Quando è stata l’ultima volta che un’immagine vi ha fatto sentire veramente vivi? Non solo piacevolmente intrattenuti, ma profondamente, sovversivamente vivi? Lo scorso 9 maggio, in veste di autrice e ricercatrice visiva, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Tano D’Amico alla Sala Assoli di Napoli. Non eravamo lì per una semplice celebrazione della sua straordinaria carriera di fotoreporter, ma per un confronto urgente su temi che bruciano ancora oggi: il rapporto inscindibile tra Verità e Bellezza, la fotografia come atto politico di costruzione della realtà, e la Misericordia come unico sentimento realmente sovversivo. In un’epoca che affoga nel moltiplicarsi delle immagini vuote, avevamo bisogno di confrontarci con chi, da oltre mezzo secolo, usa l’obiettivo non per rubare l’anima, ma per restituirla agli “ultimi,” i veri soggetti della sua opera.
Il Digiuno dell’Anima e la Dittatura del Flusso Visivo
Tano D’Amico non ha paura di essere scomodo, né di essere accusato di “dire sempre le stesse cose”. Durante la nostra intervista, ha scherzato su questa osservazione, spiegando però che per lui re-elaborare e ridiscutere questi concetti fondamentali non è ripetitività, ma una necessità urgente da condividere. C’è un gesto continuo di condivisione nel suo andare in giro per l’Italia, incontrando le persone e, soprattutto, cercando l’incontro con i giovani e le nuove generazioni. È stato un momento di riflessione profonda quando ha esplicitamente detto che avrebbe voluto vedere più giovani presenti in sala, a testimonianza di quanto senta pressante il bisogno di trasmettere questa sua consapevolezza intrinseca.
Questo bisogno di “nutrimento dell’universo” nasce in netta contrapposizione con l’epoca attuale, caratterizzata da un moltiplicarsi frenetico di immagini. Per Tano D’Amico, questo flusso visivo ininterrotto non rende un buon servigio a nessuno. Sono immagini senza anima, che operano per sottrazione, cancellando i movimenti e la loro vera essenza. D’Amico è stato ancora più radicale, esprimendo il suo totale disprezzo per fenomeni come “Blob,” il programma televisivo che rielabora e remixa filmati preesistenti creati dal potere stesso. Perché questo dissenso? Perché Tano crede che questo tipo di “fotomontaggio” non serva a esorcizzare il controllo o il dominio sull’immagine. Anzi, sembra soddisfare una fame artificiale. È come se ci venisse dato “per finta” da mangiare, nascondendo il fatto che non è stato creato vero cibo. È un’illusione di sazietà che, in realtà, ci affama ancora di più di Verità e di Bellezza.
Verità, Bellezza e l’Acheropita: La Fotografia come Atto Costruttivo
Contrapposta all’illusione di “Blob,” la fotografia per Tano D’Amico è un “atto politico” nel senso più alto e profondo del termine: un atto di costruzione di immagini che, fondendosi con la realtà mentre accade, cambiano il percorso stesso della realtà. L’immagine ha il destino di aggiungersi alla vita, non dopo, ma mentre si fa, istante per istante. Può l’immagine opporsi alla morte? Può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?
Qui risiede il nucleo inscindibile di Verità e Bellezza. Non la bellezza apparente ed esclusivamente estetica, ma quella fatta di misericordia. Tano D’Amico ci insegna che non c’è bellezza senza misericordia. E questa bellezza-verità, per esistere, deve essere un soggetto indipendente, indipendente addirittura dalla volontà del fotografo, quasi un’acheropita — un’immagine che appare da sola, senza la volontà di un autore, raccontando la verità anche contro chi l’ha prodotta.
Come ci ricorda D’Amico: «La misericordia è la bestia nera, il fantasama che inquieta ogni potere. Le immagini che la mostrano e si sforzano di conservarla e perpetuarla vengono ostacolate, avversate, oscurate. Si fa di tutto per non farle nascere. Un’immagine nasce quando un essere umano ne sente la mancanza, la cerca, la aspetta, chiede aiuto alla realtà per trovarla.»
