Skip to content

“Fuori dall’habitat” – Stefano Fontana

di Carola Allemandi

Stefano Fontana espone nello spazio Ottofinestre di Torino – 

dal 18 febbraio al 31 marzo

Oggi viviamo con consapevolezze, paure e visioni del futuro dai contorni decisamente più netti rispetto a pochi decenni fa; sappiamo che la natura va protetta dall’uomo con una convinzione sempre più trasversalmente radicata. Sappiamo anche che la natura ha la facoltà di non coesistere per forza con la parola uomo, né tanto meno con la sua stessa storia; lo abbiamo visto in tempo di pandemia quanto l’ambiente, senza una costante presenza umana, possa riprendere dominio su sé stesso, spazio, libertà di movimento. Sul prolungamento di questa idea, la ricerca pittorica di Stefano Fontana (Torino, 1967) trova il modo di raccontare all’uomo i suoi sforzi per conservare ciò che sarà destinato a riprendersi tutto, ovvero il mondo vegetale. Partendo da una sfida che l’artista lancia da sempre, nel proprio lavoro, alle possibilità della pittura di far propri tutti i fenomeni visibili, anche i più effimeri (una certa condizione luministica, un certo movimento della fronda) che vorrebbero il cliché fotografico come loro unico guardiano, Fontana porta all’estremo la sua ricerca toccando, con la pittura, la profezia. Negli spazi di Ottofinestre, a Torino, fino al 31 marzo il ciclo più significativo sul paesaggio di Fontana entra in dialogo con la sua produzione recente dedicata al tema della serra nella mostra “Stefano Fontana. Fuori dall’habitat”. Di fronte alle opere dell’artista siamo alle soglie dell’ultimo tentativo di conservazione (la serra) di ciò che risorgerà nel suo sistema più complesso, libero e selvaggio. Le palme, i bordi bianchi dei rialzi in cui sono piantati i fusti, le vetrate da cui filtra la giusta dose di sole: questo spettacolo d’ordine dentro cui l’uomo non deve temere nulla; nella serra, lo sguardo ha tempo, lo stesso tempo che l’uomo sente di avere a disposizione per poter continuare a svolgere il proprio compito coloniale, oltre che per la contemplazione dei propri risultati classificatori. Diverso è il tempo del futuro, ci dice Fontana. Lì è l’orrido, la gola, il verde scuro; non noi: le fronde che vediamo hanno tutto il tempo del mondo, quello che non conosce misura, mentre il processo della nostra scomparsa trova compimento. La scomparsa dell’uomo, in Fontana, non è per nulla la visione apocalittica di un destino che pare già segnato per la nostra specie: la scomparsa dell’uomo, per l’artista, è il suo silenzio in favore del sussurro costante tra le punte dei rami, delle foglie. La natura non pensa come pensa (ormai) l’uomo, per attacco e difesa, ma per adattamento, ed è forse per questo motivo che l’uomo vive sempre di più in un limbo che lo vede sì prodotto del sistema naturale, ma anche estraneo ad esso. Le piante percepiscono il clima, la pressione, l’umidità, e capiscono di conseguenza quanto spazio occupare, quanto crescere, se vivere o morire. In un sistema biologico che non sembrerebbe prevedere la paura, come quello vegetale, perché strutturalmente indifeso, l’espansione sarebbe garantita per logica: niente vorrebbe l’annullamento di nient’altro, ogni fusto, fiore, filo d’erba che abbia trovato terreno fertile per nascere sarebbe accolto senza opposizioni. Proprio in virtù di questa assenza di paura la vegetazione potrebbe essere potenzialmente illimitata. Stefano Fontana, allora, ci indica anche questa ulteriore lettura: il limite imposto dall’uomo alla natura (simboleggiato sempre dalla serra) sembra il riflesso della propria stessa condizione esistenziale di finitudine. L’uomo così unge della propria paura tutto ciò che tocca, e perde l’infinito. La serra, nella sua forma omogeneamente luminosa, non è che il simbolo dei nostri bordi. Conformemente agli spazi che ospitano la mostra, in particolare alle otto grandi vetrate che caratterizzano la sede espositiva, i lavori dedicati alla serra di Stefano Fontana attuano un rimando diretto col luogo. Gli ambienti domestici, oltre alle grandi finestre, amplificano il solco antropico che le opere di Fontana mettono in discussione, e il pavimento, ogni traccia di vita quotidiana, ogni parola umana che qui si pronuncia, avranno l’aura di un resto, il lascito che non troverà eco nelle visioni di Fontana. Non ci è indicato un posto dove stare, in cui metterci al riparo, una direzione sicura: il disorientamento che risulta dalla parabola di Fontana sta tutto nel non essere al centro della storia che ci viene raccontata. Per questo motivo siamo “fuori dall’habitat” come lo sono le piante conservate nelle serre (ex-situ, nel gergo legato alla serra, indica il tipo di conservazione “fuori dal luogo” delle specie a rischio di estinzione, ovvero fuori dal loro habitat naturale); estranee, come noi, a un mondo che non le prevede più. Si capisce bene, allora, come il ruolo dell’osservatore sia, in questo senso, quello di un invitato al cospetto di una voce che non va interrotta, come quella di un sacerdote, o del dio stesso. Come il pozzo in cui cade la volpe di La Fontaine, che diventa il prolungamento della gola del canide per ingannare il lupo e salvarsi, dalla gola dell’orrido il sussurro che esce è un verbo che racconta la propria beatitudine. Il fatto resta per noi di trovarsi di fronte a un ambiente che non chiede i nostri passi, che evita di mostrarci tanto il proprio orizzonte quanto le ultime tracce che potremmo aver lasciato. Ma anche la serra è un sistema visivo senza un punto di fuga lontano, dove le orme che abbiamo tracciato sulla polvere durante il giorno verranno ripulite la sera.

