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L’Oro di Tokyo e il Ritorno alle Radici

di Ljdia Musso

L’Oro di Tokyo e il Ritorno alle Radici: Ljdia Musso trionfa raccontando l’Economia del Fuoco

L’hai mai sentito il profumo del bosco che brucia lentamente, non per distruggere ma per creare? Scoprire il fuoco e i carbonai di Serra San Bruno non è una semplice gita fuori porta. È un’opportunità per mettere in discussione tutto ciò che crediamo di sapere sul lavoro, sul progresso e sul nostro tempo.

Con queste premesse visive e concettuali, la fotografa e visual artist Ljdia Musso ha appena conquistato il panorama mondiale, ottenendo una straordinaria doppia vittoria ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) 2025. Ma cosa rende un reportage capace di trionfare in Giappone? Non è solo l’estetica del singolo scatto. Ljdia Musso ha dominato la complessa e selettiva sezione Editorial – Photo Essay, una categoria dove a vincere non è la bella immagine isolata, ma la potenza dell’editing, la coerenza della sequenza e la capacità di strutturare un racconto visivo e testuale compiuto.

Sulle tracce degli ultimi carbonai © Ljdia Musso

Il trionfo del racconto documentario e dell’autofinanziamento

Vi siete mai chiesti cosa significhi davvero realizzare un documentario fotografico oggi? Il progetto vincitore della Medaglia d’Oro assoluta, “On The Trail of The Last Charcoal Makers”, è nato e si è sviluppato in un regime di totale autofinanziamento. In un’epoca dominata dalla produzione visiva mordi-e-fuggi e dalle commissioni lampo, Ljdia Musso ha scelto la via più ardua e autentica: operare nella modalità classica della fotografia documentaria.

Un approccio lento, meditato, profondamente rispettoso della storia che si andava a narrare. Per vincere un premio internazionale nella sezione Editorial, l’aspetto tecnico della post-produzione deve cedere il passo a un editing rigoroso, capace di trasformare il fumo, il sudore e la terra in una grammatica narrativa perfetta. Le immagini sono state impaginate e testualmente supportate per dare vita a una vera e propria tesi socio-antropologica.

Il fuoco che custodisce contro il fuoco che divora

Per dare un senso universale a questo reportage, l’autrice ha costruito il racconto attorno a una potente dicotomia. Qual è la prima immagine che vi viene in mente pensando al carbone e al fuoco? Molto probabilmente i roghi dolosi, gli incendi devastanti che, come accaduto sul Vesuvio ad agosto, sfregiano il territorio assecondando la logica dello sfruttamento e dell’emergenza.

Ma il photo essay di Ljdia Musso ci svela l’altra faccia di questo Giano bifronte. Esiste un fuoco lento, paziente, custodito per venti giorni sotto un manto di terra dai carbonai calabresi. È un fuoco che non distrugge ma trasforma. Questi uomini costruiscono enormi cupole di legna, gli “scarazzi”, portando avanti un processo tramandato dai Fenici che non saccheggia il bosco, ma lo cura. Il loro prelievo è selettivo: il legno diventa carbone, il carbone energia, e la foresta continua a respirare.

Fast vs. Slow: L’avanguardia della “Restanza”

Allora la domanda sorge spontanea: chi sono i veri innovatori del nostro tempo? Chi inventa un’app per la consegna iper-veloce e precaria, o chi, restando, impedisce al proprio mondo di franare? Il racconto fotografico di Ljdia Musso sfida apertamente il mondo del burnout e della frenesia metropolitana, eleggendo i carbonai a pionieri di una nuova “slow economy”. È l’incarnazione visiva della restanza: restare per presidiare, curare e prevenire la distruzione del territorio.

Un’indagine visiva alla ricerca delle proprie radici

Ma il trionfo ai TIFA 2025 non si ferma ai carbonai. Ljdia Musso ha ottenuto anche una prestigiosa Menzione d’Onore per il progetto “Riti. The Soul’s Cradle”, dedicato ai rituali ancestrali di resistenza culturale nel Meridione.

Questo doppio riconoscimento internazionale svela il vero cuore pulsante dell’intera produzione della visual artist: le radici. Tutti i progetti di Ljdia Musso, lontani dall’essere semplici reportage esotici, sono strumenti intimi e rigorosi con cui l’autrice indaga la propria realtà. Sono ponti visivi lancati per riconnettersi visceralmente con la sua terra, il Sud Italia, scrostandola da ogni riduzionismo folcloristico.

La scelta tra il fuoco rapido del consumo e il fuoco lento della cura non riguarda solo la Calabria. Riguarda il modello di futuro che vogliamo costruire. E tu, nel tuo piccolo bosco quotidiano, quale fuoco hai deciso di alimentare?

Ringraziamenti

La realizzazione di questo rigoroso progetto documentario non sarebbe stata possibile senza il supporto umano e logistico di persone profondamente legate al proprio territorio. Ljdia Musso ringrazia di cuore Nicola Romeo Arena (guida ambientale del Parco delle Serre) e Bruno Tripodi (fotografo ed esperto locale): due straordinari appassionati di storie che, con la loro competenza, hanno accolto e accompagnato l’autrice nel cuore di questo mondo antico.

Un ringraziamento speciale va inoltre all’Ente Parco Naturale Regionale delle Serre per la preziosa collaborazione.

Ljdia Musso : https://www.instagram.com/ljdiamusso/?hl=it

I RICONOSCIMENTI OTTENUTI:
 
La mia ricerca visiva e socio-antropologica sul territorio calabrese e meridionale è stata premiata dalla giuria internazionale in Giappone con un doppio riconoscimento:
 
Medaglia d’Oro (Gold Winner) nella categoria Editorial / Photo Essay per il progetto “On The Trail of The Last Charcoal Makers of Serra San Bruno”. Il lavoro indaga la “Slow Economy” e l’arte antica dei carbonai, documentando un modello di resistenza economica e identitaria che si contrappone ai ritmi frenetici della modernità.
 
Menzione d’Onore (Honorable Mention) nella medesima categoria per il progetto “Riti. The Soul’s Cradle”. Questo lavoro esplora i rituali ancestrali del Sud Italia, con un focus particolare sulla Naca di Catanzaro, letti come vitali atti di trasmissione culturale e resistenza agli stereotipi e al riduzionismo culturale.
 
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Ljdia Musso è una visual artist e fotografa italiana, fondatrice dello Studio e del podcast divulgativo “Caffè Fotografici”. La sua ricerca si sviluppa in totale indipendenza attraverso un doppio profilo, autoriale e commerciale. La sua lente d’elezione è la sociologia visiva, strumento con cui indaga i concetti di margine, rito e identità per riconnettersi alle proprie radici meridionali. Le sue opere sono acquisite in prestigiose collezioni permanenti ed esposte in fondazioni internazionali accanto a nomi storici come Robert Mapplethorpe, Man Ray e Sebastião Salgado. Nel 2026, la sua capacità di costruire narrazioni fotografiche complesse viene consacrata ai Tokyo International Foto Awards (TIFA) con una Medaglia d’Oro assoluta e una Menzione d’Onore.

 

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