Avete presente il cartone animato, “UP”, della Pixar ? Nella storia di oggi vi porto in un quartiere di Kuala Lumpur, le cui case e la loro storia, mi hanno inevitabilmente fatto pensare alla casetta ed al dolce protagonista del Film.
La parola d’ordine del giorno è: Contrasti.
Nel cuore della vibrante Kuala Lumpur, una metropoli che sembra non dormire mai, armonie e contrasti si muovono in un vortice continuo di cambiamento e conservazione. La città, famosa anche per la sua architettura imponente che tocca il cielo con strutture come le Petronas Twin Towers, nasconde tra le sue pieghe storie di resistenza culturale e tradizione. Questi racconti trovano una delle loro espressioni più eloquenti nel quartiere-villaggio di Kampung Baru.
La parola malese “kampung”, significa “villaggio”. Ed in Malesia ci sono innumerevoli villaggi. Elementi importanti nella cultura Malese, così incredibilmente ricca e varia di etnie che rendono questo paese davvero multietnico. Tuttavia, è davvero singolare trovare un villaggio all’interno di una metropoli. Kampung Baru infatti in definitiva, è un villaggio malay all’interno di una capitale moderna.
In mezzo, anzi, letteralmente circondata dai grattacieli luccicanti, che dominano l’orizzonte che quasi sembrano che le cadono addosso, Kampung Baru, con i suoi 230 ettari circa, offre un nuovo punto di vista su una Kuala Lumpur che pochi conoscono.
Le viuzze di questo quartiere sono fiancheggiate da casette Malay tradizionali “rumah kampung” (“casa del villaggio”), basate su un modello tradizionale a palafitta e con l’uso di elementi in legno, la cui architettura modesta e il loro fascino rustico presentano uno spiccato contrasto rispetto alla modernità circostante.
Questi edifici tradizionali sono sopravvivenze di un tempo che resiste tenacemente all’avanzare dei moderni colossi di vetro e acciaio.
Il quartiere si fa portavoce di una resistenza culturale che è sia fisica che “spirituale”. La persistenza di Kampung Baru nel mantenere il suo carattere tradizionale non è solo una sfida architettonica, ma anche un simbolo del più ampio dialogo tra le diverse anime della città: quella che brama il progresso e l’innovazione e quella che custodisce gelosamente la sua identità storica.
Kuala Lumpur è di certo la regina dei contrasti. Anche la vegetazione della città, ad esempio, riflette questa “tensione” tra il curato e il caotico. Mentre alcune aree vantano giardini tropicali meticolosamente mantenuti, a pochi passi di distanza, altri quartieri (come quello indiano o cinese) pulsano in un ordine spontaneo, con strade che si contorcono in un labirinto di attività umane e botteghe che espongono le loro merci colorate.
Kampung Baru, quindi, più che un semplice quartiere, è un simbolo potente del dialogo continuo tra passato e presente. In questo angolo di Kuala Lumpur, ogni piccola casa e via testimonia la continua ricerca di un equilibrio tra conservazione della cultura e l’inevitabile marcia verso il futuro. Kampung Baru rimane una sorta di oasis urbana, un promemoria vivente del valore delle origini in un mondo che cambia troppo in fretta.
Qualche passo nella Storia
Inizialmente si trattava perlopiù di un insediamento cinese di lavoratori impegnati nell’estrazione e della lavorazione dello stagno, protagonista assoluto del commercio durante l’epoca coloniale britannica (la sua fondazione risale intorno al 1899). Con il trascorrere degli anni, assume ruoli e vesti diverse: Dapprima con il ruolo di insediamento malese per lo sviluppo dell’agricoltura locale, visto il crescere continuo degli abitanti di etnia malay, il sultano promise ai contadini che al nuovo villaggio sarebbe stata garantita la conservazione delle tradizioni malesi. Promessa suggellata dal “Rules for the occupation and management of the Malay Agricultural Settlement” del 1900, che di fatto rendeva Kampung Baru autonomo da Kuala Lumpur. Il nome Kampung Baru significa infatti “nuovo villaggio”.
Come conseguenza inevitabile del commercio ben più redditizio dello stagno poi, i primi abitanti del villaggio scelsero di iniziare a lavorare per l’estrazione di questo elemento.
Con gli anni, diventa testimone di diverse scene politiche. Di incontri fra le personalità che concordarono l’indipendenza della Malesia e purtroppo, anche di pagine molto tristi della loro storia contemporanea, come i tumulti del 1969, non privi di numerose vittime, a sfondo etnico tra cinesi e malay, noti come “gli incidenti del 13 Maggio”. Da qui diviene simbolo della comunità Malay.
Oggi, data la sua posizione centralissima, i terreni di Kampung Baru valgono moltissimo. Negli anni ’70 il villaggio, a complicarne la situazione, venne legislalmente integrato nel territorio federale, con una doppia giurisdizione. Da anni arrivano proposte di rinnovamento e riqualificazione della zona, contro i quali risponde una forte opposizione della comunità locale il cui timore è che l’ombra della speculazione edilizia arrivi sulle tipiche case e sulla loro vegetazione.
Behind the Scenes
Il tempo è prezioso, sempre. Ed in questo piccolo reportage, come ormai quasi in tutti gli altri, oltre a quello scandito dalle ore, anche quello metereologico ha avuto il suo peso ed impatto.
Ho tentato ben due volte, in due giorni diversi ( un lusso che raramente mi capita di avere in viaggio) a scattare fra le vie del quartiere che tanto mi ricordava la casetta del protagonista di UP.
Sfortunatamente però, la prima è stata brutalmente interrotta da una pioggia battente e la seconda, dallo scandire delle lancette.
In Fotografia, si sa, la Luce è una componente fondamentale, purtroppo però sempre più spesso mi trovo a dover fare i conti con orari o meteo avversi che mi costringono a dover trascurare l’importanza della luce, pur di documentare e scattare una Storia.
Non so se in questo caso io abbia avuto più difficoltà a fronteggiare il cielo grigio prima della pioggia od il sole alto che rischiava di bruciare i toni più chiari della scena. 🙂 In questi casi… confido sempre nella composizione 😛 .
Rompo un pochino gli schemi “estetici” delle belle fotografie con gli sfondi ben sfocati e distaccati dal soggetto principale, ad una- rischiando di creare troppo caos visivo- dove cerco di “arrivare più lontano”. “Lì dietro” c’è il vero racconto. Ogni elemento, un pezzetto del puzzle complessivo, narrante le scene di vita quotidiana.
Il “contrasto” di cui oggi ho voluto raccontare.
No comment yet, add your voice below!