La Misericordia Scomoda e la Centralità degli “Ultimi”
Il motore di questo sguardo, capace di trovare la bellezza lì dove il mondo vede solo miseria, è la Misericordia. Questo termine, centrale nella poetica e nel volume Misericordia e tradimento, non è la pietà borghese calata dall’alto in basso. Misericordia significa “conoscersi miseri” e decidere di “gettare il cuore dalla parte dei miseri”. È l’unico sentimento realmente sovversivo, l’unico che l’universo cerchi davvero, perché fa crollare le gerarchie e crea un popolo nuovo. Ed è per questo che le immagini di misericordia nascono sempre contro il potere, diventando inevitabilmente “scomode”.
D’Amico è inequivocabile: «…un’immagine di misericordia non nasce mai da chi cerca la carezza di chi comanda. Chi cerca quel genere di carezze può solo rimasticare, riproporre la falsa misericordia, quella che al potere è funzionale. Elaborerà una falsa poesia con cui si sforzerà di occupare il posto di quella vera nell’anima delle persone. Tenterà di impedire l’irrompere della vera poesia e della vera misericordia.»
L’Atto di Verità: Il Volto di Giorgiana Masi contro le Menzogne di Stato
E non c’è esempio più limpido di questa fotografia come “scomodo” atto di verità contro il potere del 12 maggio 1977, il giorno dell’omicidio di Giorgiana Masi. Mentre il ministro dell’Interno Cossiga mentiva spudoratamente al Parlamento e all’Italia, dichiarando che non vi erano agenti in borghese in piazza Navona, Tano D’Amico era lì. Il suo obiettivo non cercava la “ciliegina sulla torta della vita,” ma si mescolava all’oppressione.
Quella foto dell’agente in borghese Giovanni Santone con l’arma in pugno rivelò le bugie di Cossiga, ma ebbe un prezzo per Tano, che pur non subendo minacce dirette si vide togliere il lasciapassare stampa nel 1980. Aver mostrato quella verità lo rese scomodo, un bersaglio, un uomo a cui si consigliava di “non imboccare mai una strada se non vedi altri passanti”. Ma in quel clima di tradimento e furore, D’Amico scelse di mettere a fuoco la vera bellezza-misericordia, la bellezza pulita, semplice, limpida del volto di Giorgiana Masi: «…la foto tessera di Georgiana Masi che compare il giorno dopo l’omicidio su tutti i giornali uno dei più bei volti della storia delle immagini, pulito semplice limpido che sa quello che vuole, perché se era in piazza quel giorno è perché non si accontentava del mondo che c’era ».
Questa immagine di Giorgiana è la bellezza che si abbarbica al cuore dello spettatore e non lo lascia più. È la verità scomoda contro il potere che Tano ci insegna a cercare e che non possiamo smettere di guardare.
Conclusione: Oltre l’Omologazione Visiva
Voi, da che parte volete guardare? Siete pronti ad abbandonare l’illusione di sazietà del flusso visivo consumabile per abbracciare l’urgenza, la bellezza scomoda e la sovversiva misericordia della verità? La sfida di Tano D’Amico, maestro instancabile che ha anche annunciato durante l’intervista la prossima pubblicazione di un nuovissimo libro, è più attuale che mai. Non accontentiamoci dei surrogati. Misericordia e verità nascono contro il potere.
Per approfondire
Se vuoi scendere ancora più a fondo nelle dinamiche della sociologia visuale e scoprire come lo sguardo può farsi strumento di resistenza e costruzione della realtà, ti aspetto per gli approfondimenti audio sul mio podcast “Caffè Fotografici”. Lì esploreremo insieme le radici dell’impulso creativo e la funzione sociale dell’immagine contemporanea.
Bibliografia di Tano D’Amico:
- Fotografia e destino, Mimesis Edizioni, 2020.
- Misericordia e tradimento. Fotografia, bellezza, verità, Mimesis Edizioni, 2021.
- In arrivo: Nuova opera in pubblicazione nel 2026 (annunciata durante l’incontro a Sala Assoli).
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