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Fujifilm Italia al XIV Festival Fotografico Europeo con la mostra di Monika Bulaj

di PHocus Magazine

Fujifilm Italia al Festival Fotografico Europeo 2026

La qualità della stampa fotografica al servizio della cultura dell’immagine

Fujifilm Italia conferma il proprio impegno nella promozione della fotografia come espressione culturale e narrativa, nonché patrimonio da condividere e fruire, e annuncia il proprio sostegno al Festival Fotografico Europeo 2026, giunto alla quattordicesima edizione.

XIV FESTIVAL FOTOGRAFICO EUROPEO 2026

GEOGRAFIE UMANE

8 marzo – 26 aprile 2026

Legnano, Busto Arsizio, Castellanza e Olgiate Olona, Sedi Varie

www.europhotofestival.com

www.archiviofotograficoitaliano.it

041©Monika Bulaj_The Borderlands of Europe

Milano, 5 marzo 2026 – Fujifilm Italia è al fianco del XIV Festival Fotografico Europeo 2026. Il Festival, organizzato dall’Archivio Fotografico Italiano, coinvolge diverse città del territorio lombardo e propone mostre, incontri e momenti di approfondimento che favoriscono il dialogo tra professionisti, studenti, appassionati e comunità locali.

 

La sponsorship risponde a una visione chiara, ossia valorizzare la fotografia in tutte le sue fasi, dallo scatto alla stampa fino all’esposizione, riconoscendo nella fisicità dell’immagine l’essenza dell’esperienza visiva, e per supportare un progetto culturale che ha l’obiettivo di promuovere la fotografia d’autore e il linguaggio visivo contemporaneo presso un pubblico ampio ed eterogeneo.

Per questa edizione, FUJIFILM Italia ha curato la produzione delle stampe della mostra “The Borderlands of Europe” della fotografa documentarista Monika Bulaj, Premio alla Carriera 2026. La mostra sarà esposta a Legnano nelle stanze del Palazzo Leone da Perego, in via Gilardelli, 10, dall’8 marzo al 26 aprile 2026, l’ingresso è libero e gratuito.

Le opere sono state realizzate su Fujicolor Crystal Archive Digital Paper Type DPII in finitura Matte, carta fotografica professionale all’alogenuro d’argento ideale per ritratti e stampe digitali di livello, progettate per garantire eccellenza qualitativa e autoriale. La finitura opaca riduce i riflessi, valorizza la profondità dell’immagine e garantisce un’eccellente riproduzione cromatica, oltre alla stabilità nel tempo.

Il sostegno a Monika Bulaj rappresenta per FUJIFILM Italia anche una scelta di valore etico e culturale, l’autrice ha dedicato la propria vita a documentare minoranze religiose, comunità marginalizzate e territori di confine, dando voce a realtà spesso invisibili. Supportare il suo lavoro significa patrocinare una fotografia impegnata, capace di preservare memorie e costruire consapevolezza.

In un’epoca storica dominata dalla fruizione digitale, Fujifilm riconosce nella stampa fotografica il momento culminante del processo creativo perché l’immagine non si esaurisce nello scatto, ma trova affermazione nella scelta della carta, nella resa cromatica, nella profondità dei dettagli e nella possibilità di essere osservata, condivisa e vissuta fisicamente in uno spazio espositivo. “Crediamo fortemente nella fotografia come forza narrativa capace di generare consapevolezza quando viene stampata, esposta e raccontata al pubblico”, afferma Marika Gherardi, Marketing & Communication Manager Imaging Solution di Fujifilm Italia. “La qualità delle nostre carte fotografiche contribuisce a portare l’immagine in uno spazio espositivo, rendendola un’esperienza. Attraverso questa e altre collaborazioni la finalità dell’azienda è confermare la propria missione, ossia la fotografia merita di essere non solo scattata, ma stampata e mostrata e diffusa al più vasto pubblico possibile.”

