A Lab’Art “A proposito di Melany …”, cartografie sensibili del corpo tra visione, memoria e desiderio. Dall’8 al 30 maggio 2026 -TRIESTE
Nel progetto “A proposito di Melany …”, Lucio Perini affronta con rigore poetico e intensità concettuale uno dei territori più complessi e ambigui dell’arte contemporanea: il corpo come spazio di attraversamento, superficie sensibile, luogo di stratificazione simbolica ed emotiva. Video e grande collage fotografico costituiscono le due polarità di un unico dispositivo narrativo, che si configura come una mappatura emozionale capace di trasformare la presenza fisica in paesaggio percettivo. Il video, della durata di circa diciannove minuti, si colloca pienamente nel campo della videoarte e si struttura come un percorso in tre movimenti, scanditi da precise scelte estetiche e semantiche. L’incipit, costruito attorno alla citazione ironica del celebre spogliarello interpretato da Sofia Loren in “Ieri, oggi e domani” di Vittorio De Sica, introduce una dimensione metalinguistica: l’imitazione, volutamente dichiarata, agisce come soglia tra memoria cinematografica e presente, tra icona e corpo reale. Il viraggio cromatico al verde, che evoca la patina del tempo e della pellicola, contribuisce a creare uno scarto percettivo che prepara il terreno al successivo mutamento. Quando l’azione si fa seria, la narrazione abbandona ogni riferimento esplicito e si concentra sul corpo nudo della performer, ripreso in uno spazio ristretto che ne amplificala densità fisica e simbolica. Qui il colore si riscalda: rossi, arancioni e blu intensi costruiscono un campo visivo saturo, quasi epidermico, in cui la carne diventa territorio pulsante. Il corpo, lentamente attraversato dallo sguardo della camera, si offre come materia viva, fragile e potente al tempo stesso, sottraendosi a ogni tentazione estetizzante per farsi luogo di esperienza. L’eco dell’incipit de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders introduce una sospensione lirica che apre il racconto a una dimensione metafisica, prima che l’epilogo riconduca lo spettatore alla materialità più concreta. Il corpo, avvolto in un sudario di nylon, compie un gesto di liberazione che assume una valenza fortemente simbolica: lacerare la membrana equivale a riappropriarsi della propria presenza, attraversando la memoria sensoriale del contatto, del piacere, dell’intimità. La risata finale, improvvisa e squillante, spezza ogni possibile retorica, restituendo all’opera una dimensione umana, vitale, profondamente autentica. Il grande collage fotografico, formato da cento scatti assemblati in un quadrato di due metri per lato, rappresenta la controparte statica e analitica del video. Qui il corpo di Melany viene scomposto e ricomposto in una sorta di geografia visiva che ne restituisce la complessità senza mai ridurlo a oggetto. Ogni frammento dialoga con gli altri in una trama serrata di rimandi formali ed emotivi, generando un campo percettivo in cui lo sguardo è chiamato a perdersi e ritrovarsi. Non si tratta di una mappatura neutrale, ma di una costruzione partecipata, in cui fotografo e soggetto condividono uno spazio di relazione. Il risultato è un corpo in trasformazione, attraversato da micro-eventi emotivi che affiorano nelle pieghe della pelle, negli spostamenti minimi, nelle variazioni di postura. Il collage diventa così una topografia sensibile, una cartografia dell’intimità che rifiutala sintesi per abbracciare la complessità. In “a proposito di Melany …”, l’artista prosegue coerentemente la sua ricerca sui linguaggi visivi e sulle possibilità espressive della contaminazione tra media, costruendo un’opera che interroga lo statuto stesso dell’immagine e il suo potere di generare senso. Video e fotografia si intrecciano in un dialogo serrato, dando vita a un dispositivo narrativo aperto, che invita lo spettatore a un’esperienza immersiva e riflessiva. Il corpo, qui, non è mai semplice soggetto della rappresentazione: è luogo di attraversamento, campo di tensioni, spazio politico e poetico insieme. Attraverso una regia misurata e un’estetica controllata, Perini restituisce alla nudità la sua dimensione originaria di verità, sottraendola tanto allo sguardo voyeuristico quanto alla retorica simbolica. Ne emerge un’opera intensa, capace di coniugare rigore concettuale e forza emotiva, confermando la maturità di un percorso artistico che continua a interrogare, con lucidità e ostinazione, il senso profondo dell’atto creativo.
Luogo espositivo: Lab’Art, via Rigutti 3° – Trieste – In collaborazione con il GRUPPO 78 – Dall’8 al 30 maggio 2026
Inaugurazione: venerdì 8 maggio alle ore 18.30
Apertura il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alle 19.00 – Gli altri giorni su appuntamento: cell. 329 314 2641
Articolo tratto da OLIMPIA IN SCENA: https://olimpiainscena.it/
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