Le opere si configurano come una riflessione articolata sull’identità dell’essere nel tempo contemporaneo, indagando la tensione costante tra autenticità e alienazione. Ego Sum, dal latino “Io sono”, è una dichiarazione di presenza, ma anche un interrogativo sull’essenza del sé immerso nella complessità del presente. L’individuo, avvolto in trame sociali e meccanismi coercitivi, spesso si ritrova frammentato, smarrito, sospeso tra il bisogno di affermarsi e la difficoltà di riconoscersi. In questo scenario, la verità dell’esperienza vissuta si confonde con la finzione, mentre l’artificio tende a sovrapporsi al reale, generando un senso di spaesamento e di perdita di autenticità.
L’opera si radica profondamente nella terra d’origine dell’artista, la Puglia: luogo dalla stratificazione storica e simbolica complessa, crocevia di culture, tradizioni e linguaggi. Una regione periferica e insieme centrale, in cui la bellezza resiste alla marginalità attraverso la forza della memoria e la vitalità dei gesti tramandati. È da questa appartenenza che nasce il nucleo più intimo di Ego Sum: la volontà di stabilire un contatto autentico con le proprie radici, di restituire senso al rapporto tra passato, presente e futuro attraverso un gesto manuale, essenziale e carico di significato.
Il ricamo, pratica ancestrale e collettiva, diventa così gesto espressivo e concettuale. Cucire sulla fotografia non è semplice ornamento, ma un atto di resistenza poetica e di riscrittura simbolica. Il filo che attraversa l’immagine introduce una nuova dimensione temporale, unendo il ritmo lento della tradizione al linguaggio immediato della contemporaneità. L’ago, nel suo attraversare la superficie fotografica, costruisce un dialogo tra il visibile e l’invisibile, tra il documento e la memoria, tra ciò che appare e ciò che resta sottotraccia. Ogni punto diventa un segno, una traccia di tempo, un frammento di identità. L’artista, nel compiere questo gesto, rielabora la propria eredità culturale e la trasforma in linguaggio. Il ricamo diventa una forma di scrittura silenziosa, in cui il corpo e la materia si fondono per generare significato. La fotografia, invece, si apre alla possibilità di essere riscritta, di accogliere nuove narrazioni, di rendere visibile ciò che solitamente resta taciuto.
In questa prospettiva, Ego Sum è un progetto che parla di continuità, ma anche di metamorfosi. Il rapporto con la terra natale non si esaurisce nella nostalgia, bensì si trasforma in un processo di ricerca identitaria, in un dialogo con il tempo e con la memoria collettiva. Il gesto del ricamo assume così un valore etico ed esistenziale: è un atto di cura, una modalità di riappropriazione del sé e del proprio spazio interiore, una risposta lenta e consapevole al ritmo accelerato del presente.
Ego Sum si presenta come mezzo di riflessione sull’essere e sul suo rapporto con la materia, con la storia e con il territorio. Ogni opera diventa il punto di incontro tra passato e futuro, tra memoria e desiderio, tra la concretezza del gesto e la sua dimensione simbolica. Il filo che unisce le immagini è un filo di continuità, ma anche di interrogazione: collega tempi diversi, generazioni, esperienze, tracciando una mappa intima e collettiva dell’esistenza.
Così, tra fotografia e tessitura, tra pensiero e manualità, prende forma una ricerca che interroga il significato stesso dell’identità. Ego Sum non è soltanto una dichiarazione di esistenza, ma un invito a riflettere su cosa significhi, oggi, “essere” in un mondo che tende a dissolvere i contorni del reale. È un omaggio alla propria terra e alle sue tradizioni, ma anche una preghiera silenziosa rivolta al futuro: un auspicio affinché la bellezza autentica, radicata nella memoria e nella cura, possa continuare a esistere, a generare senso, a tessere legami tra chi eravamo, chi siamo e chi saremo.
Bio
Daisy Peluso è un’artista pugliese. Nei suoi lavori, trovano incontro elementi di tradizione pittorica classica e quelli dell’innovazione e sperimentazione fotografica, in un connubio audace in grado di fonderli in un’unica realtà. Affronta tematiche sociali spesso anche umanistiche attraverso un velato manto di ironia, invitando l’osservatore alla riflessione. Vincitrice di alcuni premi come quello Bper Banca, Huffington post “fiducia e speranza nel futuro” (2021) e il premio Basilio Cascella LXVIII 2024, e protagonista di esposizioni come quella presso il C.I.F.A nella settima edizione della biennale dei giovani fotografi italiani (2021), la mostra di ImageNation presso la fondazione L. Matalon (2024) e pubblicazioni su riviste come Fotografare Magazine (2021), Eve Magazine (2023), Fifteen 8/9 (2024).
Contatti
E-mail: daisy.peluso@icloud.com Ig: https://www.instagram.com/daisypelusoart/ website: https://daisy-peluso.webador.it/
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