Il mio lavoro – e il mio cuore mi hanno portata ancora una volta a Nord.
Dopo l’esperienza intensa e quasi mistica vissuta alle Svalbard, ho deciso di organizzare una spedizione fotografica nelle isole Lofoten, in Norvegia, coinvolgendo quindici fotografi pronti a lasciarsi ispirare da uno dei luoghi più spettacolari d’Europa.
Si tratta di un arcipelago incastonato oltre il Circolo Polare Artico, dove la luce cambia in continuazione e i paesaggi sembrano sospesi tra realtà e sogno. Qui, la calma irreale dei fiordi si alterna con violente tempeste di neve. Il sole, pallido e glaciale, si rifrange sulla neve fresca, trasformando ogni superficie in un tappeto scintillante di cristalli: sembrano pietre preziose disseminate ovunque. Il cielo, cupo e incombente durante le bufere, si fonde con le pareti di granito scuro che dominano il paesaggio. E proprio quel granito freddo e massiccio diventa la scenografia perfetta per le piccole case di legno dai colori accesi, che punteggiano le coste con un’eleganza silenziosa.
Le Lofoten sono, da sempre, terre di pescatori. Il merluzzo è il cuore pulsante di questa cultura. Qui viene pescato, appeso e lasciato essiccare all’aria aperta: un processo antico, possibile solo grazie alle condizioni atmosferiche uniche dell’inverno artico. Arrivando in questo periodo, abbiamo potuto ammirare gli ultimi steccati di legno carichi di pesci, perfettamente allineati. Una visione cruda, quasi brutale, che racconta però molto della necessità, della resilienza e del legame profondo tra l’uomo e la natura.
Spesso, per spostarsi da un’isola all’altra, si attraversano ponti sospesi sui fiordi, opere ingegneristiche moderne che si inseriscono armoniosamente in un paesaggio ancestrale. Un tempo, però, si navigava in kayak, e anche noi abbiamo voluto provare questa esperienza. Pagaiando tra acque immobili e silenziose, con le montagne nere che si alzano a picco sul mare, ci si sente piccoli, vulnerabili, ma anche incredibilmente protetti.
È una sensazione difficile da spiegare: una sorta di rispetto silenzioso, quasi sacro, per la potenza del mondo naturale.
Fotografare le Lofoten è una sfida e un privilegio.
La luce è mutevole, a volte sfuggente, ma quando si manifesta nel modo giusto riesce a scolpire paesaggi che sembrano usciti da un dipinto.
Per cogliere al meglio questa magia ho utilizzato principalmente due strumenti: un drone DJI Mini 3 Pro, per riprese aeree e panoramiche mozzafiato, e una Nikon Z6II con un obiettivo 70-200 mm, ideale per isolare dettagli e catturare la forza della natura a distanza.
Portare con sé questa attrezzatura durante i trekking quotidiani, spesso con dislivelli intorno ai 500 metri, è stata una vera fatica. Ogni passo significava uno sforzo in più, un peso da gestire con attenzione per non perdere neanche un momento di luce o un’inquadratura perfetta. Ma la fatica è stata ampiamente ripagata: ogni immagine è la testimonianza di un’esperienza vissuta con tutta l’intensità possibile.
Le Lofoten mi hanno profondamente affascinata. E se già così, nel loro inverno gentile, mi hanno lasciata senza fiato, sogno di tornarci ancora, in una versione più estrema, più pura, più selvaggia.
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