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Maha Kumbh Mela 2025 – Il più grande pellegrinaggio della storia

di Luigi Rota

Maha Kumbh Mela 2025 - Il più grande pellegrinaggio della storia

Maha Kumbha Mela è l’evento religioso più grande al mondo che si tiene ogni dodici anni e questa edizione è stata ancora più straordinaria per afflusso di persone, pensate che oltre 400 milioni di persone sono intervenute in 45 giorni nei mesi di Febbraio e Gennaio e durante i vari eventi a Prayagraj, sulle rive del Sangam, dove si incontrano i fiumi Gange, Yamuna e il mitologico Saraswati.

La Kumbha Melā (in hindī कुम्भ मेला) è un pellegrinaggio hindu di massa nel quale i fedeli si ritrovano per immergersi in un fiume sacro. Il termine “Kumbh” si riferisce alla brocca o vaso che conteneva il nettare, mentre “Mela” significa semplicemente raduno o fiera.

Le date del Maha Kumbh Mela sono determinate da una congiunzione astrale che avviene ogni 12 anni: quello di quest’anno è speciale, avviene solo ogni 144 anni.

In pratica la celebrazione consiste in una serie di bagni rituali, a cui prendono parte sia i fedeli comuni che i sadhu, termine con cui nell’induismo si indicano gli asceti o “santoni”: i più riconoscibili sono i naga sadhu, quelli con capelli e barba lunghi che si immergono nel fiume svestiti e coperti di cenere. Secondo le credenze induiste, bagnarsi nelle acque del Gange e dello Yamuna (il terzo fiume è il mitologico Sarasvati) a Prayagraj e durante il Kumbh Mela, garantisce il perdono dei propri peccati e permette di sottrarsi al ciclo della reincarnazione.

Bisogna però esserci di persona per capire davvero l’entità di questo evento e la quantità di persone condensate in cosi poco spazio. Ovunque percepisci gioia e devozione delle persone che compiono anche viaggi di giorni o settimane per arrivarci ed è bello vedere la gioia sui loro volti.

L’evento di maggior rilievo durante l’intero festival è l’abluzione rituale presso le rive del fiume sacro: il Gange a Haridwar, il Godavari a Nasik, lo Shipra a Ujjain ed il Sangam ad Allahabad. Durante il festival vengono svolte numerose altre attività, tra cui: discussioni ed assemblee religiose, canti devozionali e donazione di cibo a uomini saggi, donne e poveri.

Per un giorno, la città temporanea eretta in pochi mesi sul letto dei fiumi sacri in periodo di secca diventerà la più grande al mondo, con circa 100 milioni di pellegrini attesi nel giorno principale, Mauni Amavasya. Una vasta spianata sabbiosa alla confluenza dei fiumi è stata convertita in una gigantesca tendopoli, traballante e polverosa, sulla quale troneggiano gli ashram dei guru più influenti. 

Il tentacolare accampamento si estende a perdita d’occhio sulle tre rive, collegate da ponti galleggianti (e non): diviso in 25 settori su un’area di 40 chilometri quadrati, è dotato di oltre 3.000 cucine da campo per sfamare i pellegrini, 150.000 bagni, alloggi per tutte le tasche, strade, pali elettrici, acqua e torri di comunicazione. Circa 40.000 poliziotti sono incaricati di mantenere l’ordine e gestire la folla oltre a droni e 2.500 telecamere, alcune alimentate dall’intelligenza artificiale, che rendono il raduno di quest’anno il più tecnologicamente avanzato di sempre.

Sono già stato altre volte in India ma questa volta l’entusiasmo, la gioia e le emozioni erano davvero forti. Per un viaggio come questo anche se cerchi di pianificare ogni cosa nei minimi particolari avvalendoti anche del supporto delle guide locali non sai mai cosa ti trovi davvero e certamente nessuno poteva pensare che accadesse proprio quella notte.

Sono partito nelle vesti di accompagnatore per un viaggio fotografico ma purtroppo quest’anno è accaduto un incidente con diversi morti nella notte del 29 gennaio, un incidente così grave che hanno sospeso la processione verso il grande bagno reale causando proteste e innescando pericoli maggiori.

Appena arrivati a Prayagraj abbiamo saputo che i ponti che sono il principale collegamento delle sponde del fiume erano stati chiusi dalla polizia quindi l’unica possibilità era attendere la sera.

Una lunga notte ci avrebbe atteso, siamo usciti dalle nostre tende attorno alle 23.00 e siamo rientrai il giorno dopo attorno alle 14.00, una lunga ed infinita notte.

Il bilancio dell’incidente è di 39 morti causati dalla eccessiva calca mal coordinata.

