La scomparsa improvvisa, sabato scorso, a causa della Covid-19 e a solo 65 anni, di Giovanni Gastel ha lasciato sgomenti non solo i fotografi, gli appassionati del settore e chi negli anni da lui è stato ritratto. Gastel, tra i più noti fotografi di moda al mondo, era riuscito a superare quella barriera “settoriale” e diventare un personaggio noto al grande pubblico per una tendenza naturale ad una comunicazione diretta e personale che soprattutto negli ultimi anni aveva trovato un perfetto mezzo nei social network.
Un rapporto diretto, quindi, quello di Gastel con il pubblico, che oggi si tramuta di un moto di commozione ampio, profondo e diffuso: i suoi autoritratti inondano le bacheche degli utenti e ognuno prova a raccontare le emozioni che il lavoro di Gastel ci lascia.
Tra questi, uno dei post più personali e intimi è quello che gli ha dedicato un altro fotografo tra i più noti, Settimio Benedusi, che di Gastel era grande amico:
Sono le sei e venti del mattino, Giovanni, e non riesco a dormire. Probabilmente non mi sono mai veramente addormentato,…
Posted by Settimio Benedusi on Saturday, March 13, 2021
Gastel inizia ad occuparsi di fotografia di moda nella seconda metà degli anni ’80. Ben presto il suo lavoro viene notato e la sua arte approda alla corte di marchi prestigiosi che proprio negli anni a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 raggiungono il loro acme. Inizia così a realizzare campagne pubblicitarie per Versace, Missoni, Tod’s, Trussardi, Krizia e Ferragamo. Il suo successo ha risonanza anche all’estero, portandolo a Parigi, dove negli anni Novanta lavora per Dior, Nina Ricci e Guerlain, per poi andare anche nel Regno Unito e in Spagna.
Nel 1997 la Triennale di Milano gli dedica un grande retrospettiva a cura di Germano Celant, “consacrazione”, questa, che lo porta a essere annoverato tra i maestri della fotografia italiana e internazionale, insieme a Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna, Helmut Newton, Richard Avedon, Annie Leibovitz, Mario Testino e Jürgen Teller. Tra i generi della fotografia da lui investigati è senza dubbio il ritratto, a cui dedica gli ultimi anni della sua pratica. La recente mostra al Museo MAXXI ripercorre attraverso 200 ritratti ricerche e riflessioni che l’artista ha maturato negli ultimi anni, ritratti che immortalano personaggi del mondo della cultura, del design, dell’arte, della moda, della musica, dello spettacolo e della politica: «Il Covid ci ha strappato anche Giovanni Gastel. La fotografia italiana perde un grande protagonista amato e stimato in tutto il modo. Un artista originale, garbato e dal profondo senso estetico che con i suoi scatti ha saputo ritrarre e cogliere l’intimità dei grandi personaggi della moda e della cultura internazionale», ha dichiarato il Ministro della Cultura Dario Franceschini.
“Solo qualche mese fa – ha aggiunto – ho avuto l’onore di visitare insieme a lui la sua ultima bellissima mostra al MAXXI che ha documentato una parte importante del suo lavoro d’artista in oltre quarant’anni di attività. Ci mancheranno la sua arte e la sua intelligenza».
Nonostante il suo nome rimarrà sempre legato alla fotografia di moda, in molte interviste ripete: «Un fotografo deve saper fare tutto. Non ho mai creduto alla specializzazione, la tecnica è importante, ma ciò che conta è riuscire a raccontare un sogno e io credo che nelle mie immagini ci sia sempre un pezzetto di me. Qualcosa di autobiografico. Qualcosa che riesce a lasciare un segno di riconoscibilità».
A lui, negli anni scorsi, Sky Arte aveva dedicato uno speciale della collana “Fotografi”. Un documentario da recuperare per conoscere la filosofia dietro alla fotografia di Giovanni Gastel.
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Nato a Catanzaro nel 1984, è giornalista, fotografo e consulente di comunicazione. Attualmente collabora con Gazzetta del Sud e dirige il magazine della Camera di Commercio di Catanzaro CalabriaFocus.it. Nella sua fotografia ha introdotto gli elementi della professione giornalistica concentrandosi sul reportage (anche nelle cerimonie) e sulla narrazione per immagini della realtà. Alcuni suoi reportage sulla baraccopoli di Rosarno sono stati pubblicati dal Corriere della Sera.
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