Franco Fontana se n’è andato il 29 agosto, nella sua Modena, a 92 anni. Ho letto la notizia, mi sono rattristato e poi ho sorriso. Perché è impossibile pensare a Franco Fontana e restare seri: era uno di quegli uomini che entravano in una stanza e la riempivano di energia, di battute, di quella voglia di vivere che si vedeva anche a distanza di anni negli occhi, oltre che nelle fotografie. Chi ha avuto la fortuna di parlarci, anche solo per pochi minuti, se lo ricorda.
Io l’ho conosciuto, abbiamo parlato di fotografia e di vita, e quello che mi porto dietro non è tanto l’uomo-leggenda della fotografia italiana, quanto la sua simpatia disarmante, la voglia di raccontare aneddoti e barzellette, di ridere della vita con la leggerezza di chi ha capito, prima di tutti gli altri, che anche l’arte più seria si può prendere con gioia.
Un autodidatta che ha rotto le regole
Franco Fontana nasce a Cognento, alla periferia di Modena, il 9 dicembre 1933. Non ha una formazione accademica: si avvicina alla fotografia da autodidatta, nei primi anni Sessanta, in un’epoca in cui il bianco e nero era ancora considerato l’unico linguaggio serio della fotografia d’autore, e il colore veniva relegato all’uso amatoriale o pubblicitario. Fontana ribalta questa gerarchia con una naturalezza disarmante: comincia a fotografare paesaggi, città, ombre e architetture riducendoli a linee, geometrie pure e colori vibranti, fino a costruire un linguaggio immediatamente riconoscibile, imitatissimo e mai davvero eguagliato.
Nel giro di pochi anni il suo nome diventa sinonimo di un modo nuovo di guardare il paesaggio: non più documento, ma composizione quasi astratta, dove il colore smette di essere semplice registrazione della realtà e diventa struttura, ritmo, emozione pura. Le sue opere sono oggi conservate in oltre cinquanta musei nel mondo, e più di settanta libri gli sono stati dedicati da editori italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, americani e giapponesi — un patrimonio che pochissimi fotografi italiani possono vantare.
L’eredità che resta
Si può raccontare Franco Fontana con i numeri, le mostre, i musei, i libri. Ma chi lo ha incontrato sa che la sua vera eredità è anche un’altra: ha insegnato a intere generazioni di fotografi che si può essere rigorosi senza essere seriosi, che la ricerca più radicale può nascere dalla gioia di guardare il mondo, e non solo dalla sofferenza o dalla teoria. Ogni volta che qualcuno di noi si ferma davanti a un muro colorato, a un’ombra netta, a un campo che diventa astrazione pura, sta continuando, magari senza saperlo, una lezione che porta il suo nome.
Non è un addio triste, il mio. È un grazie, detto con lo stesso spirito con cui lui affrontava la vita e la fotografia: con leggerezza, con colore, con quella capacità rarissima di rendere importante ciò che è semplice, e semplice ciò che è importante. Buon viaggio, Franco.
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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