Torino presenta uno dei fotografi più radicali e poetici del nostro tempo. Dal 18 marzo al 6 settembre 2026, le Gallerie d’Italia – Torino ospitano la grande mostra “Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno”, curata da Arianna Rinaldo.
Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma di un progetto espositivo ambizioso e immersivo che, per la prima volta, riunisce tutti i capitoli di una delle serie più importanti della fotografia contemporanea: The Day May Break.
La mostra è un racconto globale sulla crisi climatica
Il cuore è costituito da circa 60 opere suddivise in quattro capitoli, realizzati a partire dal 2020.
Le immagini ritraggono persone e animali colpiti dalla devastazione ambientale, costruendo un racconto visivo che unisce estetica e denuncia.
Brandt lavora in diversi contesti geografici — dall’Africa subsahariana alla Bolivia fino alla Giordania — per mostrare come la crisi climatica abbia effetti profondamente diseguali, colpendo soprattutto le comunità più vulnerabili.
Tra i nuclei più intensi, il capitolo realizzato in Giordania presenta famiglie di rifugiati siriani, spesso agricoltori, costrette a migrare continuamente alla ricerca di condizioni ambientali sostenibili.
Per la prima volta, a Torino, l’intero progetto viene esposto nella sua totalità, inclusi capitoli inediti commissionati appositamente, offrendo una visione complessiva e profondamente coerente.
Il risultato è una narrazione visiva sospesa tra tragedia e speranza:
una fotografia che non documenta soltanto, ma ci interroga sul nostro rapporto con il pianeta.
La sede torinese delle Gallerie d’Italia, inaugurata nel 2022 in Piazza San Carlo, è oggi uno dei poli più rilevanti in Italia per la fotografia contemporanea.
Dedicata esplicitamente all’immagine e ai linguaggi digitali, la struttura si distingue per una programmazione che affronta temi urgenti del presente, come il cambiamento climatico, le trasformazioni sociali e le nuove tecnologie.
La mostra di Nick Brandt si inserisce perfettamente in questa linea curatoriale, rafforzando il ruolo di Torino come punto di riferimento internazionale per la fotografia.
Nato a Londra negli anni Sessanta, Nick Brandt non è arrivato subito alla fotografia.
La sua prima carriera è quella di regista di videoclip, lavorando con artisti come Michael Jackson (Earth Song, Childhood), Whitney Houston e Moby.
È proprio durante le riprese di Earth Song in Tanzania, nel 1995, che avviene la svolta: Brandt si confronta direttamente con la natura africana e sviluppa una consapevolezza profonda della sua fragilità.
Da quel momento abbandona progressivamente il cinema per dedicarsi alla fotografia, con un obiettivo chiaro:
creare una testimonianza visiva del mondo naturale prima che scompaia.
Il lavoro di Brandt è immediatamente riconoscibile:
- uso prevalente del bianco e nero nelle prime serie africane
- composizioni quasi pittoriche, influenzate dalla sua formazione artistica
- presenza di animali ritratti con dignità e monumentalità quasi umana
- crescente attenzione alla relazione tra esseri umani e ambiente
Dalle trilogie africane (On This Earth, A Shadow Falls) fino a The Day May Break, il suo lavoro evolve da una visione elegiaca della natura a una più complessa riflessione sulle conseguenze dell’azione umana.
Una mostra necessaria
Quella alle Gallerie d’Italia non è soltanto una mostra fotografica, ma un’esperienza che chiama in causa lo spettatore.
Le immagini di Brandt non offrono consolazione facile: mostrano un mondo ferito, ma ancora capace di bellezza. In questo equilibrio fragile tra perdita e possibilità, si colloca il senso profondo del titolo:
“La luce alla fine del giorno”.
Torino diventa così, per alcuni mesi, il luogo in cui la fotografia contemporanea torna alla sua funzione più alta:
non solo rappresentare il reale, ma prendere posizione su di esso.
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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