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Le sperimentazioni di Antonio Schiavano

di Pio Tarantini

Inaugurata a luglio nelle suggestive sale di Palazzo Granafei Nervegna di Brindisi la mostra di Antonio Schiavano “Il Silenzio delle Ombre”, è stata prorogata fino al 30 settembre 2025.

Una mostra fotografica complessa e intrigante quella del fotografo di origine brindisina Antonio Schiavano, operante a Milano nell’ambito della pubblicità ma che ha sempre perseguito una sua ricerca personale, dalle prime immagini di paesaggio in bianco e nero alle più recenti ricerche sul corpo umano. In occasione della mostra l’autore ha pubblicato un catalogo che riporta l’intero percorso fotografico in mostra e ricco delle testimonianze di molti operatori e critici tra cui un mio testo che qui di seguito riporto.
Le opere di Antonio Schiavano nel segno della sperimentazione
L’arte della fotografia – intesa propriamente come procedimento artigianale di creazione di immagini – fin dalla sua nascita ha dovuto confrontarsi con le più antiche tecniche figurative di riproduzione del mondo, il disegno, l’incisione, la pittura. Alla fine dell’Ottocento, quando la nuova invenzione era ancora nella sua fase costituente, una parte importante di fotografi diede vita al movimento pittorialista che si ispirava direttamente, come declina la stessa parola, alla pittura. Attraverso l’uso del chiaroscuro, della leggera sfocatura e di una composizione attenta ai richiami classici della pittura si realizzarono fotografie lontane dall’immediatezza realistica tipica della fotografia diretta.
Bisognerà aspettare i primi decenni del secolo successivo, il Novecento, perché la fotografia prenda coscienza di sé, ritenga cioè che non sia necessario praticare imitazioni di altre forme d’espressione per stabilire un proprio solido statuto riferito alla riproduzione diretta del reale visibile. Tuttavia l’irrompere delle avanguardie storiche nella prima metà del Novecento stabilirono anche che la fotografia poteva muoversi agevolmente in altri campi che non fossero necessariamente quelli del realismo. Il futurismo, il surrealismo, il dadaismo, l’astrattismo influenzarono molti fotografi che si spinsero oltre i confini del realismo. Così possiamo affermare che la fotografia da allora fino ai nostri giorni si è sempre avvalsa di molti procedimenti stilistici oscillanti tra il realismo più diretto e creazioni visive sperimentali.
Questa premessa per introdurre un autore, Antonio Schiavano, originario di Brindisi e operante a Milano nel campo della fotografia pubblicitaria ma incline a cercare anche altre strade espressive con il mezzo fotografico. Una ricerca che comincia agli inizi degli anni Ottanta con le prime fotografie in bianco e nero realizzate nella città natale e prosegue poi con le sue creazioni pubblicitarie per approdare alle ricerche più personali e artistiche.
Ne è testimone questo progetto antologico, intitolato Il silenzio delle ombre, con cui l’autore dispiega in diversi capitoli la sua ricerca fotografica. È importante sottolineare come questo progetto trovi la sua collocazione espositiva in una prestigiosa sede espositiva di Brindisi a rinsaldare il forte legame che lega l’autore alla sua terra natia.

Al centro delle sue immagini c’è quasi sempre la figura umana, rappresentata in modalità antinaturalistiche, dove il corpo diventa materia di indagine interiore, assumendo posizioni e torsioni atipiche, manipolato attraverso alterazioni di colore e, a volte, interventi diretti sulle stampe che fanno diventare le opere pezzi unici. È evidente come questi procedimenti testimoniano della spasmodica ricerca dell’autore di significati che oltrepassino una prima superficiale lettura delle sue immagini, che potrebbero essere lette come puri esercizi formali. Ecco allora che questi lavori si articolano in diversi capitoli dai titoli eloquenti riassunti in un certo senso dal titolo complessivo, Il silenzio delle ombre, un titolo che appare contraddittorio rispetto all’urlo che pare levarsi dalle sue opere e così ben sintetizzato nell’opera The Beauty and the Bane 32° realizzata con tecnica mista, dove il richiamo a certe esperienze della storia dell’arte risulta evidente.

In questa, come in molte altre opere, la superficie è intrisa di graffi ricordando i procedimenti dell’antica incisione, in un richiamo tra l’antico e il contemporaneo dove la modalità espressiva regge bene la necessità di un proprio stile. È, questo suo modo di operare − debitore di quella fotografia sperimentale dal sapore grafico-pittorialista cui accennavo prima − ben caratterizzato da una ricchezza di invenzioni figurative che ne delineano uno stile marcato.

Schiavano, con le sue opere di ricerca fotografica, si inserisce in un settore dove la fotografia si confronta direttamente con l’arte, assumendone alcune modalità espressive più tradizionali e nello stesso tempo sperimentali ma con uno sguardo fermo al presente del suo interrogarsi sul mondo.

Antonio Schiavano
Il Silenzio delle Ombre

Mostra fotografica, Palazzo Granafei Nervegna, Brindisi

Fino al 30 settembre 2025

Catalogo formato cm 21×29,7, pagine 164, euro 32,00

www.antonioschiavano.com

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