 

040©Monika Bulaj_The Borderlands of Europe (2).jpg

MONIKA BULAJ (Premio alla carriera 2026)

THE BORDERLANDS OF EUROPE

PALAZZO LEONE DA PEREGO – VIA GILARDELLI, 10 – LEGNANO (MI)

8 MARZO – 26 APRILE 2026

Orari visita: sabato, domenica e festivi: 10-12,30 – 15-19

Ingresso libero

Chiuso il 5/4/2026 S. Pasqua – aperto lunedì 6/4/2026

Visite guidate gratuite su prenotazione ai seguenti recapiti:

T. 0331/471575/471578 – e-mail ufficio.cultura@comune.legnano.mi

L’Europa orientale, tra Baltico e Mar Nero, è una vasta terra di confine segnata dalla Storia: foreste, fiumi, villaggi e rovine dove sopravvive il mondo di ieri. Non solo periferia geografica d’Europa, ma anche periferia delle fedi, luogo in cui cristianesimo, islam ed ebraismo, spesso oggi in conflitto, hanno generato nel tempo forme inattese di coabitazione. È sorprendente che territori devastati da massacri, deportazioni e totalitarismi abbiano prodotto una capacità d’incontro che altrove sembra perduta. Qui dominano fedi popolari, radicate nella natura, nei boschi e nelle acque, nelle tombe dei santi e dei profeti. Devozioni considerate superstiziose dalle gerarchie religiose, ma capaci di superare le frontiere confessionali. Una risorsa spirituale potente e spesso ignorata.

Dal 1985 il viaggio lungo il confine orientale della Polonia e poi attraverso l’Europa dell’Est è diventato una lunga esplorazione delle frontiere fisiche e invisibili tra popoli e religioni. Contadini carismatici, movimenti millenaristi, poeti visionari, comunità perseguitate hanno segnato un percorso fatto di cammini lenti, incontri e ascolto delle memorie prima che scompaiano. Emergono così mondi cancellati o marginalizzati: i tartari musulmani e patrioti polacchi, gli ebrei chassidim in pellegrinaggio verso tombe ridotte a relitti, i Vecchi Credenti dispersi in tutta l’Eurasia, i Lemki dei Carpazi deportati e dimenticati, i Rom, filo rosso del viaggio, eternamente estranei eppure profondamente intrecciati alle culture locali. Dai Carpazi al Caucaso, dai Rodopi a Istanbul, il percorso attraversa monasteri isolati, montagne sacre, delta fluviali e città di frontiera. Ovunque riaffiora un bisogno del sacro intenso e corporeo: preghiere mormorate, icone baciate, pellegrinaggi, processioni, musiche e riti condivisi. Un crogiolo di mondi che si sfiorano, si diffidano e si contaminano, rivelando un’Europa nascosta, complessa e profondamente spirituale. Fotografa, reporter e documentarista, Monika Bulaj svolge da anni ricerche su luoghi sacri condivisi, minoranze religiose, pellegrini e popoli nomadi a rischio in Europa, Asia, Africa e Sud America. Ha studiato filologia all’Università di Varsavia e si è formata successivamente in antropologia, filosofia, teologia, teatro e danza. Ha pubblicato su importanti testate internazionali, tra cui Granta Magazine, La Repubblica, Revue XXI, GEO, National Geographic, The New York Times e The Guardian. È autrice pluripremiata di dieci libri di reportage letterario e fotografico, pubblicati da editori come National Geographic, Contrasto, Electa, Skira, Bruno Mondadori, Feltrinelli, Frassinelli e Alinari e ha realizzato oltre cento mostre in tutto il mondo. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Nazionale “Non-violenza” con la motivazione: “Per la sua capacità di rendere visibile l’invisibile, esplorando l’animo umano e i confini più nascosti della terra, restituendo con l’immagine l’unità dell’umano”. La mostra è parte del progetto di ricerca “Broken Songlines” di Monika Bulaj sostenuto da Strategia Fotografia 2025.

Le fotografie sono state stampate da Fujifilm Italia su Fujicolor Crystal Archive Digital Paper Type DPII Matte.

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