C’e’ una domanda che mi faccio da trent’anni, prima come studente poi come insegnante: come migliora davvero un fotografo? Non come impara le basi – quello e’ relativamente semplice, basta un buon percorso formativo. Intendo come si rompe quel muro invisibile che prima o poi tutti incontrano: il momento in cui continui a scattare, continui a studiare, ma le foto restano le stesse. Il cosiddetto plateau.
Ho visto fotografi fermi a quel muro per anni. Ho visto altri superarlo in pochi mesi. La differenza, quasi sempre, non stava nell’attrezzatura. Nemmeno nel talento. Stava nel tipo di percorso che avevano scelto per crescere.
Vale la pena fare un po’ di chiarezza su cosa significa oggi “formarsi” in fotografia, perche’ i percorsi disponibili sono diversi tra loro – per struttura, intensita’, efficacia – e spesso vengono confusi.
IL CORSO: LE FONDAMENTA
Il corso – in aula o online – e’ il punto di ingresso naturale. Si impara la tecnica, la composizione, la luce. Si acquisisce un vocabolario condiviso. Un buon corso non ti mostra solo come si fa una cosa: ti fa capire perche’ si fa in quel modo, e questo e’ il vero valore.
Il limite del corso e’ strutturale: e’ costruito per un pubblico, non per te. Il docente calibra il livello su una media, non sulla tua situazione specifica. Il risultato che ottieni dipende molto da dove parti e da quanto riesci a collegare quello che ascolti con quello che scatti. E poi il corso finisce. Le domande restano.
IL WORKSHOP: QUANDO LA TEORIA DIVENTA PRATICA
Il workshop e’ un’altra cosa, e la parola stessa lo dice: si lavora. E’ il luogo in cui il passaggio dalla teoria alla pratica avviene in modo rapido e diretto. Non si e’ seduti ad ascoltare: si scatta, si sperimenta, si mettono in pratica i concetti sul campo, spesso con guida in tempo reale.
L’intensita’ del workshop lo rende uno degli strumenti formativi piu’ efficaci in assoluto. Il problema, ancora una volta, e’ la discontinuita’. L’esperienza e’ intensa, ma episodica. Tornati a casa, senza quella pressione positiva e quel contesto stimolante, il cambiamento tiene solo se si ha la disciplina per mantenerlo vivo da soli.
L’ASSISTENTATO: IL METODO PIU’ ANTICO
Se vuoi sapere qual e’ il percorso di formazione piu’ efficace in fotografia, la risposta e’ sempre la stessa da secoli: lavorare a fianco di qualcuno che e’ piu’ bravo di te. Guardare come ragiona davanti a una scena, come legge la luce, come gestisce il cliente, come prende decisioni sotto pressione.
E’ il metodo con cui si sono formati i grandi fotografi di ogni generazione – non nelle aule, non sui libri, ma sul campo a fianco di chi sa fare. La trasmissione diretta del mestiere.
Il problema e’ che non e’ accessibile a tutti. Richiede fortuna, relazioni, tempo, spesso disponibilita’ a lavorare gratuitamente per un periodo. Non e’ una soluzione scalabile. Ma quando capita, cambia le persone.
IL COACHING: UN MENTORE CHE SCEGLIE DI STARE CON TE
Poi c’e’ il coaching. E qui siamo in un territorio diverso da tutto il resto. Non un corso, non un workshop, non un’esperienza sul set. Il coaching e’ un rapporto personale con un mentore: una persona che scegli, che paghi, che si impegna a seguirti nel tuo percorso specifico. Conosce il tuo livello, le tue lacune, i tuoi obiettivi. Guarda il tuo lavoro – non il lavoro in generale: il tuo – e ti dice esattamente cosa sta funzionando e cosa no.
E’ la forma di accompagnamento piu’ vicina all’assistentato, senza la dipendenza dalla presenza fisica. La crescita diventa un processo continuativo, non una serie di episodi isolati. Il coaching esiste da sempre nello sport, nella musica, nella formazione professionale. In fotografia si sta affacciando con sempre maggiore forza, e chi lo ha sperimentato fatica poi a tornare indietro.
Il limite tradizionale e’ la disponibilita’: un mentore umano ha un numero limitato di ore, un costo elevato, e non sempre si trova qualcuno davvero adatto al proprio livello e al proprio percorso.
L’EVOLUZIONE: QUANDO IL COACHING DIVENTA CONTINUO
Ed e’ qui che entra in scena qualcosa di nuovo, che trovo interessante raccontare perche’ sta cambiando concretamente le possibilita’ formative di chi vuole crescere davvero.
L’intelligenza artificiale non sta sostituendo il mentore umano. Questa e’ una lettura semplicistica che non regge. Sta facendo qualcosa di diverso: sta rendendo possibile un tipo di accompagnamento che prima non esisteva, o che era accessibile solo a pochi. Un sistema che conosce il tuo livello, costruisce esercizi calibrati su di te, ti da’ un riscontro specifico sul tuo lavoro, ed e’ disponibile in modo continuativo – non una volta ogni due settimane, ma ogni volta che scatti e hai bisogno di un confronto.
Ho avuto modo di sperimentare questo in prima persona, sviluppando un percorso di coaching fotografico ( www.studio.com/davide ) su Studio.com – la piattaforma americana dove insegnano, tra gli altri, Casey Neistat e Mark Rober. L’esperienza mi ha fatto capire una cosa che probabilmente vale anche per voi: il valore non e’ nella tecnologia in se’, ma nel fatto che finalmente la crescita non dipende piu’ dalla disponibilita’ di qualcun altro. Il processo diventa tuo, continuo, su misura.
LA RISPOSTA NON E’ UNA SOLA
Messo tutto insieme, la risposta alla domanda “come si cresce in fotografia?” non e’ una sola. Dipende da dove sei, da quanto tempo hai, da che tipo di lacune stai cercando di colmare.
Il corso ti da’ le fondamenta. Il workshop ti spinge a fare. L’assistentato ti forma nel profondo. Il coaching ti accompagna nel tempo.
Quello che so con certezza, dopo trent’anni sul campo e in aula, e’ che chi smette di cercare un confronto esterno smette di crescere. Non importa quanti anni di esperienza hai, non importa quante foto hai scattato. La crescita ha sempre bisogno di qualcuno – o qualcosa – che guardi il tuo lavoro dall’esterno e abbia il coraggio di dirti la verita’.
Studio.com – la piattaforma americana
Info e contatti Davide Vasta:
FB https://www.facebook.com/davide.vasta
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