In questa intervista vi faccio conoscere Franca e Diego, entro nel loro laboratorio fotografico da quando ero assistente e portavo le diapositive a sviluppare, circa 25 anni fa. Tutt’ora collaboriamo insieme.
Ci raccontate un po’ della vostra storia?
Siamo Franca e Diego e siamo i titolari del laboratorio fotografico FOTO RECLAME di Torino. In poche righe non so se ci riusciremo, ma questa che vi racconto è un po’ la sintesi della nostra storia di vita e mestiere.
Io sono Franca, la figlia dei fondatori di Foto Reclame, Giovanni Petrino e Zaira Favro (entrambi classe 1920), fotografi già dal periodo della guerra. Mamma, fotografa nel laboratorio della Gevaert di Torino, stampava il bn e inoltre lo rendeva a colori dipingendolo a mano. Papà, invece, lavorava nella tipografia di famiglia ed era grande appassionato di fotografia. Quando la sua famiglia chiuse la tipografia e sfollò a Bussoleno, aprì un piccolo negozio di fotografo e conobbe Zaira.
In seguito hanno aperto il loro negozio a Torino, era il 1946. Papà ha poi brevettato la Bobinatrice Z, attrezzo che serviva per caricare rullini di pellicola 135. All’epoca le pellicole erano solo in bianco e nero, ma Foto Reclame ha venduto per tanti anni bobinatrici in tutta Italia e anche molta pellicola positiva a metraggio per una clientela di viaggiatori e appassionati di diapositive.
La fotografia quindi ce l’avete proprio nel sangue e fa parte della vostra storia di vita.
Proprio così. Sin da piccola passo moltissimo tempo in laboratorio, un po’ in negozio, ma soprattutto nelle camere oscure, così affascinanti, tutte buie e con le luci degli ingranditori che si accendevano e si spegnevano.
Altri operai stampavano il bianconero, di cui si poteva vedere meglio tutto il processo di lavoro grazie alle lampade rosse.
Papa’ seguiva tutte le lavorazioni di laboratorio, i clienti professionisti ed i colleghi e amici artisti dei gruppi fotografici, mentre il negozio e quindi la vendita, erano soprattutto seguiti dalla mamma.
Devo però dirti una verità: nonostante il fascino del laboratorio, io non ho mai pensato di ripercorrere la strada genitoriale. Ero più interessata alla grafica pubblicitaria. Solo in seguito, dopo la conclusione dei miei studi in questo settore, casualmente ho passato qualche mese estivo nel laboratorio ….e dopo 45 anni eccomi ancora qui!
In tutti questi anni penso sia cambiato parecchio il modo di operare sulle fotografie.
Devo confessarti che, per molti anni, il lavoro di puro laboratorio era molto intenso e faticoso, ma nonostante tutto dava anche delle soddisfazioni, non solo economiche. Fotoreclame, dopo 24 anni di negozio e laboratorio, si è trasferita in un’altra sede, dedicandosi unicamente al fotolaboratorio professionale per foto a colori, con le evidenti difficoltà pratiche, difficoltà che ora sarebbero persino complicate da capire. Si stampava dalla piccola foto alla gigantografia, e tutte le lavorazioni professionali di quel periodo.
Una delle cose più affascinanti nel vostro mestiere?
Tra le cose che più ci mettono in gioco c’è quella di partecipare attivamente alla realizzazione di bei progetti, seguirli dall’inizio, quando ancora sono in fase di progettazione. La nostra clientela spazia dal fotografo di studio, all’artista, agli studi pubblicitari, alle aziende, agli enti pubblici. Adesso capita un po’ di meno perché alcune cose si possono stampare anche senza l’ausilio del laboratorio. Sicuramente prima era tutto più frenetico, dove la qualità e la velocità erano essenziali, ma anche di prestigio.
Il mondo della tecnologia è cambiato paurosamente, ma nel vostro mestiere ci sono cose che rimpiangete del passato?
