Se c’è un fotografo che è riuscito a tradurre l’introspezione della condizione umana è Nadav Kander. Nacque il primo dicembre 1961 a Israele nella città di Tel Aviv, mosse i primi passi nella fotografia da ragazzino, incuriosito da suo padre, un pilota di linea, che utilizzava una macchina fotografica per scattare foto di viaggi e di famiglia. Inizialmente Kander si interessò al funzionamento dell’apparecchio fotografico, anziché al catturare immagini.
A 13 anni viene arruolato nell’aeronautica in Sud Africa dove fu anche addetto alla stampa in camera oscura di fotografie aeree. Fu da quel momento che capì che la fotografia poteva essere la sua strada.
Negli anni continuò a esplorare il mondo fotografico venendo colpito in particolare da grandi autori della storia della fotografia: Alfred Stieglitz, Paul Strand, Eugène Atget ed Edward Weston, che lo attirarono perché percepiva in loro l’interiorità delle loro vite e un carattere artistico ben strutturato con coerenza, che portarono Kender a definire il suo stile.
L’inizio della carriera
Nel 1985 si trasferì a Londra dove iniziò la sua vera e propria carriera fotografica, collaborando per importanti riviste culturali pop come le più celebri The Sunday Time Magazine, Rolling Stone e The New York Times, che per altro ci lavora regolarmente ancora tutt’oggi, divenendo famoso per ritratti a personaggi di grande spicco nel mondo della musica, dello spettacolo e della politica. Barack Obama, Hillary Clinton King Charles, David Lynch, Robbie Williams, sono solo alcuni esempi di celebrità immortalate da Nadav Kander. La particolarità di questi ritratti fu l’utilizzo di uno sfondo neutro e di luci caravaggesche con contrasti netti che mostrava i soggetti non nel ruolo sociale ma nella loro interiorità e vulnerabilità.
Paesaggi: tra uomo e ambiente
Kander allo stesso tempo divenne riconosciuto per la sua ricerca di grandi campate di paesaggi desolati nei quali, se presente la figura umana, veniva posizionava come dissolta nell’ambiente, addirittura come se dovesse venir risucchiata dal quel luogo. In queste immagini c’è un’attento utilizzo dei colori e della composizione che imprimono senso di derealizzazione nello spettatore. Ma oltre a ciò, Kander ha avuto l’intenzione di raccontare come l’essere umano potente abbia alterato la natura di enormi porzioni di terra per interessi personali ed economici. Una serie che proprio denota queste sensazioni è “La terra di dio”, una raccolta di 49 foto tra il 1995 e il 2007 ambientata in vari stati americani tra cui Texas, California, Utah, New Mexico, Arizona e Indiana.
Ma uno dei suoi più grandi progetti che è divenuto un capolavoro e ha calcato la massima espressione di questa estetica è “Yangtze: The long river”, una raccolta di 59 fotografie realizzate nel 2006 e nel 2007 ritraenti luoghi lungo al fiume più lungo della Cina, lo Yangt-ze. Sono presenti paesaggi inquinati, pieni di ecomostri di cemento, con colori spenti, inoltre vi sono persone piccolissime che sono coloro che sono schiacciate dal cambiamento ambientale voluto dall’élite. Con questo lavoro Kander ha ricevuto il premio Prix Pictet nel 2009, ossia un merito fotografico internazionale riguardante l’ambiente e la sostenibilità.
La celebre serie sui corpi
Un’altra celebre raccolta fu “Bodies” tra il 2010 e 2013, ritraente questi corpi contorti cosparsi di polvere di gesso che davano l’illusione di sculture marmoree, che posizionate su sfondo nero e con ombre contrastate generano inquietudine e vulnerabilità data dalle loro pose rannicchiate.
L’ultimo decennio e oggi
Negli anni a venire non ha interrotto la sua esplorazione nei luoghi segnati dal cambiamento dell’intervento umano, nel 2014 in Kazakistan vittima della guerra fredda e poi nel 2017 a Londra con “Dark Lines – The Thames Estuary” denunciando l’industrializzazione estrema che ha portato ad un mondo sempre più inquinato.
Di pari passo ha continuato a fare ritratti a figure pubbliche mantenendo sempre la fragilità umana, ad esempio nella serie “Solitary Portraits” con ritratti risalenti agli anni 90 fino ad arrivare ai giorni d’oggi.
Conclusioni personali
Nadav Kander è stato, e lo è tutt’ora, un fotografo capace di trasmettere emozioni intense. Nei contrasti e nei giochi di luci e colori si intravede il rapporto d’intimità che ha avuto con persone e luoghi. Kander é la prova provata che la fotografia, catturando un frammento della realtà oggettiva, possa spezzare la barriera tra visibile e invisibile.
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