Fragilità del carattere umano
Una riflessione sull’uomo contemporaneo, disorientato e fragile, intrappolato in labirinti esistenziali dominati da forze contrarie che alimentano il disagio collettivo e le crisi del nostro tempo.
Eppure, nel vuoto dell’incertezza, affiorano presenze positive che suggeriscono vie di cambiamento e speranza.
Che siano di luce naturale o luce artificiale, questi bianchi e grigi, hanno i toni freddi degli strumenti chirurgici, utilizzati per una raffinata analisi, sull’esistenza e sulla fugacità della vita umana, e sottolineano il vano tentativo di ottenebrare il definitivo esodo dalla vita.
Quello che colpisce di questa opera, è la forza intrinseca delle immagini.
La forza dell’esistenza, perchè, pur nella loro staticità di rappresentazione, contengono il movimento ansiogeno della nostra epoca.
E questo ci pone a disagio, nel renderci consapevoli che la nostra esistenza, è basata su corse fisiche, che sono solo la conseguenza di quelle emotive.
Un’emotività imposta, da continue esigenze di rapidità di esecuzione nella vita lavorativa, familiare, formativa, sociale.
Per sempre in movimento, per l’appunto “erranti”.
Un continuo e progressivo errare senza un apparente punto da raggiungere, moderni nomadi che sembrano incarnare una maledizione antica, per cui le “creature” sono condannate a vagare senza tregua sino alla fine del mondo, per un qualche torto compiuto anticamente, che spesso si riscontra anche in senso morale e/o religioso, nell’abbandono della verità e nel vivere nell’errore. “Errare” significa sbagliare, andare fuori strada.
Anche i pensieri come le apparizioni sui social media, sono freneticamente erranti, incostanti, instabili.
Anime che non hanno ancora trovato la meta.
Siamo tutti “creature erranti” in continuo spostamento alla ricerca del Santo Graal personale.
Tutte affamate di notorietà nel tentativo incessante di dimostrare il proprio valore, in questo mare di un’umanità estesa quanto un oceano, che contrariamente al moto perpetuo, schizza in modo mutevole e in continuo fluire.
Anche quando all’interno di un ampio ambiente, notiamo una figura singola, l’automatica riflessione è che la grandiosità, non è che un percorso, nella costruzione della memoria collettiva.
Come conseguenza a questo moto continuo e anfetaminico, emerge un altro grande malessere contemporaneo: la solitudine.
Vita che pur in moltitudine, paga sempre più spesso un prezzo in solitudine.
Malessere che sfocia nella depressione, dato dalla mancanza di contatti umani, inteso come aiuto reciproco, comprensione, condivisione, accettazione, non solo frequentazione. In tanti popolano le città, ma in molti avvertono l’assenza di presenze al loro fianco, tanto è il risultato dell’individualismo esasperato, rivolto solo ad uno sviluppo smodato dell’“ego”. L’“errare” ci illude, che tale movimento, possa contrastare, attraverso la grandiosità, la fugacità della vita.
- testo di Patrizia DIGITO
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