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CONFINI (WORK IN PROGRESS): Erik Falchetti

di PHocus Magazine

Il Confine in cui ho scelto di muovermi è quello tra fotografia e cinema, due differenti espressioni artistiche nate dalla stessa matrice capace di congelare il tempo, ossia un supporto fotosensibile.
Nello specifico si tratta di fotografia in bianco e nero e cortometraggi muti di inizio ‘900. Due mondi quasi agli antipodi, se nel primo caso parliamo di scrittura della luce, nel secondo ci muoviamo nel “regno delle ombre”. Come era successo con la nascita della fotografia, ancora una volta con il cinema si tenta l’impossibile, imprigionare un determinato lasso di tempo e renderlo ripetibile all’infinito. Registrare la presenza di persone e di luoghi che di lì a poco non ci sarebbero più stati e consegnarli così alle generazioni future. Interessante notare come per entrambi i medium non vi sia alcuna barriera linguistica a bloccarne la fruizione ed è forse questo uno dei principali motivi che ha reso la loro nascita e sviluppo cosi veloci e capaci di creare una tale risonanza a livello internazionale.
Quindi, partendo dal fatto che il cinema funziona tramite la giustapposizione di fotogrammi per la creazione dell’illusione del movimento, ora con la fotografia catturerò quel movimento che l’ha trasformata in qualcos’altro di distante da sé, tentando quindi di stabilire se al confine estremo delle possibilità di entrambi questi mezzi e linguaggi, sia possibile instaurare un contatto significativo.

Realizzazione:

Dopo aver selezionato film degli anni ‘20, ho creato brevi loop video di 2 secondi partendo da alcune scene. Queste “GIF” sono state proiettate, tramite un proiettore video, su un foglio di carta fotosensibile imbevuto di liquido di sviluppo. Il processo seguente, ossia l’emergere dell’immagine dalla carta fotografica è stato ripreso da una fotocamera per ottenere alla fine del procedimento sia l’immagine appena fissata su carta che il video del processo.
In conclusione, l’estratto di un film creato con le prime cineprese va ad imprimersi tramite un videoproiettore moderno su un supporto fotosensibile, matrice da cui un tempo, entrambi questi linguaggi, sono nati. Con questa “traduzione” viene a crearsi un importante cortocircuito.  Si realizza infatti un percorso a ritroso nel tempo delle diverse tappe evolutive di questi due differenti mezzi espressivi,  che forse li porterà a ricongiungersi e a trasformarsi in qualcosa di nuovo.

Film da cui sono state recuperate le scene:

– Nanook of the north (Flaherty, 1922)
– Safety last! (Newmwyer e Taylor, 1923)
– Greed (Von Stroheim, 1924)
– L’ultima risata (Murnau, 1924)
– Il cameraman (Sedgwinck, 1928)
– Giovanna d’Arco (Dreyer, 1928)
L’Atalante (Vigo, 1934)

 

 

Note tecniche: Erik Falchetti ha realizzato il suo lavoro con attrezzatura Panasonic (Lumix S1R + 24/105MM).

Erik Falchetti è uno studente della CFP Bauer di Milano.

 

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