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Coeur Plastique

di Daisy Peluso

In un mondo dove il confine tra naturale e artificiale si assottiglia sempre di più, il progetto “Coeur Plastique” si propone di esplorare il tema delle microplastiche e il loro impatto sul nostro ecosistema. Questa serie di opere fotografiche mette in luce come le microplastiche siano diventate parte integrante non solo dell’ambiente, ma anche della nostra esistenza quotidiana. Il titolo “Coeur Plastique” allude a una dualità profonda: il cuore diventa metafora centrale del progetto, inteso come nocciolo/fulcro/centro, il primo organo a formarsi, responsabile della vita e detentore della morte, ad esso ogni cosa fa riferimento: sogni, amore, vendetta, rancore e speranza. Le microplastiche, invisibili ma pervasive, hanno infiltrato ogni angolo della nostra vita, trasformandosi in una parte ineluttabile della nostra realtà. Ogni opera, quindi, si propone di rappresentare questo legame indissolubile, mettendo in discussione il nostro ruolo in un ecosistema compromesso.

L’inquinamento causato dall’attività umana, comprese le microplastiche, invisibili ma onnipresenti, ha invaso ogni aspetto del nostro vivere quotidiano, diventando un elemento inevitabile della nostra realtà, fino a riscontrarne la presenza nei tessuti di organi umani, come cuore e polmoni, sul corpo insetti, nelle uova, nelle carni, nei mari. Questo progetto è pertanto un invito a guardare oltre la superficie e a riconoscere il cuore pulsante della nostra esistenza. Il cuore diventa metafora centrale inteso come nocciolo/fulcro/centro, il primo organo a formarsi, responsabile della vita e detentore della morte, ad esso ogni cosa fa riferimento: sogni, amore, vendetta, rancore e speranza. Ogni opera, quindi, si propone di rappresentare questo legame indissolubile, mettendo in discussione il nostro ruolo in un ecosistema compromesso percorrendo quel filo sottile che lega inevitabilmente passato presente e futuro in un racconto unico di realtà, verità celata, giustizia e speranza, stimolando una riflessione critica sul nostro rapporto con l’ambiente, invitando a una consapevolezza collettiva verso un futuro più sostenibile. La creazione delle opere si basa su un’ampia varietà di tecniche fotografiche, dalla fotografia digitale alla sperimentazione con metodi non convenzionali. Tra queste, la cianotipia e l’utilizzo di elementi naturali e radiografie di organi, evocando la fragilità della vita e la nostra connessione con la natura. Attraverso “Coeur Plastique”, desidero non solo documentare la realtà attuale, ma anche ispirare un cambiamento. In un tempo in cui le microplastiche permeano ogni aspetto della nostra vita, è fondamentale affrontare la questione con un approccio artistico che unisce bellezza e critica sociale.

Bio

Daisy Peluso è un’artista pugliese. Nei suoi lavori, trovano incontro elementi di tradizione pittorica classica e quelli dell’innovazione e sperimentazione fotografica, in un connubio audace in grado di fonderli in un’unica realtà. Affronta tematiche sociali spesso anche umanistiche attraverso un velato manto di ironia, invitando l’osservatore alla riflessione. Vincitrice di alcuni premi come quello Bper Banca, Huffington post “fiducia e speranza nel futuro” (2021) e il premio Basilio Cascella LXVIII 2024, e protagonista di esposizioni come quella presso il C.I.F.A nella settima edizione della biennale dei giovani fotografi italiani (2021), la mostra di ImageNation presso la fondazione L. Matalon (2024) e pubblicazioni su riviste come Fotografare Magazine (2021), Eve Magazine (2023), Fifteen 8/9 (2024).

Contatti

E-mail: daisy.peluso@icloud.com       Ig:  https://www.instagram.com/daisypelusoart/          website: https://daisy-peluso.webador.it/

DETTAGLI SUL TEMA

“I nostri risultati hanno dimostrato la presenza di microplastiche attaccate al corpo delle api mellifere. Questi frammenti, inferiori al millimetro si attaccherebbero al corpo delleapiearriverebbero così nell’alveare,infine, nel continuo lavoriodelle apienelloromovimento,cadrebberoall’internodelmiele.”,èquantoemergedallostudiopubblicatosuScienceoftheTotal Environment monitorandoleapidamiele. Icampionianalizzatiperlaricercasonostatiprelevatidalcorpodegliinsetti e dai loro alveari evidenziando nei dati finali tracce di microplastiche in tutti i campioni, il 52% come frammenti e nel 38% sotto forma di fibre.