Secondi i primi confusi resoconti, nella notte decine di migliaia di persone si sarebbero precipitate verso i corsi d’acqua per immergersi in occasione del Mauni Amavasya, la più propizia delle date del festival religioso, e numerosi pellegrini sarebbero stati travolti e schiacciati.  In questi momenti si cerca di mantenere la calma e la priorità è uscirne illesi, dopo ore di calca in mezzo alla folla vediamo uno spiraglio di uscita attraverso una piccola via laterale che porta dallo stradone principale che costeggia il fiume verso un piccolo borgo di case e tende in direzione del centro città.

In alcuni momenti quella notte io e le persone con me abbiamo realizzato che bastava davvero poco per scatenare un nuovo incidente, le persone ammassate si lamentavano anche per la mancanza d’aria ed alcune svenivano. Uno dei ricordi più ricorrenti di quel momento è quando nel camminare calpestavano ammassi di abiti, scarpe e borse abbandonate per terra dalla folla che passava o se ne liberava. E’ stato piuttosto scioccante poche ore dopo vedere news di una televisione locale che faceva vedere quello che era successo proprio nello stesso punto in cui siamo passati io ed il mio gruppo, le ruspe che sollevavano con la benna montagne di abiti, oggetti vari e sono stati trovati anche molti documenti, in realtà il mattino seguente in poche ore era stato tutto ripulito quasi senza lasciare traccia.

Questo evento è il più grande ed atteso da 144 anni, poichè è il dodicesimo “grande Kumbha mela” che si tiene ogni 12 anni.

La quantità di gente che si muove lungo il fiume sulle due sponde è impressionante e spesso ci siamo trovati in situazioni piuttosto spiacevoli in mezzo alla folla per cercare si spostarsi e raggiungere il sito dell’evento.  Immergersi nelle acque di questo fiume è per la religione induista un atto di fede e di purificazione e milioni di pellegrini giungono da tutte le regioni dell’India. Ci sono migliaia di “santoni” come gli sadhus cosparsi di cenere bianca e nudi con ossa spesso indossate e passano ore prima del bagno purificatorio a prepararsi negli accampamenti adiacenti al fiume.

Come sempre mi accade anche in altri viaggi la fotografia diventa una compagna di avventura, mi permette non solo di documentare quello che sto vivendo giorno per giorno ma anche di vederlo con occhi diversi. La fotografie che scattiamo sono riflessi incondizionati di ciò che i nostri occhi ed il mostro cuore hanno intercettato e questo porta ad un allenamento visivo e stimola ancora di più i nostri sensi, le nostre emozioni. L’india davvero bisogna conoscerla un pò più a fondo ed in modo particolare la religione induista che è cosi diversa dalla nostra mentalità occidentale; ad un primo impatto può essere non compresa, sottovalutata o fraintesa. Ci chiediamo “perché lo fanno?“, quello che ho imparato nei miei viaggi in India e non valutare l’apparenza ma cercare di vedere attraverso uno strato più profondo e cercare di immedesimandosi in chi lo sta facendo. Ogni volta che scatto fotografie ho anche la consapevolezza di avere appreso qualcosa in più, come se la fotografia mi permettesse di avvicinarmi maggiormente alle persone, a questo paese e a questa religione. Spesso mi emoziono proprio nell’esatto istante in cui sto scattando la fotografia. Sono momenti dove capisco che ho catturato qualcosa di interessante ed in quel momento quando premo il pulsante di scatto della fotocamera sento una piccola “scarica elettrica“ che attraversa il mio braccio fino a giungere al cuore e provo una sensazione davvero speciale, un momento unico ed irripetibile.

Biografia:

Fotografo con 35 anni di esperienza, lavora in molti settore della fotografia, docente di fotografia e viaggiatore. Luigi Rota nasce nel 1973 e all’età di 14 intraprende da subito la sua formazione e avventura nel mondo della fotografia. Oggi titolare di FOTOROTASTUDIO e coordina un team di fotografi professionisti e videomaker. Tra i primi fotografi pionieri in Italia nel portare il reportage nella fotografia di eventi, cambiando stile e tecniche e realizzando immagini dinamiche, fuori dagli standard e ricche di emozione e creatività. Riceve importanti riconoscimenti e qualifiche internazionali ed entra a far parte tra le più importati associazioni al mondo di fotografi professionisti. Numerose delle sue immagini vengono utilizzate per riviste di settore, mostre, libri, pubblicazioni e vincono importanti concorsi fotografici in tutto il mondo. Docente di fotografia tiene corsi di fotografia e workshop a più livelli in tutta Italia. Viaggiatore prima per passione un po’ in tutto il mondo, poi per lavoro, dal 2017 organizza viaggi fotografici per fotografi. Collabora con Gattinoni Travel e Nikon Italia come docente “Nikon School” e fotografo NPS. Collabora con molte agenzie e aziende del settore. In continua evoluzione la sua tecnica, dedica molto tempo alla ricerca e alla sperimentazione.

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