Benvenuti e ben tornati nella mia rubrica di viaggio dove, come ogni volta che esploro il mondo alla ricerca di nuovi luoghi da fotografare, vi racconto la mia esperienza e vi consiglio degli angoli da ritrarre.
Novembre 2025, appena uscito da una stagione lavorativa molto pesante, decido di partire insieme alla mia compagna per una vacanza, ma dove?
Volevamo visitare un luogo caldo, con un clima stabile e poco impervio, un luogo magari non molto inflazionato, abbiamo deciso per Lanzarote. Lanzarote è un’isola unica nel suo genere, molto diversa dalle isole dell’arcipelago delle Canarie, per molti aspetti. È un’isola formata da eruzioni vulcaniche, come le sue sorelle, ma è molto giovane perché le ultime grandi eruzioni della prima metà del 1700 hanno creato gran parte dei panorami che vedrete in questo racconto.
È una bellissima terra nera, rossastra e brulla, con pochissima vegetazione non oltre il busto, dato l’aspro terreno dove le piante possono crescere. I forti venti non aiutano, qui abbiamo un clima meraviglioso, con temperature tra i 15 e i 30°, ma con la presenza costante di correnti e sferzate. L’isola è molto piccola, la si può girare completamente in una manciata di ore e non presenta alcun sistema di strade a pedaggio, ottimo per esploratori amanti della natura come noi. Ora che avete un’idea di cosa andrò a raccontare, iniziamo con il viaggio.
Decolliamo da Malpensa T2 insieme a easyJet che da ormai 4 anni accompagna tutti i miei viaggi, fin dove possibile chiaramente, con un volo scelto appositamente per goderci il primo tramonto della vacanza. Abbiamo scelto una base centrale sul territorio, nella cittadina di Tías, a massiamo 45 minuti da ogni spot fotografico scelto. Premetto che questo è stato un viaggio fotografico, quindi non abbiamo visitato musei o luoghi legati alla cultura dell’isola, ci scuserete.
Il tour di scouting era molto serrato nel tempi ma allo stesso tempo molto flessibile, di giorno durante le ore con una luce più dura facevamo dei sopralluoghi per il tramonto del giorno successivo, al tramonto ovviamente sessione fotografica, la sera relax e editing del materiale fotografico.
Il primo luogo che abbiamo fotografato è stata Playa de Montaña Bermeja, un luogo incredibile a pochi passi dalla strada. Qui abbiamo un bellissimo e caratteristico assaggio di cosa ci attenderà durante questa settimana: onde che si infrangono su scogli vulcanici, un contrasto quasi surreale tra queste tonalità di mattone e blu oceanico, mescolate insieme, come una tavolozza di un’artista, nelle ore finali della giornata da un tramonto delicato e sempre velato. Che spettacolo. La prima sessione fotografica è un vero successo. Facendo attenzione a dove mettiamo i piedi, ci arrampichiamo su queste scogliere aguzze defilandoci dalla massa di turisti, cercando una composizione interessante per valorizzare il primo piano. Le rocce erano composte da pietra lavica porosa decorate con bellissime patelle, perfette per un primo piano ricco di dettagli.
Finita questa prima sessione molto soddisfacente, ritornando al veicolo, un qualcosa catturò la nostra attenzione: la super luna stava sorgendo. Essere lì, completamente immersi nel buio che man mano lasciava spazio ad una pallida e flebile luce lunare, fu un’esperienza incantevole, come quando una persona cara di porta un pensiero dicendoti “l’ho visto e ti ho pensato”.
Era in programma di fotografare la luna, ci eravamo informati sulle sue fasi ma non ci aspettavamo di venire così rapiti da questa scena.
Il primo giorno si è concluso, il secondo si apre con dei churros dall’aspetto invitante ed un cappuccino con cioccolato, pessimo abbinamento. Durante il giorno come accennato poco fa ci dedichiamo a scoprire i luoghi dell’isola più interessanti da fotografare, sempre con PhotoPills alla mano per pianificare in tempo reale dove scenderà il sole, a che ora e in che preciso punto. Il nostro piano di viaggio ci porta a Nord dell’isola diretti verso Caletón Blanco, luogo fascinoso e completamente diverso da ogni altro luogo di Lanzarote. Qui la terra scura lascia il posto a sabbia
candida come la neve e, avvicinandoci all’oceano, lingue di roccia e pozze creano meravigliosi disegni astratti, fotografatili e godibili dal drone.
