a cura di Denis Curti
Le Stanze della Fotografia, Isola di San Giorgio, Venezia 21 febbraio – 6 aprile 2026
Il febbraio 2026 è stata presentata alla stampa la mostra Ahmet Ertuğ. Beyond the Vanishing Point a cura di Denis Curti, allestita al primo piano dello spazio espositivo delle Stanze della Fotografia dal 21 febbraio al 6 aprile 2026.
Il progetto celebra oltre cinquant’anni di ricerca del fotografo turco dedicata al patrimonio architettonico e culturale europeo e mondiale. Questa ricerca, unita alla sua formazione da architetto, permette ad Ertuğ di guardare alla fotografia non solo come a un mezzo di documentazione, ma anche come a uno strumento di interpretazione, un modo per sperimentare e rivelare l’architettura attraverso gli occhi dei suoi creatori originali.
Ahmet Ertuğ. Beyond the Vanishing Point (“oltre il punto di fuga”) riunisce una selezione di 29 fotografie di grande formato incentrate sul patrimonio architettonico italiano e sul suo profondo dialogo con il più ampio mondo mediterraneo. Il percorso espositivo mette in risalto questa connessione trovando un punto di sintesi ideale nel legame tra le città di Venezia e Istanbul. Ventotto opere ritraggono cattedrali, palazzi, teatri, biblioteche e musei italiani, tra cui spiccano i capolavori come il Pantheon a Roma, la Basilica di San Pietro e il Teatro La Fenice di Venezia. A suggerire il legame ideale con Istanbul, interviene un’unica immagine della città natale del fotografo: la monumentale e imponente cupola del VI secolo della Basilica di Santa Sofia, un’opera che suggella il legame storico profondo tra queste due città di importanza cruciale lungo la Via della Seta. Formatosi alla Architectural Association School di Londra, Ahmet Ertuğ ha maturato la propria sensibilità estetica operando tra gli insediamenti storici dell’Iran, di Istanbul e del Giappone. La sua ricerca fotografica adotta la prospettiva degli architetti originari per restituirne la visione spaziale autentica. Attraverso l’uso del grande formato, egli persegue una qualità tecnica eccelsa che richiama i principi della scuola di Düsseldorf, puntando su immagini di ampia scala per coinvolgere profondamente l’osservatore. Ahmet Ertuğ dimostra una maestria magistrale nel dominio della luce, sapendo gestire i contrasti più netti all’interno dei luoghi sacri attraverso un’illuminazione selettiva che filtra dalle aperture, trasformando lo scatto in un’esperienza di scoperta estatica. La sua cifra stilistica si fonda su una gamma cromatica inesauribile, capace di armonizzare il calore della luce naturale con le tonalità fredde delle sorgenti artificiali. In questo modo, l’autore riesce a far convivere nel medesimo scatto la profondità dei ritmi ancestrali della natura e la forza visiva della modernità scenica. In occasione della mostra, sabato 28 marzo 2026, dalle ore 10:30 alle ore 16:00, Ahmet Ertug terrà un workshop organizzato e promosso dalla Fondazione Stanze della Fotografia: un’occasione per confrontarsi con l’artista ed entrare nel vivo del suo lavoro, sperimentandone i metodi creativi. Il workshop si articolerà in due momenti distinti: nel corso della mattinata, Ertug guiderà i partecipanti alla scoperta delle opere esposte nella mostra Beyond the vanishing point, raccontando le storie e gli episodi che le hanno ispirate. Nel pomeriggio, si terrà invece il laboratorio pratico, incentrato sul fotografare il patrimonio architettonico. La quota di partecipazione è di 50 euro e include il biglietto di ingresso alla mostra; è prevista una tariffa agevolata di 35 euro per gli studenti universitari muniti di tesserino.
PER NUOVE PROSPETTIVE
Testo di Denis Curti
Ahmet Ertuğ ha studiato alla Architectural Association School di Londra; ha lavorato negli insediamenti storici dell’Iran e di Istanbul e, in seguito, una borsa di studio in Giappone ha ulteriormente affinato la sua visione architettonica e la sua sensibilità estetica. Come fotografo, affronta ogni soggetto attraverso gli occhi e la prospettiva dei suoi architetti originari, cercando di rifletterne la visione e la comprensione dello spazio.
Ertuğ utilizza il grande formato (8”x10”) per garantire una perfezione e una qualità produttiva ineguagliabili nelle sue opere. In buona sostanza, l’autore fa suoi gli insegnamenti della scuola di Düsseldorf, secondo cui è attraverso una fotografia in grande scala, nonché studiata nei minimi particolari, che è davvero possibile lasciare una traccia significativa nel panorama creativo, coinvolgendo attivamente l’osservatore.