La mostra ha il patrocinio: Regione Piemonte – Torino Metropoli – Città di Torino – Camera di Commercio di Torino

Informazioni: Stefano Fontana. Fuori dall’habitat. Dal 18 febbraio al 31 marzo 2026.

A cura di Carola Allemandi. Opening: 18 febbraio | h18.30. Spazio Ottofinestre – Via Saluzzo 88/F, Torino

Visite su appuntamento: info@ottofinestre.com | +39 3357667982

 

Articolo pubblicato su OLIMPIA IN SCENA – Lo spettacolo è di tutti: https://olimpiainscena.it/

Altri articoli di questa rubrica

Condividi

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Vuoi accedere agli eventi riservati?

Abbonati a soli 15€ per 365 giorni e ottieni più di ciò che immagini!

Se invece sei già iscritto ed hai la password, accedi da qui

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Non è facile trovare un buon educatore!
Appartengo ad una generazione che ha dovuto adattarsi alla scarsa offerta dei tempi. Ho avuto un solo tutor, a cui ancora oggi devo molto. Brevi, fugaci ma intensi incontri in cui il sottoscritto, da solo con lui, cercava di prendere nota anche dei respiri e trarre insegnamento da ogni singola parola.
A causa di questa carenza io e i miei coetanei ci siamo dovuti spesso costruire una visione complementare come autori, designers, critici ed insegnanti e questo ci ha aiutato a costruire qualcosa di fondamentale e duraturo.
Per questo motivo con Cine Sud che vanta un’esperienza di oltre 40 anni nel settore della formazione, abbiamo pensato alla possibilità di offrire dei corsi “one to one”, costruiti sulla base delle esigenze individuali e in campi disparati, che vanno dalla tecnica alla ricerca di nuovi linguaggi in fotografia.
Dei corsi molto vicini a quelli che avremmo voluto avere nel passato, se ce ne fosse stata offerta l’opportunità e la parola opportunità non va sottovalutata, perché ha un peso e una sua valenza e non è spesso scontata.
Ognuno sarà libero di scegliere, sulla base dei nostri consigli, un autore o un tecnico, tra quelli offerti come docenti, e intraprendere un corso che gli offra quello di cui realmente ha bisogno e, eventualmente, ripetere questa esperienza in futuro.
Come quando si va da un eccellente sarto a scegliere con cura un vestito, adattandolo perfettamente al corpo, vogliamo fornirvi il corso che meglio si adatta alle vostre, singole e personali esigenze.
Niente nasce dal caso e per poter essere all’altezza di questo compito e potervi fornire un’offerta diversificata e soddisfacente, abbiamo pensato di sottoporvi un questionario tra il serio e lo scherzoso a cui vi preghiamo di rispondere.
Aiutateci a capire le vostre reali esigenze e chi abbiamo difronte, non ve ne pentirete.
Massimo Mastrorillo

Dimmi chi sei e ti dirò che workshop fa per te

Approfondiamo ! per i più intrepidi
X