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Fan Ho, il maestro della fotografia di Hong Kong, in mostra a Torino

di Paolo Ranzani

A Torino, presso gli Appartamenti Storici di Palazzo Falletti di Barolo, è in corso la mostra antologica dedicata al grande fotografo cinese Fan Ho, intitolata “Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong”. Si tratta della prima retrospettiva assoluta in Italia dedicata a uno dei più importanti fotografi asiatici del Novecento, visitabile dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027.

Cento fotografie tra realtà e astrazione

A cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, la mostra riunisce cento fotografie, perlopiù in bianco e nero, e ripercorre l’intera carriera di Fan Ho (Shanghai, 1931 – 2016), dagli scatti dedicati alle strade di Hong Kong alla raffinata costruzione delle sue immagini. Facchini, venditori ambulanti, bambini e passanti diventano presenze all’interno di composizioni scandite da linee, volumi e contrasti di luce: Fan Ho applicava alla fotografia principi propri della composizione pittorica, lavorando sulla sintesi geometrica e sugli effetti di controluce e chiaroscuro. Tra le opere esposte figurano “Pattern”, “A Play of Light and Shadow”, “Different Directions” e “Controversy”, oltre a due tra le sue immagini più note, “Approaching Shadow” e “Street Scene”.

Da Shanghai a Hong Kong: gli inizi

Fan Ho nasce a Shanghai nel 1931 e cresce a Canton, l’odierna Guangzhou. Nel 1948, quattordicenne, si trasferisce con la famiglia a Hong Kong, in uno dei periodi più caotici della storia della città: la popolazione della colonia britannica era quadruplicata in pochi anni a causa delle ondate di rifugiati in fuga prima dall’invasione giapponese e poi dalla guerra civile cinese. La famiglia di Fan Ho, tuttavia, non arriva tra i disperati: il padre, un ricco commerciante, apre una tipografia appena giunto in città.

È qui che Fan Ho, fotografo autodidatta, inizia a scattare per strada con una Rolleiflex presa in prestito dallo zio, realizzando il nucleo principale della propria produzione prima dei ventotto anni. Le sue immagini non raccontano il caos e la disperazione della Hong Kong dell’epoca, ma restituiscono un’atmosfera sospesa fatta di luci e ombre, geometrie, tramvie, risciò e impalcature di bambù: strade che, nonostante il sovraffollamento reale della città, appaiono quasi vuote, abitate da figure solitarie colte spesso di spalle, mentre si allontanano lentamente. Sulla propria tecnica, Fan Ho ha raccontato: “Prima devi trovare la location ideale. Poi devi essere paziente e attendere il soggetto giusto capace di suscitare il tuo interesse. Devi essere capace di cogliere l’attimo in cui lo spirito, l’essenza, l’anima del soggetto si rivelano. È un lavoro creativo, perché quella sensazione la devi avere dentro.”

Tra fotografia e cinema

Parallelamente alla fotografia, Fan Ho ha costruito una lunga e brillante carriera nel cinema di Hong Kong, lavorando come regista e in alcune occasioni anche come attore. Pur avendo dedicato decenni della propria vita professionale al cinema, ha sempre indicato la fotografia come la propria vera passione: un ambito, diceva, che gli lasciava più libertà espressiva, senza la pressione del pubblico e degli incassi al botteghino. Nella sua produzione fotografica ha sempre privilegiato il bianco e nero, che descriveva come più vicino alla propria natura, capace di restituire risultati surreali e semi astratti e di mantenere la giusta distanza, “non troppo vicino, non troppo lontano”, dal soggetto.

Trasferitosi in California a partire dagli anni Ottanta, Fan Ho è morto nel 2016. Nel corso della carriera ha ottenuto circa 300 premi e riconoscimenti internazionali, ed è stato nominato per otto volte dalla Photographic Society of America tra i dieci migliori fotografi al mondo. Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni museali internazionali, tra cui M+ e Hong Kong Heritage Museum, la Bibliothèque nationale de France, il San Francisco Museum of Modern Art e il Santa Barbara Museum of Art. La mostra di Torino restituisce anche gli aspetti più tecnici della sua ricerca, incluso il lavoro in camera oscura, dove il ritaglio del negativo e la manipolazione dei toni contribuivano alla definizione finale dello scatto.

Informazioni pratiche

La mostra, prodotta e organizzata da Ares in collaborazione con la Blue Lotus Gallery di Hong Kong, è accompagnata da un catalogo pubblicato da Dario Cimorelli Editore. Palazzo Barolo si trova in via delle Orfane 7, a Torino; orario di apertura dalle 10:00 alle 19:00, chiuso il lunedì (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietto intero 13 euro, ridotto 11 euro (18-25 anni, possessori Torino+Piemonte Card, giornalisti, insegnanti, persone con invalidità, possessori Touring Card e Fiaf), ridotto ragazzi 6 euro (scolaresche e ragazzi tra 10 e 17 anni); gratuito con Abbonamento Musei Piemonte e per i bambini fino a 9 anni. Tutte le informazioni sono disponibili su arestorino.it.

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