Alcune specie di uccelli dell’isola utilizzano queste pozze come territori di caccia, utilizzando questo ingegnoso modo di scovare le prede sott’acqua, come noi utilizziamo il polarizzatore per annullare il riflesso in superficie, che spettacolo la natura.
La fame ci porta a Orzola, piccola cittadina costiera dove assaggiamo molte specialità locali: papas arrugadas, Gamba al Ajillo, pescato del giorno e formaggio alla piastra perché ricordate che bellissimo fare fotografia, ma il cibo non lo batte niente e nessuno!
Il sole stanco del suo lavoro inizia a calare, la sua luce inizia a rendere l’atmosfera dorata, come in una favola, inizia la Golden Hour. Per chi fosse nuovo della fotografia di paesaggio la Golden hour è quel momento che precede il tramonto e segue l’alba, quando la frequenza della luce tende a farci percepire un colore caldo, dorato, da cui deriva appunto il nome “Golden hour” ovvero “ora d’oro”. Decidiamo di visitare un luogo unico nel suo genere, due direi. Il primo è Charco Verde, lago a pochi passi dall’oceano, ma perché ha questo insolito colore? La pigmentazione dell’acqua è data dalle alghe che proliferano nelle sue acque stagnanti, in particolare la Ruppia Maritima, che grazie alla luce intensa e ai minerali vulcanici disciolti nell’acqua ci restituiscono questo verde acceso.
A pochi passi però troviamo lo spot che più mi interessava, Dragon Colorado. Questa colata lavica, erosa dalla continua azione dell’oceano, ha creato queste bellissime creste molto simili alla schiena di un drago. Per un nerd amante del fantasy come me è palesemente un drago, insomma, un posto imperdibile dove la natura ci regala l’ennesimo tramonto infuocato.
È il terzo giorno e mi sto lentamente innamorando di questa terra così arida ma così ricca, come a ricordarci che il bene più prezioso non è l’abbondanza, ma il saper amare e lasciarsi sorprendere dall’essenziale. La strada asfaltata lascia spazio allo sterrato, diretta in un luogo poco conosciuto e non proprio semplice da raggiungere, Las Charcones. Io vi riporto questo nome, ma in realtà questo appellativo si riferisce alla costa, alla porzione di territorio limitrofo forse, non saprei indicarvi dove ho realizzato questa fotografia se non tramite l’utilizzo delle coordinate satellitari onestamente. Con nostra sorpresa, dopo mezz’ora di percorso evitando rocce acuminate su un percorso che già solo denominarlo tale è un complimento, parcheggiamo. Qui con nostra incredibile sorpresa troviamo un piccolo van e sentiamo della musica. Ci sporgiamo leggermente dalla scogliera e come per uno scherzo, in una piccola insenatura della rocce, troviamo sei persone che grigliavano della carne e delle verdure con vista oceano, se non è questa vita non so davvero cosa sia. Incuriositi imbocchiamo l’unica discesa percorribile per scendere a livello dell’acqua, passando in mezzo a questa compagnia di autoctoni dell’isola che ci accolgono con cibo e bevande, ma lo scopo era un’altro, purtroppo!
Qui la roccia è erosa diversamente, l’acqua crea delle dolcissime onde concentriche, come fossero dei piccoli mulinelli. Le pietre sono lisce, levigate, simili a delle sfere. Il tramonto è generoso, la compagnia è splendida, questo sarà il luogo del terzo tramonto della vacanza.
Dopo un ritorno traumatico e una cena frugale ci mettiamo a pianificare il giorno successivo perché esplorando l’isola tramite il satellite abbiamo trovato un posto al limite del reale, Cueva de las cabras, già solo il nome lascia spazio alla fantasia. Purtroppo al momento non ho ancora elaborato nessuna immagine del luogo perché è una panoramica molto complessa con un controluce spinto all’interno di una grotta calcarea, ma non è tutto. Il mio 15mm non è stato sufficiente per inquadrare completamente l’apertura nella roccia quindi in pratica mi ritrovo con circa 25 fotografie così suddivise: focus stacking con HDR con time blending con panoramica con perspective blending. Fatemi i migliori auguri.
