Nato nel 1979 a Geldrop, nei Paesi Bassi, Pieter Henket appartiene a quella generazione di fotografi che ha saputo attraversare moda, ritratto e ricerca autoriale senza mai separare estetica e narrazione. Trasferitosi giovanissimo negli Stati Uniti per studiare cinema, Henket si forma tra il New York Film Academy e la NYU, esperienza che segna in modo decisivo il suo approccio: ogni immagine, anche la più costruita, conserva un’idea di racconto e di messa in scena.
La notorietà arriva nel 2008 con uno scatto destinato a diventare iconico: la copertina di The Fame di Lady Gaga. Da quel momento Henket entra nel circuito della fotografia internazionale, collaborando con riviste come Vogue e Harper’s Bazaar e ritraendo celebrità del cinema e della musica. Tuttavia, ridurre il suo lavoro alla dimensione glamour sarebbe fuorviante. Il suo stile, spesso accostato alla pittura del Secolo d’Oro olandese, si fonda su una luce controllata, una composizione statica e una sospensione quasi teatrale che restituisce ai soggetti una presenza intensa, quasi sacra.
Questa tensione tra artificio e autenticità trova piena espressione nel progetto Congo Tales (2018), in cui Henket abbandona il set urbano per immergersi nella foresta del bacino del Congo. Qui, lavorando con le comunità locali, mette in scena miti e racconti tradizionali, trasformando i partecipanti in interpreti delle proprie storie. Il risultato è un’opera sospesa tra documento e finzione, capace di ridefinire lo sguardo occidentale sull’Africa, restituendone complessità culturale e dimensione simbolica.
Negli ultimi anni, il lavoro di Henket ha compiuto un’ulteriore evoluzione, orientandosi verso progetti indipendenti e profondamente personali. È in questo contesto che nasce il recente libro Birds of Mexico City (2026), realizzato in collaborazione con lo stylist Chino Castilla. Qui il fotografo ritrae la comunità artistica e queer della capitale messicana attraverso un rigoroso bianco e nero che elimina il superfluo e amplifica la presenza dei corpi.
Le immagini si muovono tra iconografia religiosa e performance contemporanea: figure immobili, frontali, immerse in una luce morbida, evocano santi, martiri e divinità, ma allo stesso tempo incarnano identità fluide e contemporanee. Henket parla di “guerrieri dallo spirito libero”, sottolineando come, in un contesto sociale ancora attraversato da tensioni, la semplice visibilità possa diventare un gesto radicale.
Il libro non è solo una raccolta fotografica, ma un’opera corale che include testi poetici e saggi, costruendo un dialogo tra immagine e parola. Ancora una volta, Henket rifiuta la posizione dell’autore esterno: il progetto nasce dalla collaborazione e dall’ascolto, evitando ogni forma di appropriazione visiva. Il risultato è un lavoro che interroga il ruolo stesso della fotografia, trasformandola in spazio condiviso di rappresentazione.
In un’epoca dominata dalla velocità e dall’eccesso visivo, Pieter Henket continua a scegliere la lentezza, la posa, il silenzio. Le sue immagini non cercano l’evento, ma la presenza; non documentano semplicemente, ma costruiscono uno spazio in cui i soggetti possono esistere con dignità e complessità. È forse in questa sospensione — tra pittura e fotografia, tra finzione e verità — che risiede la forza più duratura del suo lavoro.
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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