Rimpiangere proprio il passato, direi di no. Il nostro è un mestiere work in progress, perciò non c’è tempo per soffermarcisi troppo. All’epoca eri sempre galvanizzato da nuove sfide operative, tecniche e qualitative. Ora con queste nuove tecnologie digitali, ‘quasi’ tutti possono approcciarsi ad un mestiere molto specializzato come il nostro, azzerando di fatto quel pathos che lo rendeva impegnativo ma affascinante.
Nel 1995, abbiamo intrapreso una nuova sfida attrezzandoci con il digitale e ci siamo dedicati a tecniche di elaborazione e produzione delle immagini sempre in evoluzione, tecniche che ci permettono ancora oggi di poter soddisfare una clientela sempre più esperta. Cerchiamo sempre di stare sul pezzo, non c’è molto tempo per rimpiangere quello che era ieri.
Secondo te quanto cambierà ancora il mondo della riproduzione in stampa della fotografia?
(risponde Diego) Penso che la stampa su carta diventerà sempre più un prodotto di nicchia magari anche altamente specializzato per l’arredo, di cultura. Mentre per la produzione ordinaria delle classiche foto si andrà sempre di più alla conservazione su supporto digitale.
Quali suggerimenti dareste ai giovani fotografi?
Ai giovani fotografi dico di insistere, ascoltare i suggerimenti ma se hanno qualcosa da dire non importa l’attrezzatura o denaro di cui dispongono. Prima o poi, se devono dire qualcosa veramente, qualcuno lo sentirà nel modo che riterranno più giusto dirlo.
Gli autori ti chiedono consigli sulla tipologia di carta da usare o arrivano già con una idea?
Generalmente, la gran parte dei clienti, anche non professionisti, arriva con qualche idea su come stampare. Spesso però sono un po’ confusi e vanno indirizzati sull’uso che vogliono fare delle immagini. Tutto sommato, a volte, con i professionisti è più semplice perché sono conoscitori delle problematiche e spesso accettano più di buon grado i nostri consigli.
Quanto influisce la scelta della stampa, carta, tonalità, formato, sulla resa artistica delle opere fotografiche?
L’opera, prima di essere realizzata, è solo ed unicamente nella testa dell’artista ed è solo lui che può decidere come realizzarla, a torto o a ragione. Comunque un mio vecchio professore di disegno diceva : “A volte è meglio un brutto progetto presentato bene che un buon progetto presentato male.”
Franca e Diego – Laboratorio FOTO RECLAME – Torino
https://www.facebook.com/fotoreclame/
Phone: 011 751047
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Paolo Ranzani, fotografo professionista del ritratto, dalla pubblicità al corporate.
Docente e divulgatore di “educazione al linguaggio fotografico”. Il ritratto rivolto al sociale è il suo mondo preferito, per Amnesty International ha ritratto personaggi celebri della cultura, della musica e dello spettacolo pubblicati nel libro “99xAmnesty”, per il regista Koji Miyazaki ha seguito per mesi un laboratorio teatrale tenutosi in carcere e ne ha pubblicato il lavoro “La Soglia”, reportage di grande effetto e significato che è stato ospite di Matera Capitale della Cultura. Scrive di fotografia per vari magazine con rubriche fisse. Dopo essere stato coordinatore del dipartimento di fotografia dell’Istituto Europeo di Design di Torino è stato docente di Educazione al linguaggio fotografico per la Raffles Moda e Design di Milano e ad oggi è docente di ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.
Come Fotografo di scena per il cinema ha seguito le riprese di “Se devo essere sincera” con Luciana Littizzetto.
In veste di regista e direttore della fotografia ha lavorato a vari videoclip, uno dei suoi lavori più premiati è “Alfonso” della cantautrice Levante (oltre 10 milioni di visualizzazioni).
www.paoloranzani.com | Instagram: @paolo_ranzani_portfolio/
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