l’opera esposta può toccare l’animo dell’autrice con la sua totalità o con una parte di essa, mentre i riflessi del vetro protettivo del quadro offrono accostamenti improbabili che la sorprendono, fino a portarla al piacere di uno scatto.
Le immagini risultano così da un intreccio intimo, tra il soggetto artistico in trasparenza e le luci riflesse rivelatrici, che può materializzarsi solo con lo scatto fotografico. Ne risultano foto che rappresentano un’inedita interpretazione dell’opera d’arte stessa, perchè sono figlie di quegli istanti irripetibili in cui riflessi di presenze o assenze hanno composto un nuovo significante davanti a uno sguardo fotografico.
L’autrice, con “Picture in Picture”, ci presenta un portfolio la cui coerenza è essenzialmente legata a uno stesso processo creativo col quale ha generato le immagini. In esso ogni fotografia è foto singola, nel senso che apre a una nuova interpretazione dell’opera fotografata e si risolve nel suo ambito senza l’influenza delle altre che non sia quello di un effetto corale nel portfolio.
Nelle fotografie l’immagine prevalente resta quella dell’opera d’arte ispiratrice mentre nell’immagine creata dai riflessi vengono costruiti spazi improbabili e metafore sorprendenti dovute agli accostamenti casuali che la foto rende percepibili. La presenza sfuocata di altre persone sconosciute o conosciute, prospettive o appiattimenti dello spazio costruiscono un contesto capace di generare suggestioni sorprendenti, non mancano citazioni di fama come Nino Migliori e Mario Giacomelli.
Nelle foto di Picture in Picture, si perpetua quel misterioso processo della comunicazione artistica, che dal singolo va alla collettività e ci parla della natura profonda dell’opera d’arte che non si può ridurre a un semplice atto di comunicazione ma costituisce un significante che attende sempre persone nuove in grado di dilatare il suo significato con la loro interpretazione o creatività come ha fatto Annarita Mantovani.
Silvano BICOCCHI
Annarita Mantovani
Fotografa per passione. Fin da giovane sono stata stregata dalla fotografia e dalle possibilità di esplorazione del mondo che essa offre. Ho sempre ritenuto importante la formazione che ho curato frequentando diversi corsi con importanti fotografi e curatori.
Nella mia fotografia utilizzo l’autoritratto e la messa in scena, mettendomi in gioco in prima persona per raccontare con ironia e far riflettere le persone sulle diverse sfaccettature del mondo. La mia ricerca si sta estendo ad altri ambiti con utilizzo di linguaggi fotografici diversi.
Ho esposto in diverse mostre collettive e personali e le mie foto sono conservate presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e in alcune collezioni private.
PIP – Picture in Picture è una sorta di galleria di composizioni inattese in cui ogni elemento si fonde, si arricchisce o si disturba.
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