Hugo Suíssas è un magnifico, pazzo, ironico, assurdo creatore di illusioni surreali, gioca con le prospettive e scherza coi monumenti. Idee semplici ma folli al punto giusto, resti a guardarle col sorriso a mezz’aria. Vero?
Lisbona– In una delle più affollate piazze della creatività digitale, spicca un nome come pochi: Hugo Suíssas. Questo fotografo portoghese, con un gusto spiccato per l’assurdo elegante e la meraviglia quotidiana, è in grado di trasformare una semplice strada, un oggetto domestico o un monumento celebre in un piccolo teatrino di illusioni. E lo fa con la magia della prospettiva forzata, con un pizzico di ironia, e spesso lo fa usando il suo smartphone.
Le origini e l’inizio della carriera
Hugo Suíssas nasce a Lisbona, Portogallo. Giovane, curioso, autodidatta: sono queste le parole che meglio descrivono i suoi primi passi nel mondo della fotografia. Inizialmente la sua fotografia è un hobby, un modo per osservare il mondo con occhi diversi – quelli della fantasia e dell’idea.
Non ha studi accademici specifici in fotografia (o se li ha, non sono ciò che l’ha definito): la sua scuola è il quotidiano, l’oggetto che tutti considerano banale, la luce che cambia, l’angolo giusto. È lì che scopre che basta poco – un oggetto, una mano, un monumento – per creare qualcosa che sorprende.
Con i social media (Instagram in testa) inizia a condividere le sue creazioni. Quelle immagini giocose, fatte di prospettive strane, oggetti sovrapposti ai monumenti, scorci che sembrano mondi paralleli, catturano l’attenzione: il pubblico rimane affascinato.
I temi ricorrenti:
l’illusione ottica, soprattutto tramite prospettiva forzata; l’uso di oggetti comuni (chiavi, giocattoli, frutta, pennarelli, ecc.) per inserirli nel paesaggio in modo sorprendente; monumenti e scenari già iconici trasformati: la Torre di Pisa, la Torre de Belém, la Piramide del Louvre, skyline, ponti, palazzi.
Non solo per la tecnica: il bello di Suíssas sta nel fatto che non ha bisogno di grandi mezzi, non chiede scenografie costose né attrezzature complicate: la sua forza è l’idea. Come ha detto lui:
“La semplicità non è un limite, è un punto di partenza e l’idea vince su tutto”
Inoltre, nella sua arte c’è un invito: guardare il mondo come se fosse nuovo, vedere la magia che si nasconde dietro le forme, gli oggetti, le architetture che crediamo di conoscere. È un’alchimia giocosa fra realtà e fantasia.
Hugo Suìssas é autodidatta: non ha seguito un percorso formale di fotografia professionale, ma ha imparato da sé, sperimentando molto, unendo creatività, tenacia, strategia socia e un pizzico di fortuna. che non guasta mai.
Ama la semplicità: in più interviste ha detto che gli piace vivere semplice, usare oggetti quotidiani, ed è affascinato dal fatto che anche ciò che è ordinario possa diventare straordinario tramite l’immaginazione.
Oggi, le sue fotografie vantano più di 300mila follower sul profilo Instagram @suissas, con cui ogni giorno condivide un nuovo scatto ed ha gia collaborato per molte campagne pubblicitarie.
È ossessivo nel senso buono: ovvero non si ferma finché non vede materializzato nella foto ciò che ha in testa. Disegna, schizza idee, pensa ogni giorno prima al concetto, all’idea, e poi al luogo/oggetti/le prospettive necessarie.
Ha espresso la convinzione che arte e idee possono produrre “miracoli”: pensa che la creatività sia una specie di magia, che possa aiutare ad affrontare sfide grandi nel mondo.
«Quello che mi ispira nella mia vita di artista è sapere che l’arte e le idee possono produrre miracoli. Credo che la creatività possa essere magica e possa aiutare le grandi sfide del mondo. La mia testa non sa cosa significhi la parola “fermati”
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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