Il suo modus operandi si distingue per l’uso della luce naturale con esposizioni molto lunghe, capaci di catturare lo sguardo dell’architetto che ha creato gli edifici da lui fotografati.
Ertuğ possiede la capacità di costruire un ponte concettuale tra Oriente e Occidente, unendo rispettivamente ricchezza di dettagli e opulenza con la più meticolosa tecnica fotografica di tradizione classica. Nasce così una grammatica espressiva che si colloca tra due orizzonti visivi: da un lato riprende le prospettive spaziali delle arti asiatiche, dove le forme convivono su piani paralleli – come nei tappeti e nelle miniature – dall’altro, dialoga con la prospettiva centrale europea, in cui lo sguardo converge verso un unico punto.
Nelle sue immagini, soprattutto negli interni monumentali (come Hagia Sophia, moschee di Sinan, biblioteche e teatri d’opera), emerge un punto di vista elevato, al limite del divino, in grado di ampliare le possibilità del campo visivo e di offrire allo spettatore una percezione unica dello spazio.
Ertuğ è un maestro nel controllo della luce. Gestisce contrasti estremi all’interno di spazi sacri grazie a un’illuminazione selettiva dalle finestre che lo guida in un perpetuo viaggio di scoperta estatica. La sua è una tavolozza di colori che non si esaurisce mai, anzi combina toni caldi, derivati dalla luce naturale, con cromie più fredde, provenienti da fonti artificiali, per mantenere, nel medesimo contesto, un equilibrio tra i ritmi ancestrali della natura e la modernità scenica.
Il lavoro di Ertuğ esiste a tutti gli effetti per conservare l’eredità storica di ogni città, nazione o continente. La monumentalità della sua arte è parte integrante del Patrimonio Culturale Mondiale dell’UNESCO, un’occasione che gli permette di estendere all’infinito la vita di luoghi straordinari, sospesi tra memoria e luce, che meritano di essere custoditi e ammirati.
OLTRE IL PUNTO DI FUGA
Testo di Ahmet Ertuğ
Da più di cinquant’anni, il mio lavoro di fotografo è dedicato al patrimonio architettonico e culturale dell’Europa, del Mediterraneo e d’altrove, luoghi in cui convergono l’arte, la memoria e la storia dell’umanità. La mia formazione da architetto mi fa guardare alla fotografia non solo come a un mezzo di documentazione, ma anche come a uno strumento di interpretazione: un modo per sperimentare e rivelare l’architettura attraverso gli occhi dei suoi creatori originali.
Lavorando con una fotocamera di grande formato su pellicola da 8”x10”, scelgo di adottare un processo lento, deliberato e contemplativo che riproduce strutture monumentali con precisione, chiarezza e reverenza. La dimensione delle mie stampe riflette non solo la grandiosità fisica di questi edifici, ma anche la vastità delle idee che incarnano: fede, conoscenza, potere e l’incessante ricerca della bellezza e dell’ordine da parte dell’umanità.
In questa mostra alle Stanze della Fotografia di Venezia viene presentata una selezione delle mie fotografie incentrate sul patrimonio architettonico italiano e sul suo profondo dialogo con il più ampio mondo mediterraneo. Queste immagini invitano lo spettatore all’interno di spazi spesso nascosti, remoti o inaccessibili, favorendo un incontro intimo con luoghi altrimenti conoscibili solo attraverso la memoria o l’immaginazione.
La mostra riunisce ventinove fotografie di grande formato. Ventotto ritraggono cattedrali, palazzi, teatri, biblioteche e musei italiani. A rendere la serie completa, un’unica immagine della mia città natale, Istanbul: la monumentale cupola del VI secolo della Basilica di Santa Sofia. Quest’opera mette in risalto il legame storico profondo tra Istanbul e Venezia, due città di importanza cruciale lungo la Via della Seta.
Il retaggio dell’architettura romana ha plasmato i costruttori bizantini e ottomani, così come le innovazioni del Rinascimento italiano hanno ispirato Sinan, il più grande architetto dell’Impero Ottomano.
Insieme, queste fotografie si interrogano su come l’architettura sia portatrice tanto di continuità quanto di trasformazione all’interno delle culture, delle epoche e delle aree geografiche, affermando il desiderio universale dell’umanità di creare spazi ricchi di significato, bellezza e trascendenza.
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