Gabriel Basilico da Istanbul a Shanghai, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2011
Due metropoli sospese tra Oriente e Occidente, tradizione e modernità, passato e futuro. Istanbul e Shanghai vengono interpretate dall’obiettivo di Gabriele Basilico che ricostruisce con il suo sguardo attento e preciso. Due ritratti urbani in continua trasformazione: diciannove immagini di Istanbul documentano l’evoluzione dell’antica Costantinopoli, dove all’ombra deiminareti, delle moschee le case ottomane in legno cedono il passo a edifici sempre piùmoderni e aggressivi. Otto opere inedite raccontano Shanghai, la metropoli cinese lanciata verso il futuro, pronta ad adottare modelli di vita occidentali, rappresentati dalla superbia verticale delle centinaia di grattacieli che oggi costellano il suo avveniristico skyline.
Fotografare una città significa fare scelte tipologiche, storiche, oppure affettive, ma più spesso vuol dire cercare luoghi e creare storie, relazioni, anche con luoghi lontani archiviati nella memoria, o addirittura luoghi immaginari.
Vedo la città come qualcosa di vivo, come un organismo che respira, come un grande corpo in trasformazione.
Mi interessa cogliere i segni di questa trasformazione, esattamente come un medico che indaga il cambiamento della forma di un corpo e ne coglie la struttura nelle pause del respiro, quasi in uno stato di sospensione.
L’inconfondibile sguardo cosmopolita di Gabriele Basilico, capace appunto di ascoltare il cuore di tutte le città.
– Gabriel Basilico, Abitare la metropoli, Contrasto, Roma 2013
“Sono nato in questa città nell’agosto del 1944. La guerra non era ancora finita e Milano, proprio in quel mese, fu di nuovo colpita dalle bombe”
Gabriele Basilico
Così ha inizio Abitare la metropoli, il testo scritto da Gabriele Basilico nel 2010, andato in scena in due serate al teatro No’hma-Teresa Pomodoro di Milano. Quell’esperienza e quel testo, riproposto ora nella sua interezza, è stato per Basilico, come afferma Giovanna Calvenzi che ne cura la riedizione, “l’occasione per dare forma e ordine a riflessioni che da tempo, in modi diversi, stava organizzando”.
Le parole di Gabriele Basilico costituiscono allora una testimonianza vibrante, una dichiarazione d’amore per la sua città e le città in genere, una riflessione profonda intorno al proprio lavoro e alla quotidiana pratica di osservatore lucido degli spazi metropolitani. Una consapevole dichiarazione di quanto la fotografia “come esperienza artistica, anche se soprattutto nella sua funzione e missione documentaria ha a che fare inevitabilmente con la bellezza, con un’esigenza visiva di interpretazione formale, di una traduzione estetica del mondo”.
Il testo è accompagnato da una scelta di immagini di e su Gabriele Basilico, una postfazione di Giovanna Calvenzi e una biografia ragionata.
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