Martin Parr aveva un talento raro: sapeva guardare il familiare e renderlo sorprendente. Faceva del quotidiano un set universale. Il fast food, il chiosco di fish and chips, la spiaggia caotica, l’ombrellone stinto: per lui erano cattedrali di modernità, microcosmi di una società che si nutre di consumo, vacanza, superficialità — ma anche di desiderio, appartenenza, comunità.
Eppure non li giudicava: li osservava. Con amore, con ironia, con empatia. Come fece quella volta quando scattò una fotografia che oggi è entrata nella memoria collettiva — “mangiatori di fish and chips”, bambini sulla spiaggia, turisti in posa ridicola: eppure vivi, in carne e ossa, come noi stessi.
Ci ha insegnato che la fotografia non è solo bellezza, non è solo estetica: è racconto, è critica, è specchio. E che la vita reale, quella che consideriamo ordinaria e banale, è piena di storie degne di essere raccontate.
Martin Parr nasce il 23 maggio 1952 a Epsom, nel Surrey, e cresce in una famiglia in cui la fotografia va di domenica: il nonno, George Parr, amatore appassionato, lo introduce allo sviluppo di negativi e alla composizione di immagini — un laboratorio famigliare che per il giovane Parr sarà l’inizio di tutto.
Negli anni ’70 frequenta il Politecnico di Manchester (dal 1970 al 1973), studiando fotografia insieme ad altri studenti destinati a diventare suoi collaboratori. Dal 1975 al 1982 inizia a documentare la vita rurale del West Yorkshire: fattorie, chiese battiste, paesaggi agresti — in bianco e nero, con delicatezza e rispetto, in un contesto ancora tradizionale.
Queste prime fotografie mostrano già la sensibilità di Parr: non cerca il glamour, non cerca la grande scena, ma la vita quotidiana, autentica, “vera”. Quello che oggi molti definirebbero “fotografia sociale” — ma con un occhio che non è mai giudicante, piuttosto osservatore.
All’inizio degli anni ’80, Parr cambia registro. Abbandona (parzialmente) il rigore del bianco e nero e si avventura nella fotografia a colori, con tonalità saturate, flash diretti, un’estetica strong che colpisce. È una scelta coraggiosa: a un’epoca in cui il documentario serio era dominato dal monocromo, lui decide di mostrare il reale — non la sua versione patinata — ma con tutta la sua stridente verità cromatica.
Il colpo grosso arriva con la serie The Last Resort (1983–1985): spiagge presso New Brighton, litorali operai, famiglie in costume, hot dog, bambini, ombrelloni stinti, vita balneare proletaria con tutte le sue contraddizioni. Parr non idealizza, non romantizza: mette in scena con ironia e partecipazione quella che è la vacanza inglese della classe media-bassa, l’estate fatta di banalità, colori, rumore e vita vera.
Fu una rivoluzione: “social realism”, sì, ma a colori, crudo, satirico, diretto. Come scrisse un collega recentemente, Parr — grazie a questo approccio — riuscì a trasformare “un chiosco di fish and chips in una cattedrale”: il banale diventa monumentale. Con The Last Resort Parr stabilì le coordinate della sua estetica: saturazione, acutezza cromatica, ironia, empatia.
Con gli anni, la curiosità di Parr cresce. I suoi grandi progetti diventano vere cronache sociali — non solo della Gran Bretagna, ma del mondo occidentale.
Tra i più significativi:
- The Cost of Living (1987–1989) — un reportage che esplora la società dei consumi, la quotidianità delle classi medie, lo spreco, la cultura dell’acquisto.
- Small World (1987–1994) — uno sguardo globale sul turismo di massa e su come culture e popoli diversi reagiscono allo stesso impulso: la vacanza, il consumo, l’esteriorità.
- Common Sense (1995–1999) — una critica ironica, a volte spietata, al kitsch, al cattivo gusto, alla superficialità del consumismo; l’ossessione per il colore, per il dettaglio, per il grottesco.
Con queste serie, Parr non è più solo un narratore della Gran Bretagna: diventa un’“antenna visiva” sul mondo globale. Documenta la vanità, l’eccesso, ma anche l’universalità del desiderio di evasione e appartenenza.
Negli anni, Parr si dedica anche a un progetto molto personale: Autoportrait 1996‑2015. In questo libro, raccolto in una nuova edizione nel 2015, raccoglie una serie di autoritratti fatti durante i suoi viaggi — con foto in studio, cabine fotografiche, ritratti “turistici”, immagini ritoccate maldestramente, fino ad arrivare a composizioni ironiche in chiave pop.
È un gesto di autoironia, ma anche di riflessione: un grande fotografo che si mette in posa, si mette in discussione. Un modo per dire: “Anch’io faccio parte del circo, del mondo che racconto”. E quell’auto-riflessività rende il suo lavoro ancora più profondo, umano.
Libri, mostre e protezione del patrimonio: il lascito di un veterano appassionato
Parr non è stato soltanto un fotografo: è stato un editorialista visivo, un collezionista, un custode della memoria fotografica. Pubblicò circa 60 libri fotografici e partecipò a circa 90 mostre in tutto il mondo.
Tra le sue iniziative più importanti:
- I volumi The Photobook: A History — curati insieme a Gerry Badger — che raccontano la storia del fotolibro dall’Ottocento fino ai tempi moderni, un contributo fondamentale alla cultura fotografica.
- La fondazione che porta il suo nome, la Martin Parr Foundation, fondata nel 2014 e aperta a Bristol nel 2017: una galleria, una biblioteca, un archivio. Un progetto pensato per dare spazio, visibilità e protezione a chi fa fotografia, per tramandare un’eredità visiva e culturale.
- Mostre e retrospettive importanti: tra tutte, la retrospettiva del 2002 presso la Barbican Arts Centre di Londra, che girò l’Europa per anni; e l’esposizione globale itinerante ParrWorld, pensata non solo per mostrare le sue foto, ma anche la sua collezione di oggetti, fotolibri, memorabilia — un’idea di fotografia come archivio della nostra vita e del nostro tempo.
Così Parr non si limita a raccontare: preserva, cura, tramanda.
Martin Parr è morto il 6 dicembre 2025, a Bristol, all’età di 73 anni. La notizia ha suscitato molta commozione: colleghi, amici, fotografi emergenti — tutti riconoscono in lui un maestro, un provocatore gentile, un uomo capace di trasformare la fotografia in una lente critica sul mondo.
Ma più che un addio, il suo è un passaggio: la sua eredità visiva, editoriale e culturale continuerà a vivere grazie ai suoi libri, alla fondazione, alle mostre, alle nuove generazioni di fotografi ispirati dal suo sguardo curioso.
Se c’è una cosa che Martin Parr ci lascia come insegnamento, è questa: guardare il quotidiano come se fosse straordinario. Prendere la macchina fotografica, uscire nel mondo — non per cercare l’inusuale, ma per osservare l’usuale con attenzione, con ironia, con affetto.
Ogni spiaggia piena di turisti, ogni fast food, ogni strada di provincia, ogni vacanza low-cost, ogni supermercato: sono potenziali fotografie. Sono microstorie. Sono frammenti di vita che meritano di essere visti.

Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
No comment yet, add your voice below!