Durante questa giornata però, guardandoci attorno alla ricerca di un posto dove passare la mattinata, abbiamo scoperto un luogo molto interessante che ricorda per certi versi i parchi americani. Noi, con noi intendo io e la mia fidanzata che abitiamo nel nord-ovest italiano, siamo abituati ad una formazione morfologia del terreno chiamato “orrido” ovvero una gola percorribile a piedi generata in migliaia di anni dove, in passato o attualmente, è stata la casa di un corso d’acqua. Ecco, Las Grietas è esattamente questo, ma in un ambiente completamente arido e caratterizzato da una roccia rossastra, molto friabile al tatto e agli agenti atmosferici, che creano delle bellissime viste sull’oceano. È un luogo parecchio turistico non tanto per la mole di persone, saranno state una trentina al massimo, ben lontano dal problema che affligge le nostre care montagne, ma perché è un ambiente molto stretto dove si genera naturalmente una classica coda da supermercato quindi vi consiglio di andarci o molto presto al mattino o di andarci in pieno orario di pranzo. Per questo luogo ho in mente una chicca ma che vi mostrerò a tempo debito.
Lanzarote, come tutti i territori costieri aggiungerei, è il paradiso per gli amanti dei droni. Le onde che si infrangono sugli scogli illuminate dalla luce del tramonto credo sia uno dei ricordi più belli che ho di tutto il viaggio. La pace che regala restare li, su una roccia spazzata dal vento a vedere con gli occhi di un uccello lo scorrere del tempo, lasciarsi cullare del dolce abbraccio dell’oceano, avere l’opportunità di entrare anche solo per un istante nel eterno ciclo di madre e natura è qualcosa di veramente indescrivibile.
Siamo giunti al termine del nostro viaggio e, forse qualcuno che conosce l’isola si starà domandando perché io non abbia parlato del famoso parco Timanfaya e del suo iconico diavoletto, ebbene non ne parlo perché è l’esemplificazione dello sfruttamento del turismo di massa con tutto quello che ne consegue. Ammesso e non concesso che posso capire il perché il drone non possa volare in questa area, va bene, se mi dite che non si può volare lo accetto come rispetto tutte le altre leggi in vigore (paese che vai, legge che trovi) e questo è un grande insegnamento che tutti dovrebbero imparare, ma non concepisco due cose. La prima è perché non posso parcheggiare e fare una camminata su dei sentieri segnalati come a Tenerife o nelle altre isole? Capisco però anche che la stupidità del genere umano sia veramente ai limiti storici e che sia fondamentale portarsi a casa quel sasso che ha la forma del nostro primo cane aggiungendoci la classica frase “eh va bhe ma è solo un sasso e lo faccio solo io”, senza dimenticarsi che questo brillante pensiero lo hanno partorito altre svariate migliaia di persone cerebralmente aride come te. La seconda cosa che non tollero è che io possa visitare determinati posti solo a bordo di carovane di cammelli, sfruttati e maltrattati per il solo scopo di dare la possibilità a qualche parente dei sopracitati di poter dire di aver speso del tempo a dorso di un animale, che poi per favore, spiegatemi cosa si prova perché veramente non riesco a comprendervi.
Alla fine di questo mio piccolo sfogo, ma è anche una rubrica personale quindi fa parte del gioco, Lanzarote è veramente una bellissima perla di questo arcipelago che ha tanto da regalare a chi ha gli occhi e il cuore per osservarne le qualità nascoste. Alla fine fotografia di paesaggio è un po’ come la vita di tutti i giorni, incontri tantissime persone e vedi tantissimi posti insieme a queste persone ma solo se sai osservare, sentire, amare, riesci a fare tuo un luogo.
Grazie per essere arrivati fino a questo punto e ci vediamo con un prossimo articolo.
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