“Nowhere” è un diario fotografico che indaga il potere dell’immaginario nel rimodellare la memoria.
Scattate in Italia tra il 2007 e il 2024, queste fotografie, ritraggono incontri casuali, amici e familiari durante le mie frequenti escursioni in montagna. Esse, tuttavia, non ricompongono una fedele testimonianza del passato, sono piuttosto una sua reinterpretazione. Quei luoghi e quei volti riaffiorano trasformati, filtrati e riletti attraverso la lente di un immaginario culturale tanto pervasivo quanto inevitabile: quello americano.
Dal cinema alla fotografia, dalla pubblicità alla letteratura: da oltre oceano, questi linguaggi hanno imposto un’estetica così potente da sedimentarsi nel nostro sguardo, fino a deformare il reale e riscrivere persino ciò che ci è più vicino.
Col tempo ho riconosciuto che il mio modo di guardare, anche quando rivolto a volti familiari o paesaggi quotidiani , si ispirava inconsapevolmente a un’estetica americana profondamente interiorizzata. Non quella delle metropoli, ma un’estetica dei margini: legata ai territori periferici, ai grandi spazi aperti, alle montagne.
Queste immagini, in un certo senso, rendono omaggio a un immaginario cinematografico che, negli anni, ha profondamente modellato il mio sguardo.
Penso a film come “I segreti di Brokeback Mountain”, dove la felicità e la libertà dei protagonisti si rivelano solo in uno spazio isolato, lontano dagli sguardi e dai giudizi, un angolo di mondo che consente loro di essere finalmente se stessi.
In un certo senso, anche il mio desiderio di libertà si rifugia nel silenzio e nella maestosità di quei grandi spazi montani, dove l’assenza di rumore e di giudizi esterni rende possibile l’autenticità, liberandomi da ciò che mi imprigiona lontano dalla frenesia del vivere quotidiano.
Ma anche all’universo montano e sospeso di “Twin Peaks”, in cui David Lynch ha saputo intrecciare mistero, quotidianità e visione in una geografia emotiva fatta di boschi, silenzi e presenze inafferrabili.
È in quei paesaggi remoti, più che in qualsiasi città, che si apre lo spazio per l’ambiguità, la possibilità, la trasformazione.
Nowhere non è un luogo geografico, ma uno spazio mentale.
Un territorio incerto dove realtà e finzione si confondono. Un diario per immagini in cui il quotidiano si intreccia all’invenzione, e la memoria si fa racconto visivo intimo, ma radicato in un immaginario condiviso.
Testo di Vincenzo Gerbasi
Con Nowhere, Fabio Domenicali ci invita ad esplorare un percorso intimo attraverso immagini del vero, realizzate in tempi e luoghi diversi e con un editing capace di ricreare il fascino di una realtà che non si trova da nessuna parte, poiché nasce nella mente dell’autore. I paesaggi naturali aperti e sconfinati, la maestosità delle montagne, le atmosfere silenziose e le inquadrature in “piano americano”, decise ma prive di giudizio, mostrano quanto forte sia stata per l’autore l’influenza del linguaggio estetico della cultura d’oltreoceano: non quella frenetica delle grandi città, bensì quella più isolata, ai margini della società, in cui lo spazio prende il sopravvento su un tempo che sembra essersi fermato.
Nel suo lavoro è naturale il richiamo ai paesaggi incontaminati di Robert Adams o alle Prospettive americane di Joel Sternfeld, o ancora allo stile lirico e malinconico di Alec Soth. Anche la cinematografia ha lasciato un’impronta sulla modalità espressiva dell’autore: le sue fotografie sembrano uscire dalle atmosfere sospese di Twin Peaks di David Linch o dagli spazi sconfinati de I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee.
Nowhere appare fin da subito come un percorso immaginario e poetico, dove prendono forma due serie di ritratti che mettono in evidenza la dualità della narrazione. La prima riguarda la natura in quanto tale, mostrata nella sua imponenza e matericità, nella forza dei suoi elementi e del suo ciclo vitale. L’altra mostra l’uomo, con il suo modo di imporsi e plasmare la natura, il legame con i suoi simboli e i suoi totem. Lo sguardo resta neutro, poiché non è del singolo individuo che si tratta, ma dell’essere umano in quanto tale, nelle sue forme, nelle sue età e nella sua autenticità come essere vivente. I colori caldi e accoglienti catturano l’attenzione e lasciano con il fiato sospeso chi è predisposto a condividere il viaggio, mentre l’uso combinato del linguaggio di un bianco e nero quasi materico, lo spingono alla ricerca di sensazioni altrimenti mascherate dal colore. Il raccoglimento attorno al focolare domestico, suggerito dalla foto di chiusura, contribuisce infine a intensificare la percezione di un incontro intimo e profondo.
Come afferma lo stesso Domenicali: ≪Nowhere non e un luogo geografico, ma uno spazio mentale≫. Una ricerca visiva intima che, attraverso un crescendo emotivo di desiderio di connessione tra individuo e ambiente, porta ad una vera e propria fusione tra le due entità e alla realizzazione finale della loro coincidenza.
Nowhere mostra immagini potenti e suggestive in un racconto coinvolgente ed evocativo, che ben si presta a un immaginario condiviso. Un invito a riflettere non solo su noi stessi, ma anche sul mondo che ci circonda, sui pericoli che nasconde e sulla bellezza che offre, ma anche sulla necessità di superare il significato letterale di ciò che viene rappresentato e guardare oltre la superficie delle cose.
Contatti autore
Facebook: https://www.facebook.com/fabio.domenicali
Instagram: https://www.instagram.com/domenicalif/
No comment yet, add your voice below!