Le perturbazioni atmosferiche riescono a trasportare gli inquinanti prodotti dall’uomo anche nei luoghi più lontani contaminandoli irrimediabilmente.

“Sta piovendo plastica” è il titolo di un recente studio che non lascia dubbi sull’enorme quantità di microplastica presente nell’atmosfera. In oltre il 90% dei campioni prelevati di acqua piovana sono state identificate microfibre di plastica. Gocce che inevitabilmente finiscono nei mari, contenenti a loro volta altissime percentuali di plastiche e microplastiche.

Dalla pubblicazione intitolata “Review: interactions between microplastics and the gastrointestinal microbiome” presente sull’Italian Journal of Animal Sciences, diversi rapporti recenti mostrano la presenza di microplastiche in alimenti di origi ne vegetale e animale, nonché in campioni di feci umane e animali tra cui capre, suini, pollame e pecore, suggerendo la loro continua circolazione nella catena alimentare stimando una variante di microplastiche tra 144 e 150 particelle/kg di concimi provenienti da maiali, polli e capre.

Un gruppo di ricercatori del Canadian Wildlife Service ha rilevato tracce di ftalati (agenti plastificanti) dentro i gusci dei fulmari nordici, uccelli marini che nidificano nell’arcipelago artico canadese, in un luogo remoto e apparentemente lontano dalle discariche di immondizia.

I glitter, noti per il loro uso decorativo in una vasta gamma di prodotti, sono composti principalmente da polietilene tereftalato (PET) o da polivinilcloruro (PVC), materiali che si frammentano facilmente in microplastiche. Queste particelle, una volta rilasciate nell’ambiente, entrano nei sistemi idrici tramite il lavaggio di prodotti cosmetici o lo smaltimento di rifiuti contenenti glitter. A causa delle loro piccole dimensioni, le particelle di plastica dei glitter superano i filtri degli impianti di trattamento delle acque reflue, contaminando mari e oceani. Le microplastiche prodotte dai glitter possono essere ingerite da organismi marini, accumulandosi nella catena alimentare e arrivando infine all’uomo

Gli esseri umani potrebbero inalare circa 16,2 frammenti di microplastica ogni ora, l’equivalente di una carta di credito in una settimana, che si attaccano alle vie aeree con gravi rischi per la salute. Per arrivare a queste conclusioni, pubblicate sull a rivista Physics of Fluids, i ricercatori hanno sviluppato un modello di fluidodinamica computazionale che ha consentito loro di analizzare il trasporto e il deposito di microplastiche nelle vie aeree superiori. Le simulazioni di fluidodinamica hanno provato come le particelle di plastica dannose si raccolgano all’interno del naso e nella parte posteriore della gola.

I ricercatori hanno analizzato 51 campioni di tessuti umani, tra cui fegato, reni e cervello, raccolti tra il 2016 e il 2024, notando nel cervello concentrazioni significativamente più elevate di microplastiche rispetto agli altri organi esaminati, con qua ntità fino a trenta volte superiori. Sebbene i risultati siano ancora preliminari e non provino un nesso causale diretto tra microplastiche e demenza, i ricercatori sottolineano la necessità di approfondire questa tematica. L’incidenza delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, è in costante aumento a livello globale, e anche la quantità di microplastiche nel cervello è cresciuta significativamente, registrando un incremento del 50% negli ultimi otto anni. Ulteriori studi potrebbero fornire nuove informazioni su come queste particelle influenzino la salute cerebrale.

Lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine condotto su 257 pazienti over 65, solleva domande urgenti e pone le microplastiche come nuovo fattore di rischio cardiovascolare. Un campanello d’allarme, quindi, per ridurre drasticamente l’uso della plastica nella nostra vita quotidiana.

Gli scienziati della Vrije Universiteit Amsterdam, nei Paesi Bassi, hanno esaminato il sangue degli animali negli allevamenti, ma anche i prodotti derivati da mucche e maiali come latte e carne: i risultati hanno rivelato una contaminazione di particelle trovate in ogni campione di sangue testato e in tre quarti della carne e dei prodotti lattiero-caseari analizzati. Su venticinque campioni di latte testati (che comprendevano latte contenuto nei serbatoi di mungitura, ma anche latte confezionato del supermercato) ne sono risultati contaminati diciotto, almeno uno per ogni tipologia di latte. Per quanto riguarda la carne, le microplastiche sono state trovate in sette degli otto campioni di carne bovina.

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